La storia di Dyrne Carol

mima85 25-01-26 19.30
Ilaria_Villa ha scritto:
Anch'io ho un segreto: "vedo" i suoni e "sento" i colori. Questo fenomeno viene detto sinestesia, dal greco syn = unione ed aisthesis = sensazione


Idem. Non così pronunciata ed immersiva come ce l'hai tu, ma se sento suoni e rumori il mio cervello pensa automaticamente a immagini e tessiture. Per esempio se sento un fischio, nella mia testa si forma l'immagine di un punto bianco su sfondo nero. Sarà per questo che adoro vedere le onde sonore negli oscilloscopi e negli analizzatori di spettro emo

Ed effettivamente un fattore determinante nel farmi appassionare alla sintesi del suono e tutto ciò che ne consegue, è stato di vedere coi miei occhi come apparivano onde e frequenze dentro il visualizzatore del programma con cui, all'inizio degli anni 2000, ascoltavo i brani musicali composti su Commodore 64, Amiga e via dicendo (il programma si chiamava DeliPlayer). L'esperienza di venire a contatto per la prima volta con questa musica molto particolare e contemporaneamente vederne i segnali, mi ha stregato.

Un'altra cosa che riesco a fare istintivamente è immaginarmi la voce che può avere una persona che non conosco, sulla base dell'aspetto del suo volto. Per esempio, se leggo un articolo dove c'è la foto della faccia dell'autore, mentalmente mi viene da leggerlo con una voce immaginata sulla base di quella fotografia, invece che con la mia. Non è detto che azzecchi la voce reale, anzi spesso non la becco, ma ogni tanto capita che se sento parlare quella persona, mi rendo conto di esserci andato vicino. Il punto però non è l'azzeccare o meno la voce, ma il processo istintivo di ritagliarne una sulla base dell'immagine che vedo.
paolo_b3 25-01-26 21.38
Ilaria_Villa ha scritto:
Da quando ho cominciato a percorrere sentieri inconsueti, diversi dal repertorio antico (Brahms, Mahler, Stravinskij, Orff), ho spalancato i cancelli della conoscenza

The Doors of perception! emoemoemo

Non sottovaluterei nemmeno "il pasto nudo" di Burroughs
wildcat80 26-01-26 10.10
Altro spunto.
Neurodivergenza e alterazioni del neuro sviluppo hanno una solida base genetica.
ADHD e autismo hanno una possibilità molto alta, circa 70/80%, di essere ereditari.
Essendo quadri multifattoriali, non è però detto che venga trasmesso lo stesso tipo di alterazione.
Chi non riceve una diagnosi crede di vivere nella normalità: cresci in mezzo ai neurodivergenti e quindi non ti rendi conto di nulla.
Quella stessa normalità con la consapevolezza di oggi non la vedo più come tale.
Io in casa ho uno strain di neurodivegrenti spaventoso: mio nonno paterno, mio padre, mio zio, mio fratello.
Di questi, mio padre, mio nonno ed io siamo fatti con lo stampino, alto masking e altissimo funzionamento, mio fratello invece è diciamo molto più tipico, come mio zio ad esempio.
La normalità è sempre relativa al proprio vissuto, è così finché non si esce da quello schema, sarà sempre tale.
Quando si esce, si iniziano a vedere i meccanismi e si comprendono i fatti.
Guardate voi e guardate i vostri fratelli, padri, nonni.
Per noi maschi è molto più facile, perché l'ADHD è sempre più facile da individuare: è più manifesto, anche nei masking più spinti c'è sempre un qualcosa che spunta fuori, mentre nelle femmine, nelle ragazze soprattutto, è molto più difficile da individuare perché o dominano aspetti depressivi o comunque di introversione, o dominano i comportamenti tipo DCA, per cui si finisce per imbroccare strade diverse.
Essere diagnosticati come depressi e magari fare terapie che servono a poco o nulla.
Io nella mia esperienza di frequentazione di terapisti della sfera psicoaffettiva solo alla quarta ho trovato risposte che effettivamente mi hanno cambiato la prospettiva.
Perché? Perché erano terapisti scarsi, incapaci?
Sicuramente c'è un discorso di orientamento di base, ma il fatto più importante resta il masking.
Il masking è involontario.
Tu non dici che ti dimentichi il fornello acceso perché per te è normale dimenticarlo.
Tu sei sorridente, empatico e aperto perché tu hai interiorizzato il fatto che con il pubblico, con gli estranei, devi essere così, ma non lo sei consapevolmente.
Sono adattamenti che come dice la mia psicoaggiustatrice, non si realizzano a livello dell'io, ma del Super Io.
Io probabilmente le ho dato un assist clamoroso al primo colloquio, facendo un esercizio di homing/grounding: in pratica ad occhi chiusi la voce del terapista ti guida verso un luogo protetto, un rifugio, un posto in cui ti senti al sicuro.
Alla fine apri gli occhi e racconti qual è il tuo posto sicuro.
Io ho dato una risposta che è il manifesto del pensiero divergente, ma lì non si è soffermata troppo. Non ero pronto e non mi conosceva ancora.
Nelle settimane successive siamo arrivati ad un apparente risoluzione: lei mi ha fermato, mi la lasciato libero di sentirmi aggiustato, e in quel momento ho iniziato a percepire che c'era altro e ho sfondato la porta.
Lei sapeva che stavo entrando in un momento impegnativo, e sapeva che farmi sentire aggiustato mi avrebbe dato le armi per rivedere tutto da una prospettiva differente.
Il caso vuole che il momento impegnativo per una serie di motivi si sia rivelato essere sufficiente a mandarmi in burnout, ma sono assolutamente convinto che senza sentirmi aggiustato non sarei stato in grado di vedere certe cose, e soprattutto di avere la lucidità di andare indietro di 40 anni e rivedere tutto il mio percorso scolastico e universitario, che è clamorosamente un manifesto di neurodivergenza e plusdotazione.
wildcat80 26-01-26 10.24
A proposito, plusdotazione non è per forza sinonimo di essere geni efficaci.
La plusdotazione può essere un fattore che aiuta a funzionare i neurodivergenti, e che in alcuni ambiti può esprimere tutto il suo potenziale grazie alla neurodivergenza stessa.
La plusdotazione in una mente neurotipica può facilmente finire ingabbiata dal sistema di istruzione ed educazione che nasce proprio per neurotipici e non esplodere mai.
In pratica è un talento che è molto difficile portare ad esplicare tutto il suo potenziale, perché servono condizioni ideali.
Io mi rendo conto che queste caratteristiche le riesco ad incanalare raramente, soprattutto avviene in ambito lavorativo ed in situazioni ben precise.
Quando succede, diventa quasi impossibile poi riuscire a ricostruire quello che ho fatto: la mente lavora ad una velocità talmente elevata che non riesci a ricostruire coscientemente quello che hai fatto se non con estrema fatica, tanto che finisci per pensare che sia solo istinto, casualità, botte di culo.
In realtà si chiama elaborazione pre cosciente accelerata: per tornare in tema, la composizione e l'improvvisazione soprattutto sono situazioni in cui questo meccanismo è fondamentale. Chi è bravo ad improvvisare ha la sensazione che la mano preceda il pensiero, in realtà è il pensiero incosciente che anticipa la mano che anticipa il pensiero cosciente.
Ilaria_Villa 26-01-26 18.56
@ mima85
Ilaria_Villa ha scritto:
Anch'io ho un segreto: "vedo" i suoni e "sento" i colori. Questo fenomeno viene detto sinestesia, dal greco syn = unione ed aisthesis = sensazione


Idem. Non così pronunciata ed immersiva come ce l'hai tu, ma se sento suoni e rumori il mio cervello pensa automaticamente a immagini e tessiture. Per esempio se sento un fischio, nella mia testa si forma l'immagine di un punto bianco su sfondo nero. Sarà per questo che adoro vedere le onde sonore negli oscilloscopi e negli analizzatori di spettro emo

Ed effettivamente un fattore determinante nel farmi appassionare alla sintesi del suono e tutto ciò che ne consegue, è stato di vedere coi miei occhi come apparivano onde e frequenze dentro il visualizzatore del programma con cui, all'inizio degli anni 2000, ascoltavo i brani musicali composti su Commodore 64, Amiga e via dicendo (il programma si chiamava DeliPlayer). L'esperienza di venire a contatto per la prima volta con questa musica molto particolare e contemporaneamente vederne i segnali, mi ha stregato.

Un'altra cosa che riesco a fare istintivamente è immaginarmi la voce che può avere una persona che non conosco, sulla base dell'aspetto del suo volto. Per esempio, se leggo un articolo dove c'è la foto della faccia dell'autore, mentalmente mi viene da leggerlo con una voce immaginata sulla base di quella fotografia, invece che con la mia. Non è detto che azzecchi la voce reale, anzi spesso non la becco, ma ogni tanto capita che se sento parlare quella persona, mi rendo conto di esserci andato vicino. Il punto però non è l'azzeccare o meno la voce, ma il processo istintivo di ritagliarne una sulla base dell'immagine che vedo.
emo
Ilaria_Villa 26-01-26 19.23
@ paolo_b3
Ilaria_Villa ha scritto:
Da quando ho cominciato a percorrere sentieri inconsueti, diversi dal repertorio antico (Brahms, Mahler, Stravinskij, Orff), ho spalancato i cancelli della conoscenza

The Doors of perception! emoemoemo

Non sottovaluterei nemmeno "il pasto nudo" di Burroughs
L'ho letto quando è uscito il film di Cronenberg: è un miracolo che sia arrivato a 83 anni.
paolo_b3 26-01-26 21.11
@ Ilaria_Villa
L'ho letto quando è uscito il film di Cronenberg: è un miracolo che sia arrivato a 83 anni.
Fantastico film. L'ho visto anche io, era una programmazione infrasettimanale per il cosiddetto film d'essai. Metà anni 90?
Ilaria_Villa 27-01-26 19.16
@ paolo_b3
Fantastico film. L'ho visto anche io, era una programmazione infrasettimanale per il cosiddetto film d'essai. Metà anni 90?
Il film è del 1991. Lo vidi al cineforum qualche anno dopo.
wildcat80 31-01-26 11.12
Mi sono avvicinato alla musica elettronica per caso, durante il lockdown. Da quel momento è diventata una fedele compagna e non ho mai trovato grosse spiegazioni sul perché mi piace.
Sì i suoni, le atmosfere, ma fondamentalmente è merda rispetto a quello che ho studiato e suonato per decenni.
Ascolto generi non estremi (fondamentalmente synthwave e generi strettamente connessi, melodici e relativamente lenti), soprattutto quando ho bisogno di concentrazione: quando guido, quando faccio lavoro di ricerca e burocrazia.
Ieri ho iniziato ad ascoltare un podcast di un noto psichiatra delle mie parti, esperto in neurodivergenza, musicista (guarda caso fa generi elettronici retroinspired)... In cui si accennava all'effetto della musica elettronica sulle menti neurodivegrenti, che è positivo e regolatore.
Scriverò qualcosa di più appena avrò approfondito.
Ilaria_Villa 31-01-26 15.18
@ wildcat80
Mi sono avvicinato alla musica elettronica per caso, durante il lockdown. Da quel momento è diventata una fedele compagna e non ho mai trovato grosse spiegazioni sul perché mi piace.
Sì i suoni, le atmosfere, ma fondamentalmente è merda rispetto a quello che ho studiato e suonato per decenni.
Ascolto generi non estremi (fondamentalmente synthwave e generi strettamente connessi, melodici e relativamente lenti), soprattutto quando ho bisogno di concentrazione: quando guido, quando faccio lavoro di ricerca e burocrazia.
Ieri ho iniziato ad ascoltare un podcast di un noto psichiatra delle mie parti, esperto in neurodivergenza, musicista (guarda caso fa generi elettronici retroinspired)... In cui si accennava all'effetto della musica elettronica sulle menti neurodivegrenti, che è positivo e regolatore.
Scriverò qualcosa di più appena avrò approfondito.
Sono molto interessata, grazie mille.
wildcat80 01-02-26 21.21
@ Ilaria_Villa
Sono molto interessata, grazie mille.
Cercherò di riassumere senza risultare criptico spero
La musica elettronica è prevedibilità sicura: tipicamente non ci sono cambi tempo, il beat è regolare (a prescindere dal tempo in chiave, non stiamo parlando della cassa dritta 4 on the floor), i pezzi molto spesso sono una concatenazione di unità ripetitive, l'unità di base è un pattern di 4/8/16 misure, frequentemente il giro armonico dove presente è uno, o al massimo sono presenti poche variazioni, che comunque hanno una certa ciclicità: pezzi house/EDM frequentemente si basano su un loop ritmico armonico, nella synthwave, che riprende a livello struttura la forma canzone, la strofa può basarsi sul pedale del I grado, può seguire un bridge con una progressione che porta al ritornello vero e proprio, dove magari viene solo variata in chiave ritmica.
Comunque pochi elementi, chiari e ripetuti.
Ciò comporta stabilità con riduzione del rumore cognitivo: la mente si ferma lì, l'attenzione si attiva, non sfarfalla
La musica elettronica è un sistema perfetto perché offre un ingresso in un ascolto meno emotivo e più analitico: uno dei più grossi problemi delle menti neurodivergenti è appunto l'emotività, che può essere estrema, fuori scala e di difficile gestione.
Io soltanto adesso ho capito il perché quando ascolto certa musica ho i brividi, la pelle d'oca, a volte mi viene proprio da piangere.
L'ascolto dell'elettronica da parte di una mente neuridivergente è un ascolto analitico facile, che presenta meno distrazioni (ad esempio i cantati sono più rari e meno complessi): i mix sono estremamente curati, la stratificazioni sono semplici (ritmica, basso, eventuali pad, elementi ritmici arpeggiati, melodia) ed è praticamente automatico andare per piani.
Prima c'è l'aggancio del beat, scandito dalla cassa.
Poi il basso. Poi i vari layer ritmici, armonici e melodici.
Una mente ADHD, anche completamente analfabeta dal punto di vista musicale, ascolta così in maniera automatica, e l'arrangiamento medio di un pezzo elettronico è perfetto: è una strada che favorisce l'iperfocus, perché una volta agganciata la mente, l'analisi spegne il rumore di fondo e attiva.
Io tipicamente quando devo scrivere articolo, preparare slides, fare corsi, fare burocrazia di reparto inserisco le cuffie, apro YouTube Music, e parto con il canale synthwave del momento.
Se ascolto altro non funziona così bene in ottica produttiva.
Sul discorso ASD sono molto meno preparato, la mia conoscenza è relativamente approfondita solo per il livello I/ex Asperger, pertanto posso parlarvi solo di quello che riguarda questo spettro, che peraltro può essere associato all'ADHD con forte incidenza (siamo nell'ordine del 40%, e generalmente assieme all'alto potenziale, sei una macchina da guerra finché non scoppi, perché ADHD dà il genio, l'ASD la struttura, l'alto potenziale colma le alcune).
L'esperienza di ascolto ASD è molto diversa, perché come dicevo mentre per l'ADHD può essere un mezzo per il focus, nell'ASD entrano in gioco altri fattori.
Innanzitutto l'aggancio è attraverso il meccanismo dell'attenzione dettagliata: in un pezzo elettronico è facilissimo seguire il dettaglio senza perdersi, la struttura coerente del beat offre una sicurezza che può fungere da ancora per calmarsi e regolarsi, tanto che è praticamente scontato che il pezzo giusto finisca per essere ascoltato a ripetizione per settimane o mesi, perché innesca una spirale regolatoria positiva, se con quel pezzo mi regolo e mi aiuta ad evitare episodi di meltdown o shutdown lo ascolto fino alla ripetizione, finché non trovo qualcosa di più efficace.
wildcat80 01-02-26 21.22
Chi invece ricade nella situazione doppia eccezionalità ADHD + ASD nell'ascolto può avere una sorta di ancora cognitiva: calma, autoregolazione e focus.

Tutto quanto detto si applica ancora di più alla produzione di musica elettronica, che diventa una verone proprio strumento di stimming cognitivo per tutte le neurodivergenze ed in particolare per i casi di doppia eccezionalità; tuttavia, il ruolo positivo della produzione musicale, una forma di raffinata terapia non medica, può anche avere dei risvolti negativi.
Tipicamente è quello che definisco cazzeggio la forma di stimming più sana: fare sound design, buttare giù pattern o beat.
Voler finalizzare un pezzo o peggio un album invece può esporre molto al rischio di portare verso blocchi creativi che a loro volta possono essere concausa si un burnout.
È difficile, un pezzo andrebbe fatto tutto di un fiato quando si è in iperfocus e abbandonandolo momentaneamente quando compaiono in lontananza le prime nubi sulla nostra mente, rimettendoci mano in tempi successivi quando si ha il giusto atteggiamento.

È un discorso molto affascinante, non è difficile ma non si finirebbe più.

Piccola digressione musicale extra.
Se voglio rilassarmi, cosa che non ho ancora capito se sono in grado di fare (perché ho il dubbio di avere una concezione solo fisica di relax), invece trovo che sia estremamente adatto l'ascolto di jazz "semplice" come quello di Jimmy Smith, blues, soul.
Tutta musica che guarda caso ha una struttura iterativa: non dritta come l'elettronica, ma comunque basata su un pattern ritmico e armonico ben definito.
Inoltre gli arrangiamenti, ad eccezione di alcune versioni orchestrali o per big band, sono molto scarni: batteria, contrabbasso (a volte neanche), chitarra, organo, a volte un fiato solista.
Ilaria_Villa 02-02-26 15.07
@Wildcat: estremamente interessante, grazie per la spiegazione.
Tre anni fa, per pura curiosità, ho messo in sottofondo alcuni brani proposti dal canale YouTube di Greenred Productions, visto che l'algoritmo aveva pensato che mi sarebbe piaciuto ascoltare musica per violoncello.
Stavo catalogando le centinaia di fotografie del mio archivio di scheletri e mummie e, ad un certo punto, mi è sembrato di andare alla velocità della luce (sono molto precisa e veloce per natura, non mi lascerei distrarre neanche se capitasse un'invasione aliena emo); idem per la preparazione di un esame di anatomia per archeologi e antropologi forensi.
Link: qui
I brani che ho usato provengono dalla playlist Dark Deep Cello.

Quanto alla pelle d'oca e alle lacrime, ne so qualcosa: che si tratti di cantare, suonare o dirigere, c'è sempre un momento in cui è impossibile trattenere le lacrime, figuriamoci se si tratta di dirigere i Kindertoten Lieder (Canti per i bambini defunti) di Mahler, testi del poeta e orientalista Rucker. In uno dei brani (Quando la tua mammina) ero bianca come uno spettro e dirigevo attraverso un velo di lacrime. Più di un componente dell'orchestra pensò che fossi prossima a perdere i sensi.
Dopo l'ultimo brano, calò un lunghissimo silenzio, prima della standing ovation interminabile.
wildcat80 02-02-26 15.19
Poi ovviamente ci sono i cazzari che propongono la musica a 432 e 428 Hz per "sincronizzare" il cervello.
Ma quello è un altro discorso.
Ilaria_Villa 02-02-26 15.52
@ wildcat80
Poi ovviamente ci sono i cazzari che propongono la musica a 432 e 428 Hz per "sincronizzare" il cervello.
Ma quello è un altro discorso.
emo