@ d_phatt
Concordo in toto. Nessuno snobbismo (o snobismo, come si dice?), almeno da parte mia.
Del resto poi io stesso, che ascolto jazz da quando ero adolescente, ci ho messo una vita per arrivare prima a conoscere e poi apprezzare appieno uno come come Mehldau. Ricordiamo anche che la vita è un percorso e che quello che oggi non fa parte dei nostri gusti musicali (o che non siamo in grado di apprezzare), domani potrebbe essere la nostra musica preferita.
“Ricordiamo anche che la vita è un percorso e che quello che oggi non fa parte dei nostri gusti musicali (o che non siamo in grado di apprezzare), domani potrebbe essere la nostra musica preferita”.
Uuuh che bella cosa che hai scritto
A me é andata proprio così: il Jazz l’ho conosciuto tardi e (benedetta gioventù) all’inizio non lo apprezzavo perché non faceva parte dell’humus nel quale ero cresciuto.
Ricordo ancora quando, appena ventenne, prendevo il treno a Cossato per andare alla Namm a Milano ad ascoltare le lezioni di armonia funzionale e di arrangiamento che in provincia non esistevano. Volevo solo imparare a suonare le canzoncine che ascoltavo alla radio, ma i miei maestri mi spiegarono che se volevo suonare bene le canzoncine allora dovevo imparare almeno le basi del blues e praticare un po’ di jazz.
Così pian piano iniziai a prestare attenzione a sonorità che a casa non avevo mai ascoltato. Comprai i primi dischi che ancora possiedo: Friends di Chick Corea, il Koln concert di Jarrett, e di lì in avanti é stata tutta una scoperta.
Alla fine il Jazz non ho mai imparato a suonarlo. Però è rimasto un “orizzonte di senso” al quale ispirarmi, la “cornice di senso” che mi ha spalancato le porte dell’armonia funzionale che ancora oggi uso per studiare le canzoncine che mi piacciono nel tempo libero dal lavoro.
E se mi capita di sentire un Brad Mehldau che suona, mi fermo un attimo perché mi rendo conto di trovarmi davanti a qualcosa di bello. Qualcosa che merita di fermare tutte le attività per godersi lo spettacolo.