Cosa vi ha dato cosa vi ha tolto gioie e delusioni

anonimo 27-08-21 20.06
violino999 ha scritto:
Fare il musicista professionista in Italia, è diventato difficile


in Italia tutto è diventato difficile e ti devi adattare.
maxpiano69 27-08-21 20.13
Domanda assai difficile, non saprei perchè non ho mai fatto un bilancio e forse preferisco non farlo...

Anche io sono tra quelli che, puer avendo iniziato a suonare molto presto e spontaneamente (il che mi fa dire che la musica fa pate di me da sempre) ad un certo punto si è trovato davanti ad un bivio e per una serie di motivi ha messo la musica nella categoria delle passioni da coltivare "hobby" (anche se il termine è poco appropriato/restrittivo, chiamiamolo "impegno secondario") e scelto altro come studi e professione.

Se sia stato bene o male, giusto o sbagliato non saprei dirlo, forse non lo saprò mai, ma per fortuna anche solo in questa veste "ridotta" mi ha regalato tantissime belle cose, tra momenti, amicizie, emozioni... per cui alla fine non posso che esserle grato (anche se il tempo dedicatole forse a volte mi ha tolto la possibilità di fare anche qualcos'altro, ma l'ho sempre scelto io)

Ci sono stati momenti in cui mi è sembrato si riaprisse la possibilità di farne qualcosa di più, magari non che diventasse la prima professione ma almeno qualcosa di maggior livello/impegno, però alla fine le cose non si son mai concretizzate (forse perché non era il momento o davvero la situazione giusta, forse per non averci creduto ed investito abbastanza, non so)
tsuki 27-08-21 20.29
@ michelet
Si, sono nella condizione 1. Quello che mi ha fatto venire un ulteriore travaso di bile, è stato leggere un’intervista al M° Vessicchio. Anche lui studiava architettura, ma aveva un padre meno autoritario del mio. Un giorno lui gli disse: “Se ti laurei in architettura, farai l’architetto? Penso proprio di no, quindi è meglio che continui con la musica…”.
Come dicevo, l’errore è stato mio, non sono stato capace di imporre la mia volontà. E di questo ne pago le conseguenze. Tanti mi dicono che “era più comodo” rimanere sotto un tetto e accondiscendere i diktat genitoriali. Posso dire che non è che avessi molta scelta… a parte andare a vivere sotto un ponte, perché a 12/13 anni non è facile uscire di casa e trovare chi ti dia sostegno economico per coltivare una passione.
Ma sai,in tanti abbiamo fatto questa scelta.In eta' molto giovane,ho avuto l'occasione di diventare un professionista della musica sotto l'egida di una allora grossa casa discografica,ed anche nel mio caso ci si mise di mezzo la famiglia che non dico che mi impose ma diciamo condiziono' un po' la mia scelta,infatti accettarla voleva dire trasferirsi molto lontano da casa,interrompere gli studi etc etc. Alla fine ritengo che sia stata la scelta giusta,ma comunque la musica mi ha dato abbastanza in termini di momenti,esperienze,incontri,divertimento,e tantissimo in termini di emozione,coinvolgimento,passione. Alla fine ho fatto il professionista in tutt'altro campo,ma tranne brevi periodi non ho mai mollato con la musica,e son riuscito anche a studiarla con una resa accettabile. Qualcuno che ha iniziato con me è stato poi orchestrale con grandi artisti,ha fatto grandi tournèe ma alla fine nessuno di loro,pur vivendo di musica onorevolmente,ha davvero sfondato,e poi a quel che vedo oggi vivere di musica in Italia per il musicista medio,non è facilissimo...Ma la Musica resta la mia anima che solo con lei riesce ad essere sempre fresca come da bambino.
dielle63 27-08-21 22.10
vin_roma ha scritto:
Dielle63
Non dicevo di distinguere tra musicisti "veri" e finti.


Non ho mai pensato che facessi questa distinzione. Intendevo che "il bello" di suonare non per lavoro sta nel fatto di essere libero di fare esclusivamente quello che ti piace.

Per il resto mi affascina il tuo mondo ma avverto che non avrei mai voluto fare questo lavoro.
Mi ritrovo spesso ad immaginare però che un professionista fa con le mani quello che vuole sullo strumento senza grossa fatica; e questo, se è così, te lo invidio molto. emo
Raptus 27-08-21 22.53
Mi piace che tutti quanti, più o meno, abbiamo in comune il fatto del non voler assolutamente ridurre la musica ad un puro aspetto professionale, a parte Vin ovviamente (che ha espresso in modo meraviglioso le sue esperienze).

Credo che sia la paura di tutti quella di vedersi togliere una passione, non c'è niente di peggio nell'avere stress da una cosa che te lo dovrebbe togliere.

Infatti gli aspetti negativi della musica, quello che toglie, sono spesso quello che la musica non dovrebbe essere, una cosa limitata e limitante. La musica non dovrebbe avere limiti, se voglio suonare un determinato genere e proporlo ad un locale lo voglio fare. Vorrei poter scegliere il tipo di musica che voglio suonare, vorrei poter scegliere anche con chi farlo e soprattutto con chi NON farlo.
Se la musica diventasse un lavoro tutto questo invece non lo potrei scegliere e sono sicuro che, conoscendo come sono fatto, avrei avuto un esaurimento nervoso a 25 anni emo
toniz1 28-08-21 00.19
Oltretutto ... leggendo i vs. interessantissimi commenti.. (speravo arrivasse anche quello di vin..emo ) mi e' venuto da pensare un altro "lato" della faccenda... tra una cosa e l'altra per la musica ho speso "tanto tempo"... da gioVINE emo lezioni di piano a gogo... poi da adolescente, si sono aggiunte sessioni di prove con alcuni gruppi, il canto nel coro... e successivamente oltre all'attività col gruppo "storico" (durata praticamente 25 anni) sono andato a vedere anche parecchi concerti (non certo centinaia, ma qualche decina si... in palazzetti, locali, campi da calcio, all'Arena a VR, in qualche stadio e qualcuno pure all'estero... esperienze fatte con "la cerchia" di amici, ma qualche volta anche da solo... ho conosciuto gente, ho visto posti (ho fatto cose... emoemoemo), ho provato emozioni (tante) che probabilmente se non fossi stato così legato alla musica (come puo' esserlo anche uno che l'ascolta e basta... non per forza un "musicista"...) probabilmente non avrei fatto/visto/vissuto e che probabilmente mi avrebbero reso diverso da quello che sono ora...
a 51 anni, ho un bel bagaglio di ricordi ed amici legati alla musica, e sta cosa mi piace... come pure il fatto di essere qui a parlarne con voi da pc... ed aver avuto l'occasione di conoscere qualcuno del forum di persona passando insieme qualche ora...
Senza la musica tutto questo non sarebbe successo, certo, ci sarebbe stato altro (spero magari non rincoglionirmi davanti alla TV emoemoemoemo)... ma aver impiegato tanta parte della mia vita in questo modo (e anche un discreto quantitativo di soldini emoemo) non e' che mi sia dispiaciuto... anzi...emoemoemo
giosanta 28-08-21 02.15
Prendo il "la" da Michelet perchè la mia esperienze è in qualche modo parallela.
Sono un suo collega tuttavia, pur scevro da qualsiai condizionamento familiare, visto che i miei facevano tutt'altro e non mi hanno mai condizionato, perlomeno in maniera palese, in nulla, gia alle elementari sapevo che la mia vita avrebbe avuto a che fare col "disegnare" ed alle medie che avrei fatto l'architetto.
La musica è arrivata dopo, anche se in forma autodidattica, visto che un pianoforte* era fuori dalla portata del bilancio familiare. Ad ogni modo in quest'ambito mi fu subito chiaro che qualcosa non funzionava, visto che per raccattare qualche soldo per gli strumenti mi, ci, toccava suonare (si fa per dire...) ballabili in luogo dei brani delle mie amatissime Orme et similia.
Molto successivamente c'è stato tempo per i necessari, doverosi approfondimenti tecnici, ma cinquant'anni non sono venti...
* per questo motivo quando sento blaterare dell'inconsistenza didattica dei digitali m'indigno: ci fossero stati allora...
WTF_Bach 28-08-21 10.49
A parte gli scherzi:

1) gioie:

- suonare con grandi musicisti, cosa che permette di apprendere molto più che con le classiche lezioni, sia dal lato musicale che da quello umano.

- l’esperienza della partecipazione ad Umbria Jazz.

- la serenità della composizione, specie di musica barocca. È incredibile come immergersi in veri procedimenti “invada” la mente e lo spirito di pace e visione del Vero.

- la possibilità di conoscere tante persone, anche attraverso questo forum, con cui si è sviluppata, sulla base della comune passione, una vera amicizia.

- la possibilità di fare il genere di musica che mi piace.

2) dolori:

- non aver avuto la forza interiore di scegliere la musica come mia professione.

- aver stentato a trovare i giusti maestri, perdendo un sacco di tempo per apprendere cose che, insegnate nella maniera giusta, avrebbero preso un paio di mesi e non anni per essere interiorizzate. Parlo di posizione della mano ma anche di tecnica dell’improvvisazione.

- il dolore profondo di vedere lo stato di abiezione e schifo in cui versa la musica oggi.
Osuna1 28-08-21 12.25
Ho suonato parecchi anni in gioventù, poi mi sono fermato una quindicina di anni ed ho ripreso adesso da una decina d’anni.
Tra le gioie, sicuramente il gusto di suonare insieme agli altri, attualmente il piacere di studiare con criterio (ma troppo tardi), una passione comune e trasversale con tanti che suonano, senza vedere le differenze, di nessun genere, tra di noi anche su questo bel forum. Forse la gioia più grande che il suonare mi ha dato e mi da, è proprio questo, con la musica si annullano le differenze tra le persone, qualunque esse siano (con le debite eccezioni, sia chiaro, ma in generale è un terreno dove si può trovare un “accordo” con chiunque)
Tra i dolori, il non avere studiato di più da giovane ed essere stato tanto anni fermo. Ma non è mai troppo tardi, difatti sto seriamente pensando al conservatorio, anche se ho 55 anni…
Steruny 28-08-21 12.34
@ Sbaffone
Della musica

Stasera va così
Cumbria jazz
markelly2 28-08-21 16.09
@ Steruny
Cumbria jazz
Festival estivo parallelo a Umbria Jazz, con jazz contaminato di Cumbia Latina? emo
emo
d_phatt 28-08-21 17.35
WTF_Bach ha scritto:
aver stentato a trovare i giusti maestri

Se mi permetti, questa parte la quoto perché, a modo mio, mi ci ritrovo.
Da quando ho iniziato a studiare "seriamente", mi ci sono voluti più di cinque anni per trovare un insegnante valido che desse una vera impostazione alla mia mano (in realtà a tutto ciò che parte dalla spalla, più la postura, la seduta, ecc...). Impostazione di stampo vitaliano, che ho proseguito con la successiva insegnante, quella del conservatorio.
Ok, guardando il lato positivo alla fine ho trovato qualcosa di valido, ma il problema sono quei 5 anni o forse più buttati senza un'impostazione che sia una, giusta o sbagliata che sia, insomma con una non-impostazione tecnica, e io 13 enne senza parenti pianisti o musicisti, senza amici musicisti, come potevo capirlo e o saperlo? Mi hanno fatto pure credere di essere bravo.
Poi a 17/18 anni grazie all'insegnante suddetto ho trovato una via, lascio a voi immaginare la fatica e la frustrazione di dover reimparare a controllare tutto, a far stare buone le dita che non servono, a rilassare ciò che non serve, ad attivare correttamente il movimento di presa del tasto. Ma non da zero, da sottozero.
Alla fine sono riuscito a rendere tutto ciò una parte di me, ma con quanta fatica, e quanto tempo sprecato prima.

Non credo che sarei comunque potuto diventare un grande pianista, ma se anche per assurdo avessi avuto in me la scintilla per diventarlo, quegli anni buttati al vento di certo l'avrebbero comunque spenta del tutto.

Invece a 17/18 anni, età alla quale molti veri pianisti iniziano a fare concerti in giro, io stavo lì a rieducare le mani, i muscoli e i nervi.
Oggi sono orgoglioso di esserci almeno in una certa parte riuscito, di aver trovato una strada, ma non riesco a evitare di chiedermi quanto sarei potuto essere più bravo ora, se solo avessi inizato fin dal principio con un certo metodo.
Infatti tutt'ora sentire certi passaggi tecnici come troppo difficili mi dà tanto fastidio, specie adesso che non studio più regolarmente.

Per il resto, ora come ora non sono in grado di rispondere del tutto alla tua domanda Sbaffone, non è una domanda semplicissima.
WTF_Bach 28-08-21 19.50
@ d_phatt
WTF_Bach ha scritto:
aver stentato a trovare i giusti maestri

Se mi permetti, questa parte la quoto perché, a modo mio, mi ci ritrovo.
Da quando ho iniziato a studiare "seriamente", mi ci sono voluti più di cinque anni per trovare un insegnante valido che desse una vera impostazione alla mia mano (in realtà a tutto ciò che parte dalla spalla, più la postura, la seduta, ecc...). Impostazione di stampo vitaliano, che ho proseguito con la successiva insegnante, quella del conservatorio.
Ok, guardando il lato positivo alla fine ho trovato qualcosa di valido, ma il problema sono quei 5 anni o forse più buttati senza un'impostazione che sia una, giusta o sbagliata che sia, insomma con una non-impostazione tecnica, e io 13 enne senza parenti pianisti o musicisti, senza amici musicisti, come potevo capirlo e o saperlo? Mi hanno fatto pure credere di essere bravo.
Poi a 17/18 anni grazie all'insegnante suddetto ho trovato una via, lascio a voi immaginare la fatica e la frustrazione di dover reimparare a controllare tutto, a far stare buone le dita che non servono, a rilassare ciò che non serve, ad attivare correttamente il movimento di presa del tasto. Ma non da zero, da sottozero.
Alla fine sono riuscito a rendere tutto ciò una parte di me, ma con quanta fatica, e quanto tempo sprecato prima.

Non credo che sarei comunque potuto diventare un grande pianista, ma se anche per assurdo avessi avuto in me la scintilla per diventarlo, quegli anni buttati al vento di certo l'avrebbero comunque spenta del tutto.

Invece a 17/18 anni, età alla quale molti veri pianisti iniziano a fare concerti in giro, io stavo lì a rieducare le mani, i muscoli e i nervi.
Oggi sono orgoglioso di esserci almeno in una certa parte riuscito, di aver trovato una strada, ma non riesco a evitare di chiedermi quanto sarei potuto essere più bravo ora, se solo avessi inizato fin dal principio con un certo metodo.
Infatti tutt'ora sentire certi passaggi tecnici come troppo difficili mi dà tanto fastidio, specie adesso che non studio più regolarmente.

Per il resto, ora come ora non sono in grado di rispondere del tutto alla tua domanda Sbaffone, non è una domanda semplicissima.
Quando si parla di impostazione della mano c’è davvero da incazzarsi… quanti talenti rovinato da impostazioni assurde
toniz1 28-08-21 21.23
io devo dire di essere stato fortunato... a parte la prima "maestra" del primo corso base (non proprio di altissima qualità) poi sono stato seguito sempre da professionisti seri... impostazione di mano, spalla, schiena etc etc...
alla fine io ho studiato pianoforte dai 9 ai 16 anni... ero arrivato a poter cominciare a studiare per il 5 di pianoforte (sempre da privatista nel caso)... ma ho mollato... studiavo 30 minuti la lezione e più di un'ora per i cavoli miei... al che i miei genitori hanno detto... ok adesso sai suonare... possiamo anche smettere di buttare i soldi... anche perché avevo già avuto un paio di crisi che nn volevo più andare a lezione (non suonare, specifico andare a lezione... perché la classica mi aveva stufato)... e quindi smisi.
però presi il 5 di teoria e solfeggio... avevo un bravo maestro... sveglio e competente... per cui ormai pronto, feci quello e poi chiusi baracca... (classica)...
d_phatt 29-08-21 12.40
@ WTF_Bach
Quando si parla di impostazione della mano c’è davvero da incazzarsi… quanti talenti rovinato da impostazioni assurde
Già...e semplicemente quanti pianisti impossibilitati a esprimersi al meglio delle loro possibilità potenziali.

Riallacciandomi a un discorso precedente, se io dovessi avere un figlio, ammesso che voglia interessarsi del pianoforte, in virtù della mia esperienza potrei subito indirizzarlo in un certo modo, mandarlo da qualche buon maestro di mia conoscenza, eccetera...e si risparmierebbe "gratis" un percorso tecnico doloroso come il mio.
WTF_Bach 29-08-21 12.45
Poi se parliamo di tecnica dell'improvvisazione, ho perso 10 anni per scoprire da me quei tre concetti che, se mi fossero stati spiegati da qualcuno, mi avrebbero messo in sesto in un paio di mesi.