Il giovin cantante d’opera

WTF_Bach 16-12-25 19.50
@ simondrake
Ale sei irraggiungibile, meraviglioso. Dato che hai tempo ci fai un ritratto di un crooner e di una chanteuse?
Certo che sì
WTF_Bach 16-12-25 20.11
IL GIOVINE CROONER

Vorrebbe somigliare a Frank Sinatra, ed invece somiglia a Nicola Arigliano: un volto asimmetrico da manovale cuneese, il corpo storpio ed infelice da marangone d’altri tempi.

Si veste sempre con abiti che lui ritiene di classe, ma altro non sono che arlecchineschi collages di giacche coi lustrini, papillon che sembrano fatti con la carta stagnola e braghe con le bande rosse del prozio carabiniere.

Fuma, fuma, fuma. È l’unico della compagnia che ancora si ammazza di MS, tutti gli amici hanno smesso o sono passati alle mefitiche IQOS che puzzano comunque di cane morto con gli stivali di gomma.

E beve, beve, beve. Essendo cronicamente squattrinato (il jazz easy listening ormai interessa solo a qualche “vecchio giovane” e qualche zitellona da balera) e non potendosi quindi neppure avvicinarsi a paradisiaci distillati tipo Remy Martin o Cardhu, si annega invece di Amaro Camatti e Brandy Tre Valletti. Da cui il fatto che le sue sbronze - frequentissime invero - sono tutte sbronze tristi.

Come canta? Via, canta. È un po’ piangina, stile Aznavour e Becaud (di cui conosce a memoria tutto il repertorio), ma canta bene - sopratutto quando è sbronzo, ovvero quasi sempre.

Nonostante sia un cantante, le donne (in specie le cantanti) lo schivano come se fosse un lebbroso azteco - forse per l’abbigliamento, forse per la facies piemontesoide, forse per l’afrore mefitico che emana. E lui corre dal pianista a piagnucolargli sulla spalla, cantando “One for my baby and one more for the road”, incapace di capire come mai le cantanti femmine siano invece piene a bizzeffe di ammiratori - ma questa è un’altra storia.

Con gli amici è appiccicaticcio, espansivo, prodigo di bacioni umidicci sulle guance; con le amiche - poche in verità - è invece timido, represso, talvolta passivo-aggressivo.

Ma quando sale sul palco si trasforma: ammiccante, gigione, confidenziale come un novello Fred Bongusto. Allora la giacchetta striminzita di lamè rosso par scintillare di luce propria, la voce arrochita di brandy dozzinale e sigarette di merda diventa un avvolgente velluto e, per un attimo, verrebbe da dire: “ma guarda un po’, chi l’avrebbe mai detto…”
cecchino 16-12-25 20.33
@ WTF_Bach
IL GIOVINE CROONER

Vorrebbe somigliare a Frank Sinatra, ed invece somiglia a Nicola Arigliano: un volto asimmetrico da manovale cuneese, il corpo storpio ed infelice da marangone d’altri tempi.

Si veste sempre con abiti che lui ritiene di classe, ma altro non sono che arlecchineschi collages di giacche coi lustrini, papillon che sembrano fatti con la carta stagnola e braghe con le bande rosse del prozio carabiniere.

Fuma, fuma, fuma. È l’unico della compagnia che ancora si ammazza di MS, tutti gli amici hanno smesso o sono passati alle mefitiche IQOS che puzzano comunque di cane morto con gli stivali di gomma.

E beve, beve, beve. Essendo cronicamente squattrinato (il jazz easy listening ormai interessa solo a qualche “vecchio giovane” e qualche zitellona da balera) e non potendosi quindi neppure avvicinarsi a paradisiaci distillati tipo Remy Martin o Cardhu, si annega invece di Amaro Camatti e Brandy Tre Valletti. Da cui il fatto che le sue sbronze - frequentissime invero - sono tutte sbronze tristi.

Come canta? Via, canta. È un po’ piangina, stile Aznavour e Becaud (di cui conosce a memoria tutto il repertorio), ma canta bene - sopratutto quando è sbronzo, ovvero quasi sempre.

Nonostante sia un cantante, le donne (in specie le cantanti) lo schivano come se fosse un lebbroso azteco - forse per l’abbigliamento, forse per la facies piemontesoide, forse per l’afrore mefitico che emana. E lui corre dal pianista a piagnucolargli sulla spalla, cantando “One for my baby and one more for the road”, incapace di capire come mai le cantanti femmine siano invece piene a bizzeffe di ammiratori - ma questa è un’altra storia.

Con gli amici è appiccicaticcio, espansivo, prodigo di bacioni umidicci sulle guance; con le amiche - poche in verità - è invece timido, represso, talvolta passivo-aggressivo.

Ma quando sale sul palco si trasforma: ammiccante, gigione, confidenziale come un novello Fred Bongusto. Allora la giacchetta striminzita di lamè rosso par scintillare di luce propria, la voce arrochita di brandy dozzinale e sigarette di merda diventa un avvolgente velluto e, per un attimo, verrebbe da dire: “ma guarda un po’, chi l’avrebbe mai detto…”
emoemoemo
WTF_Bach 16-12-25 21.38
LA GIOVIN CHANTEUSE

Tra i musicisti jazz è d’uso ripetere che non esiste forma di vita più ignobile e bassa della cantante jazz: bene, costoro si sbagliano.

Peggio di un’aspirante soprano, peggio di una novella Ella Fitzgerald brianzola, peggio di un picciotto della ‘Ndrangheta, peggio persino di un vigile urbano: ecco a voi, amici carissimi, la GIOVIN CHANTEUSE.

Padrona assoluta del mortale e mefitico repertorio francese, tutto in tonalità minori e con dei testi da indurre al suicidio persino Stanlio ed Ollio (Je suis malade, Les feuilles mortes, Ne me quitte pas) che interpreta con una voce lagnosa caratterizzata da vocali nasalizzate ed un vibrato strettissimo, questa imperiale oca giuliva si crede la regina della sensualità mentre è sostanzialmente peggio di un topo nelle mutande.

Brutta che la Mazzamauro in confronto era Miss Universo, frigida come l’Alaska in gennaio, smorfiosa e piena di moine peggio di Ivana Spagna: vederla salire sul palco provoca svenimenti, conati di vomito, accessi di depressione maggiore e di dissenteria acuta.

I capelli una massa di stoppa annerita, il trucco iper carico di una peripatetica forlivese, occhi lagrimosi e labbra tumidamente protese al peccato (sì cari amici, ella conosce a menadito la trista litania delle famose canzoni “per far piangere i bimbi”: Balocchi e profumi, Violino tzigano, Mamma e così via), l’orrida megera strascica le sue quattro ossa rinsecchite sul palco dalle luci bassissime, ove quei quattro stracci neri di cui suole abbigliarsi la tramutano in un mix tra il tristo mietitore ed un pipistrello gigante.

È la fuga: chi scappa al cesso fingendo un improvvisa crisi di iperuria, chi trova rifugio al bancone del bar, chi cerca di infrattarsi tra i cappotti del guardaroba; ma è tutto inutile, la sua stridula melopea si fa strada nelle orecchie dei malcapitati avventori, triturandone le meningi in un incubo di orribile sofferenza.

Strano a dirsi, la giovin chanteuse ha un paio di spasimanti - probabilmente dei morti di figa giurassici - che si contendono i suoi favori a colpi di mazzi di rose gettati sul palco, bicchierini di assenzio offerti a piene mani, mielate lusinghe e sorrisi tentatori.

Lei li ricambia con tremendi sorrisi da sfinge egizia che scoprono orribili chiostre di gialli denti cariati, ma purtroppo, ringalluzzita dal successo, attacca senza indugio il brano seguente: “Je ne rêve plus, Je ne fume plus, Je n'ai même plus d'histoire, Je suis sale sans toi, Je suis laide sans toi, Comme une orpheline dans un dortoir…”
cecchino 16-12-25 22.13
@ WTF_Bach
LA GIOVIN CHANTEUSE

Tra i musicisti jazz è d’uso ripetere che non esiste forma di vita più ignobile e bassa della cantante jazz: bene, costoro si sbagliano.

Peggio di un’aspirante soprano, peggio di una novella Ella Fitzgerald brianzola, peggio di un picciotto della ‘Ndrangheta, peggio persino di un vigile urbano: ecco a voi, amici carissimi, la GIOVIN CHANTEUSE.

Padrona assoluta del mortale e mefitico repertorio francese, tutto in tonalità minori e con dei testi da indurre al suicidio persino Stanlio ed Ollio (Je suis malade, Les feuilles mortes, Ne me quitte pas) che interpreta con una voce lagnosa caratterizzata da vocali nasalizzate ed un vibrato strettissimo, questa imperiale oca giuliva si crede la regina della sensualità mentre è sostanzialmente peggio di un topo nelle mutande.

Brutta che la Mazzamauro in confronto era Miss Universo, frigida come l’Alaska in gennaio, smorfiosa e piena di moine peggio di Ivana Spagna: vederla salire sul palco provoca svenimenti, conati di vomito, accessi di depressione maggiore e di dissenteria acuta.

I capelli una massa di stoppa annerita, il trucco iper carico di una peripatetica forlivese, occhi lagrimosi e labbra tumidamente protese al peccato (sì cari amici, ella conosce a menadito la trista litania delle famose canzoni “per far piangere i bimbi”: Balocchi e profumi, Violino tzigano, Mamma e così via), l’orrida megera strascica le sue quattro ossa rinsecchite sul palco dalle luci bassissime, ove quei quattro stracci neri di cui suole abbigliarsi la tramutano in un mix tra il tristo mietitore ed un pipistrello gigante.

È la fuga: chi scappa al cesso fingendo un improvvisa crisi di iperuria, chi trova rifugio al bancone del bar, chi cerca di infrattarsi tra i cappotti del guardaroba; ma è tutto inutile, la sua stridula melopea si fa strada nelle orecchie dei malcapitati avventori, triturandone le meningi in un incubo di orribile sofferenza.

Strano a dirsi, la giovin chanteuse ha un paio di spasimanti - probabilmente dei morti di figa giurassici - che si contendono i suoi favori a colpi di mazzi di rose gettati sul palco, bicchierini di assenzio offerti a piene mani, mielate lusinghe e sorrisi tentatori.

Lei li ricambia con tremendi sorrisi da sfinge egizia che scoprono orribili chiostre di gialli denti cariati, ma purtroppo, ringalluzzita dal successo, attacca senza indugio il brano seguente: “Je ne rêve plus, Je ne fume plus, Je n'ai même plus d'histoire, Je suis sale sans toi, Je suis laide sans toi, Comme une orpheline dans un dortoir…”
Direi che il crooner fa una figura decisamente migliore emo
paolo_b3 16-12-25 22.22
@ WTF_Bach
LA GIOVIN CHANTEUSE

Tra i musicisti jazz è d’uso ripetere che non esiste forma di vita più ignobile e bassa della cantante jazz: bene, costoro si sbagliano.

Peggio di un’aspirante soprano, peggio di una novella Ella Fitzgerald brianzola, peggio di un picciotto della ‘Ndrangheta, peggio persino di un vigile urbano: ecco a voi, amici carissimi, la GIOVIN CHANTEUSE.

Padrona assoluta del mortale e mefitico repertorio francese, tutto in tonalità minori e con dei testi da indurre al suicidio persino Stanlio ed Ollio (Je suis malade, Les feuilles mortes, Ne me quitte pas) che interpreta con una voce lagnosa caratterizzata da vocali nasalizzate ed un vibrato strettissimo, questa imperiale oca giuliva si crede la regina della sensualità mentre è sostanzialmente peggio di un topo nelle mutande.

Brutta che la Mazzamauro in confronto era Miss Universo, frigida come l’Alaska in gennaio, smorfiosa e piena di moine peggio di Ivana Spagna: vederla salire sul palco provoca svenimenti, conati di vomito, accessi di depressione maggiore e di dissenteria acuta.

I capelli una massa di stoppa annerita, il trucco iper carico di una peripatetica forlivese, occhi lagrimosi e labbra tumidamente protese al peccato (sì cari amici, ella conosce a menadito la trista litania delle famose canzoni “per far piangere i bimbi”: Balocchi e profumi, Violino tzigano, Mamma e così via), l’orrida megera strascica le sue quattro ossa rinsecchite sul palco dalle luci bassissime, ove quei quattro stracci neri di cui suole abbigliarsi la tramutano in un mix tra il tristo mietitore ed un pipistrello gigante.

È la fuga: chi scappa al cesso fingendo un improvvisa crisi di iperuria, chi trova rifugio al bancone del bar, chi cerca di infrattarsi tra i cappotti del guardaroba; ma è tutto inutile, la sua stridula melopea si fa strada nelle orecchie dei malcapitati avventori, triturandone le meningi in un incubo di orribile sofferenza.

Strano a dirsi, la giovin chanteuse ha un paio di spasimanti - probabilmente dei morti di figa giurassici - che si contendono i suoi favori a colpi di mazzi di rose gettati sul palco, bicchierini di assenzio offerti a piene mani, mielate lusinghe e sorrisi tentatori.

Lei li ricambia con tremendi sorrisi da sfinge egizia che scoprono orribili chiostre di gialli denti cariati, ma purtroppo, ringalluzzita dal successo, attacca senza indugio il brano seguente: “Je ne rêve plus, Je ne fume plus, Je n'ai même plus d'histoire, Je suis sale sans toi, Je suis laide sans toi, Comme une orpheline dans un dortoir…”
Cyrano sei il top!
WTF_Bach 16-12-25 22.25
Domani mi cimento col GIOVIN CANTAUTORE
WTF_Bach 16-12-25 22.48
IL GIOVIN CANTAUTORE

È giunta mezzanotte
Si spegne il riflettore
Si spegne anche l'insegna
Di quell'ultimo caffè

La sala è ormai deserta
Deserta e silenziosa
Un'ultimo avventore
Bestemmiando se ne va

Il capo del locale
Facendo un po’ lo gnorri
Si gira da una parte
Forse non lo vuol pagar

Solo va il cantautor

Ha il maglione dolcevita
La giacchetta un po’ sdrucita
Una faccia un po’ ammaccata
La barbetta malcagata

Ed in tasca cosa avrà?
Ha L’Unità
Ha L’Unità
Piegata in su

Si tracanna un altro sorso
Ubriaco come un orso
Ha l'aspetto trasognato
Malinconico e demente

Non si sa da dove vien
Ma dove va
Ognun lo sa
Quel cantautor

Bonne nuite, bonne nuite
Bonne nuite, bonne nuite, vaffanculo
Va dicendo ad ogni cosa
Ai fanali illuminati
Ad un gatto innamorato
Che randagio se ne va

È giunta ormai l'aurora
Si spengono i fanali
Si sveglia a poco a poco
Anche il giovin cantautor

Lo sguardo un po’ invetriato
Sorpreso e impallidito
Pian piano stiracchiandosi
Dal fosso sorgerà

Sbadiglia una finestra
Sul fiume silenzioso
E nella luce bianca
Galleggiando se ne van

La giacchetta
E L’Unità

Galleggiando dolcemente
E lasciandosi cullare
Se ne scende lentamente
Dalle fogne verso il mare

Verso il mare se ne va
Di chi sarà,
Di chi sarà
Quell’Unità

Adieu, adieu, adieu, adieu
E vaffanculo
Ai ricordi del passato
Al cachet giammai incassato

Ad un litro di barbera
Primo ed ultimo suo amor
paolo_b3 16-12-25 22.52
@ WTF_Bach
IL GIOVIN CANTAUTORE

È giunta mezzanotte
Si spegne il riflettore
Si spegne anche l'insegna
Di quell'ultimo caffè

La sala è ormai deserta
Deserta e silenziosa
Un'ultimo avventore
Bestemmiando se ne va

Il capo del locale
Facendo un po’ lo gnorri
Si gira da una parte
Forse non lo vuol pagar

Solo va il cantautor

Ha il maglione dolcevita
La giacchetta un po’ sdrucita
Una faccia un po’ ammaccata
La barbetta malcagata

Ed in tasca cosa avrà?
Ha L’Unità
Ha L’Unità
Piegata in su

Si tracanna un altro sorso
Ubriaco come un orso
Ha l'aspetto trasognato
Malinconico e demente

Non si sa da dove vien
Ma dove va
Ognun lo sa
Quel cantautor

Bonne nuite, bonne nuite
Bonne nuite, bonne nuite, vaffanculo
Va dicendo ad ogni cosa
Ai fanali illuminati
Ad un gatto innamorato
Che randagio se ne va

È giunta ormai l'aurora
Si spengono i fanali
Si sveglia a poco a poco
Anche il giovin cantautor

Lo sguardo un po’ invetriato
Sorpreso e impallidito
Pian piano stiracchiandosi
Dal fosso sorgerà

Sbadiglia una finestra
Sul fiume silenzioso
E nella luce bianca
Galleggiando se ne van

La giacchetta
E L’Unità

Galleggiando dolcemente
E lasciandosi cullare
Se ne scende lentamente
Dalle fogne verso il mare

Verso il mare se ne va
Di chi sarà,
Di chi sarà
Quell’Unità

Adieu, adieu, adieu, adieu
E vaffanculo
Ai ricordi del passato
Al cachet giammai incassato

Ad un litro di barbera
Primo ed ultimo suo amor
Nubi di ieri sul nostro domani odierno! Un abbraccio Ale e in bocca al lupo!
WTF_Bach 16-12-25 23.03
@ paolo_b3
Nubi di ieri sul nostro domani odierno! Un abbraccio Ale e in bocca al lupo!
Per ora son sopravvissuto all’operazione. Mi fa male ed ho un po di temperatura, ma incrociamo le dita
cecchino 16-12-25 23.06
@ WTF_Bach
Per ora son sopravvissuto all’operazione. Mi fa male ed ho un po di temperatura, ma incrociamo le dita
Daje, Ale! emo
simondrake 17-12-25 07.36
@ WTF_Bach
LA GIOVIN CHANTEUSE

Tra i musicisti jazz è d’uso ripetere che non esiste forma di vita più ignobile e bassa della cantante jazz: bene, costoro si sbagliano.

Peggio di un’aspirante soprano, peggio di una novella Ella Fitzgerald brianzola, peggio di un picciotto della ‘Ndrangheta, peggio persino di un vigile urbano: ecco a voi, amici carissimi, la GIOVIN CHANTEUSE.

Padrona assoluta del mortale e mefitico repertorio francese, tutto in tonalità minori e con dei testi da indurre al suicidio persino Stanlio ed Ollio (Je suis malade, Les feuilles mortes, Ne me quitte pas) che interpreta con una voce lagnosa caratterizzata da vocali nasalizzate ed un vibrato strettissimo, questa imperiale oca giuliva si crede la regina della sensualità mentre è sostanzialmente peggio di un topo nelle mutande.

Brutta che la Mazzamauro in confronto era Miss Universo, frigida come l’Alaska in gennaio, smorfiosa e piena di moine peggio di Ivana Spagna: vederla salire sul palco provoca svenimenti, conati di vomito, accessi di depressione maggiore e di dissenteria acuta.

I capelli una massa di stoppa annerita, il trucco iper carico di una peripatetica forlivese, occhi lagrimosi e labbra tumidamente protese al peccato (sì cari amici, ella conosce a menadito la trista litania delle famose canzoni “per far piangere i bimbi”: Balocchi e profumi, Violino tzigano, Mamma e così via), l’orrida megera strascica le sue quattro ossa rinsecchite sul palco dalle luci bassissime, ove quei quattro stracci neri di cui suole abbigliarsi la tramutano in un mix tra il tristo mietitore ed un pipistrello gigante.

È la fuga: chi scappa al cesso fingendo un improvvisa crisi di iperuria, chi trova rifugio al bancone del bar, chi cerca di infrattarsi tra i cappotti del guardaroba; ma è tutto inutile, la sua stridula melopea si fa strada nelle orecchie dei malcapitati avventori, triturandone le meningi in un incubo di orribile sofferenza.

Strano a dirsi, la giovin chanteuse ha un paio di spasimanti - probabilmente dei morti di figa giurassici - che si contendono i suoi favori a colpi di mazzi di rose gettati sul palco, bicchierini di assenzio offerti a piene mani, mielate lusinghe e sorrisi tentatori.

Lei li ricambia con tremendi sorrisi da sfinge egizia che scoprono orribili chiostre di gialli denti cariati, ma purtroppo, ringalluzzita dal successo, attacca senza indugio il brano seguente: “Je ne rêve plus, Je ne fume plus, Je n'ai même plus d'histoire, Je suis sale sans toi, Je suis laide sans toi, Comme une orpheline dans un dortoir…”
TOP!!!!!

Adesso riposati e goditi un po' dei nostri pensieri e tanti cari auguri!
Ilaria_Villa 18-12-25 15.38
@ paolo_b3
Cyrano sei il top!
Concordo!
Ilaria_Villa 18-12-25 15.40
@ WTF_Bach
Per ora son sopravvissuto all’operazione. Mi fa male ed ho un po di temperatura, ma incrociamo le dita
Un abbraccio fortissimo e tanti auguri di pronta guarigione!
paolo_b3 18-12-25 15.41
@ WTF_Bach
Per ora son sopravvissuto all’operazione. Mi fa male ed ho un po di temperatura, ma incrociamo le dita
emo