@ WTF_Bach
LA GIOVIN CHANTEUSE
Tra i musicisti jazz è d’uso ripetere che non esiste forma di vita più ignobile e bassa della cantante jazz: bene, costoro si sbagliano.
Peggio di un’aspirante soprano, peggio di una novella Ella Fitzgerald brianzola, peggio di un picciotto della ‘Ndrangheta, peggio persino di un vigile urbano: ecco a voi, amici carissimi, la GIOVIN CHANTEUSE.
Padrona assoluta del mortale e mefitico repertorio francese, tutto in tonalità minori e con dei testi da indurre al suicidio persino Stanlio ed Ollio (Je suis malade, Les feuilles mortes, Ne me quitte pas) che interpreta con una voce lagnosa caratterizzata da vocali nasalizzate ed un vibrato strettissimo, questa imperiale oca giuliva si crede la regina della sensualità mentre è sostanzialmente peggio di un topo nelle mutande.
Brutta che la Mazzamauro in confronto era Miss Universo, frigida come l’Alaska in gennaio, smorfiosa e piena di moine peggio di Ivana Spagna: vederla salire sul palco provoca svenimenti, conati di vomito, accessi di depressione maggiore e di dissenteria acuta.
I capelli una massa di stoppa annerita, il trucco iper carico di una peripatetica forlivese, occhi lagrimosi e labbra tumidamente protese al peccato (sì cari amici, ella conosce a menadito la trista litania delle famose canzoni “per far piangere i bimbi”: Balocchi e profumi, Violino tzigano, Mamma e così via), l’orrida megera strascica le sue quattro ossa rinsecchite sul palco dalle luci bassissime, ove quei quattro stracci neri di cui suole abbigliarsi la tramutano in un mix tra il tristo mietitore ed un pipistrello gigante.
È la fuga: chi scappa al cesso fingendo un improvvisa crisi di iperuria, chi trova rifugio al bancone del bar, chi cerca di infrattarsi tra i cappotti del guardaroba; ma è tutto inutile, la sua stridula melopea si fa strada nelle orecchie dei malcapitati avventori, triturandone le meningi in un incubo di orribile sofferenza.
Strano a dirsi, la giovin chanteuse ha un paio di spasimanti - probabilmente dei morti di figa giurassici - che si contendono i suoi favori a colpi di mazzi di rose gettati sul palco, bicchierini di assenzio offerti a piene mani, mielate lusinghe e sorrisi tentatori.
Lei li ricambia con tremendi sorrisi da sfinge egizia che scoprono orribili chiostre di gialli denti cariati, ma purtroppo, ringalluzzita dal successo, attacca senza indugio il brano seguente: “Je ne rêve plus, Je ne fume plus, Je n'ai même plus d'histoire, Je suis sale sans toi, Je suis laide sans toi, Comme une orpheline dans un dortoir…”
TOP!!!!!
Adesso riposati e goditi un po' dei nostri pensieri e tanti cari auguri!