@ maxpiano69
In effetti St. Thomas è lo standard "meno standard" che ci sia

, il buon Sonny lo scrisse come tributo alla musica delle Isole Vergini da cui proveniva la sua famiglia, di certo ed è un unicum sia a livello ritmico che armonico e ti vincola tantissimo nell'improvvisazione, però se usato senza esagerare (ovvero senza fare più di 2 chorus di impro a testa ... o anche emno

) può servire anche in jam, diciamo come un primo modo per rompere il ghiaccio ed affiatarsi quando ci sono musicisti di cui non conosci il livello (un altro brano che funziona in quel senso è Song for My father di Horace Silver).
Di sicuro non è tra i brani di Sonny Rollins "più stimolanti" in jam (meglio un bel anatole come Oleo), è più una sorta di "porto sicuro" e ricordo che alle jam dei tempi dell'università, per variarlo un pochino all'ennesima volta che il solista di turno lo chiedeva, ci divertivamo a "storpiarlo" con sostituzioni improbabili (tipico il C# al posto del C alla fine della prima frase o altre amenità).
Mi dispiace tantissimo per il brano ma per me St. Thomas è inesorabilmente legato a un trauma.
Qualche anno fa io e quattro altri disgraziati siamo stati mandati a suonare a un evento del Conservatorio. Chiediamo il repertorio e ci viene risposto di fare un medley a tema "caraibico" tra St. Thomas, My Little Suede Shoes e Song for my Father per fare da accompagnamento ad alcune letture.
Purtroppo deve esserci stato qualche problema di comunicazione nell'organizzazione perché il giorno stesso dell'evento scopriamo che queste letture sono drammaticissime testimonianze della shoah... E infatti gli altri interventi musicali sono estratti da Messiaen, Gorecki e altro materiale "alto". L'elemento caraibico di cui sopra derivava dal fatto (che probabilmente non era passato nelle comunicazioni) che la lettura assegnata al nostro gruppo era a proposito di una famiglia ebraica che aveva provato a fuggire dalla persecuzione con un visto per i Caraibi. Mentre la lettura prosegue tra di noi si diffonde un crescente gelo.
La lettrice conclude il racconto con "... Ma purtroppo la famiglia fu scoperta e fu deportata nei campi di concentramento dove, tragicamente, trovò la morte". Saliamo sul palco bianchi come un lenzuolo, il sassofonista stacca il tempo con la morte negli occhi e celebriamo la memoria di questa tragedia storica con una bella St. Thomas a 200 bpm