@ anumj
Sarebbe potuto essere tante cose, sicuramente, ma l'obiettivo era realizzare il primo strumento multitimbrico a 88 tasti con una meccanica seria e un'architettura sonora fortemente condizionata dal filtro ricavato dalla vecchia scuola rolandiana del periodo fujitsu... la migliore, imho, anche rispetto a quanto c'è sul mercato oggi.
Il tutto ad un prezzo ed un peso impensabile per quel tempo (tutto sommato ancora adesso). Allo stesso prezzo trovavi cagate, 3 suoni 1 tastiera di merda.
Ancora oggi non esiste uno strumento simile sul mercato.
Il punto che ha creato confusione, nella già disorientata quanto nutrita pletora di insoddisfatti cronici persi nell'eterna ricerca del "piano di plastica che suona come uno vero", è il fatto che uno strumento simile è stato ascritto alla categoria 'piani digitali', per ovvie semplificazioni di mercato.
Si tratta di qualcosa di molto diverso dall'ennesimo finto piano digitale. E' uno strumento di "sintesi", in senso lato, cioè sintetizza in se vari concetti, concedendo all'utente la possibilità di un editing (con editor proprietario) completo, a garanzia di grande flessibilità sonora.
Il PX5s resta uno straordinario sintetizzatore a 88 tasti, capace di combinazioni sonore in grado di stimolare la creatività.
si vero, i filtri del Px5s hanno sorpreso pure me, ho notato in loro quella risonanza liquida tipica dei bei filtri digitali roland presenti negli anni 90 sul d70 o sui campionatori serie S, anche sul jd990.
Era quasi piú interessante come synth digitale che come stage piano e una gui fatta meglio avrebbe invogliato il sound design su quel casio, peccato non si sia puntato abbastanza in quella direzione, complice sicuro anche la gente che oggi spesso giudica le cose in maniera molto superficiale e senza approfondire.
Poi io son dell'idea, e questo l'ho imparato negli anni, che l'iper realismo non sia sempre da preferirsi, dipende dal contesto peró a volte strumenti imperfetti ma con una forte personalitá possono essere come dire ricordati....un cp70 non era realistico rispetto a un pianoforte vero ma era comodo, da trasportare e amplificare, ma proprio quel suo suono diverso lo ha portato negli anni non a sostituire il piano a coda in maniera assoluta ma anche ad essere usato in studio per via del suo timbro che ha caratteristiche sonore diverse da un normale coda microfonato.
Voglio dire, se lo scopo é avere un proprio suono uno potrebbe benissimo farsi dei suoni propri originali su un casio px5s facendo si che proprio questa diversitá da altre controparti molto realistiche ma ahime inevitabilmente impersonali possa divenire un tratto distintivo, ovviamente la cosa non é applicabile in qualsiasi contesto, ovvio che se suoni in un contesto dove serve un super realismo pianistico meglio una nord o una yamaha cp88, ma in altre situazioni magari piú "indie" potrebbe essere anche un modo per avere una propria identitá.