Quali generi hanno ancora qualcosa da dire?

paolo_b3 05-03-26 11.32
@ Raptus
Chi ha detto pagliacciata? Ma perché travisate sempre? c'è una bella differenza tra dire che una cosa non trasmette messaggi al dire che sia una pagliacciata... quella è una cosa per pochi, per una nicchia di persone che apprezzano i virtuosismi, non è una pagliacciata ma nemmeno il genere che sfonderà nei prossimi 10 anni e che ascolteranno tutti i ventenni, ci rendiamo conto della differenza?
Scusami, effettivamente avevi scritto "vestiti da carnevale". Però che un brano così possa già essere incasellato in un concetto di "nuovo genere che ascolteranno tutti i ventenni nei prossimi dieci anni" mi sembra inadeguato. L'evoluzione della musica richiede tempo, "natura non facit saltus".
WhiteMoon 05-03-26 11.51
Raptus ha scritto:
So che siamo abituati a parlare di musica in generale e di parlare della musica che vorremmo o non vorremmo ascoltare, il topic però non è su "quale musica può essere ancora originale?" ma "quale musica può ancora parlare alla gente? cioè dire qualcosa?", non è detto che le due cose vadano di pari passo, anzi molta musica originale (penso alla sperimentale) risulta inascoltabile ad un 90% delle persone.


Il problema è che, ognuno di noi, parla di ciò che conosce, del genere musicale che "frequenta" (cioè che suona o che ascolta). A me, ad esempio, a volte capita che qualcuno mi dica il nome di qualche cantante di oggi ed io NON SO CHI SIA: mai sentito nominare, così, come, i ventenni di oggi (ma anche i cinquantenni che ascoltano solo Musica Italiana), non sanno chi siano Jaco Pastorius, Oscar Peterson, Ella Fitzgerald, Duke Ellington, Etta James...

È difficile, dunque, poter dire quale musica possa ancora parlare alla gente. Io non so che Musica ascolti la gente. Posso parlare solo di ciò che ascolto io...
markelly2 05-03-26 12.24
Forse si può dire che TUTTI i generi parlano alla gente, poi alcuni generi vengono recepiti da molte persone (pop mainstream), altri da poche, o addirittura da nicchie, ma comunque i messaggi, i contenuti non mancano.
Ognuno è tarato su alcuni tipi di musica, e lì dentro ci trova quello di cui ha bisogno.
Quindi forse è improprio dire "a chi vuoi che si rivolgano quei pagliacci che fanno loop?", non è che chi li apprezza è un cretino, qualcuno cerca qualcosa di particolare legato al proprio modo di essere e pensare, e magari lì lo trova.
paolo_b3 05-03-26 13.06
@ markelly2
Forse si può dire che TUTTI i generi parlano alla gente, poi alcuni generi vengono recepiti da molte persone (pop mainstream), altri da poche, o addirittura da nicchie, ma comunque i messaggi, i contenuti non mancano.
Ognuno è tarato su alcuni tipi di musica, e lì dentro ci trova quello di cui ha bisogno.
Quindi forse è improprio dire "a chi vuoi che si rivolgano quei pagliacci che fanno loop?", non è che chi li apprezza è un cretino, qualcuno cerca qualcosa di particolare legato al proprio modo di essere e pensare, e magari lì lo trova.
Il senso che potrebbe avere questa discussione è di capire se ci sono chiamiamoli generi (definizione che non mi piace) che possano interessare un numero significativo di persone in un'area geografica (parolone che vuol significare "Italia, Europa, mondo occidentale...)

Poi che ciascuno abbia i suoi gusti, anche particolari, direi che non aggiunge nulla di nuovo. Non per fare "la tacca" al tuo intervento...
Raptus 05-03-26 13.42
@ WhiteMoon
Raptus ha scritto:
So che siamo abituati a parlare di musica in generale e di parlare della musica che vorremmo o non vorremmo ascoltare, il topic però non è su "quale musica può essere ancora originale?" ma "quale musica può ancora parlare alla gente? cioè dire qualcosa?", non è detto che le due cose vadano di pari passo, anzi molta musica originale (penso alla sperimentale) risulta inascoltabile ad un 90% delle persone.


Il problema è che, ognuno di noi, parla di ciò che conosce, del genere musicale che "frequenta" (cioè che suona o che ascolta). A me, ad esempio, a volte capita che qualcuno mi dica il nome di qualche cantante di oggi ed io NON SO CHI SIA: mai sentito nominare, così, come, i ventenni di oggi (ma anche i cinquantenni che ascoltano solo Musica Italiana), non sanno chi siano Jaco Pastorius, Oscar Peterson, Ella Fitzgerald, Duke Ellington, Etta James...

È difficile, dunque, poter dire quale musica possa ancora parlare alla gente. Io non so che Musica ascolti la gente. Posso parlare solo di ciò che ascolto io...
E' proprio per questo che ho trovato l'esigenza di creare questo topic, proprio perché nessuno se lo chiede mai, eppure è una delle cose più importanti.
Stiamo tutti a coltivare il nostro orticello e ci barrichiamo dietro alla frase "io faccio quello che mi piace e che voglio, me ne frego del mondo".
Stiamo a fare discussioni su discussioni criticando il mondo attuale, musica, IA, social... però non si parla mai davvero del rapporto stretto, sanguigno, viscerale tra artista-genere(lasciatemi usare questo termine, se volete chiamiamolo stile) e ascoltatori.
Quando andai al conservatorio nella mia breve esperienza di qualche anno fa feci con sorprendente soddisfazione ben due esami di Storia del Jazz. In quel frangente, studiando le vite degli artisti, mi sono reso conto in un modo che non immaginavo prima di quando un genere, un artista e la musica sia legata ad un particolare contesto storico e sociale, una cosa che oggi vedo che o è data per scontata (ma non è presa in considerazione) oppure è proprio ignorata.
WhiteMoon 05-03-26 14.19
Raptus ha scritto:
un genere, un artista e la musica sia legata ad un particolare contesto storico e sociale,


È vero! Parlavo proprio ieri con un amico che, sapendo che suono, mi ha chiesto perché non vada, insieme al mio Gruppo, a suonare ai Matrimoni. Gli ho risposto che suono in un Gruppo Blues e che, caso mai non lo sapesse, il Blues non è propriamente il genere più adatto da suonare ad un Matrimonio. Infatti, originariamente, il Blues (come anche altri generi, ad esempio il Tango), era il genere musicale dei "Bassifondi", degli emarginati, di persone che vivevano un forte disagio sociale (delinquenza, droga, prostituzione, galera, disoccupazione, tradimenti, ecc.) e, quindi, riflettendo i testi in modo crudo queste condizioni sociali, non è il genere più adatto da suonare ad un Matrimonio anche se, oggi, il Blues, non è più espressione di un certo ceto sociale disagiato ed emarginato...
Ovidio 05-03-26 18.09
Raptus ha scritto:
mi sono reso conto in un modo che non immaginavo prima di quando un genere, un artista e la musica sia legata ad un particolare contesto storico e sociale, una cosa che oggi vedo che o è data per scontata (ma non è presa in considerazione) oppure è proprio ignorata

Perdonami Raptus, ma secondo me le premesse sono sbagliate. Non esiste alcuna musica che parla alla gente. Esistono delle major che decidono cosa proporre in una determinata stagione, esattamente come funziona per la moda, i libri, i dibattiti, etc. La fonte principale è la circolazione delle idee che si tramuta in fatti, eventi che a loro volta generano i trend sui quali i produttori (leggasi: business) basano le loro scelte, ricerche di mercato, strategie di marketing, etc etc .. finché non lanciano il prodotto in serie, che alla massa (la gente) piove dall'alto, senza richiesta alcuna: in questa ottica, massa = consumatori.
Come in tutte le forme di arte/artigianato, esiste l'oggetto dozzinale e quello ricercato (esempio: il tappeto del cinese da 10 euro e quello persiano da 2000 euro): la maggioranza avrà interesse per il primo. Una minoranza tendente al perfezionismo cercherà forme più ricercate, complesse, etc.
Bob_Braces 05-03-26 18.21
@ paolo_b3
Certo si capisce che non sono banali, però sono o no un esercizio di stile?
Uhm, se intendiamo "esercizio di stile" propriamente detto alla Queneau, inteso come calco/rivistazione programmatica di un linguaggio già esistente ti direi di no, o, almeno, personalmente non conosco altri esempi che assomiglino a questi due bei tipi. Se intendiamo esercizio di stile come performance manieristica, secondo me nemmeno, ma qui è perché, sempre personalmente, mi sembra che abbiano qualcosa da dire e non solo da mostrare. Insomma, mi sembra che ci siano dei reali contenuti e, in definitiva, sincerità e verità di espressione, che è appunto ciò che distingue la sostanza dalla maniera.
Raptus 05-03-26 19.24
@ Ovidio
Raptus ha scritto:
mi sono reso conto in un modo che non immaginavo prima di quando un genere, un artista e la musica sia legata ad un particolare contesto storico e sociale, una cosa che oggi vedo che o è data per scontata (ma non è presa in considerazione) oppure è proprio ignorata

Perdonami Raptus, ma secondo me le premesse sono sbagliate. Non esiste alcuna musica che parla alla gente. Esistono delle major che decidono cosa proporre in una determinata stagione, esattamente come funziona per la moda, i libri, i dibattiti, etc. La fonte principale è la circolazione delle idee che si tramuta in fatti, eventi che a loro volta generano i trend sui quali i produttori (leggasi: business) basano le loro scelte, ricerche di mercato, strategie di marketing, etc etc .. finché non lanciano il prodotto in serie, che alla massa (la gente) piove dall'alto, senza richiesta alcuna: in questa ottica, massa = consumatori.
Come in tutte le forme di arte/artigianato, esiste l'oggetto dozzinale e quello ricercato (esempio: il tappeto del cinese da 10 euro e quello persiano da 2000 euro): la maggioranza avrà interesse per il primo. Una minoranza tendente al perfezionismo cercherà forme più ricercate, complesse, etc.
Tempo fa mi parlavi del metal, se fosse vero quello che dici

1) Il genere non dovrebbe essere mai nato
2) Il genere non dovrebbe mai essersi diffuso così tanto nel mondo, tanto da aver rappresentato oltre che un genere musicale una vera e propria moda, una corrente di pensiero, un modo di vivere e di essere
3) Non dovrebbe mai essere entrato nel mainstream (come in realtà ha fatto ben due volte, negli anni 80 e negli anni 2000)
4) I gruppi non dovrebbero avere testi, non dovrebbero usare armonie particolari per esprimere emozioni diverse perché vince solo il business, quindi una sola idea di metal (è uno dei generi con più sottogeneri esistenti)
5) Probabilmente non ho capito cosa intendi perché come vedi non mi ci trovo proprio in quello che dici
Ovidio 05-03-26 19.54
@ Raptus
Tempo fa mi parlavi del metal, se fosse vero quello che dici

1) Il genere non dovrebbe essere mai nato
2) Il genere non dovrebbe mai essersi diffuso così tanto nel mondo, tanto da aver rappresentato oltre che un genere musicale una vera e propria moda, una corrente di pensiero, un modo di vivere e di essere
3) Non dovrebbe mai essere entrato nel mainstream (come in realtà ha fatto ben due volte, negli anni 80 e negli anni 2000)
4) I gruppi non dovrebbero avere testi, non dovrebbero usare armonie particolari per esprimere emozioni diverse perché vince solo il business, quindi una sola idea di metal (è uno dei generi con più sottogeneri esistenti)
5) Probabilmente non ho capito cosa intendi perché come vedi non mi ci trovo proprio in quello che dici
Immagina due mondi: quello di sopra e quello di sotto. Può accadere che all'interno di quello di sotto si sviluppi progressivamente e in modo incontrollato una capillare propaganda per una o più sottoculture ignorate da quello di sopra: ignorate perché non aderenti ai dettami della morale comune. Però, come dicevo, tale capillarità può arrivare a riempire gli stadi e costringere il mainstream a dedicare a esso una nicchia (d'altronde il business è amorale). Questo è ciò che è accaduto con il metal, un movimento sviluppatosi dal basso, come il punk (di cui è un'emanazione), attraverso passaparola, fanzine, etc. Così è stato anche per il jazz, il blues e altre sottoculture considerate "degenerate", almeno inizialmente, dallo status quo. Ovviamente quando parliamo di metal siamo ancora nell'alveo delle sottoculture giovanili, quindi una nicchia fideistica che non parla alle masse. L'aspetto fideistico è fondamentale perché distingue le sottoculture dal resto.
Questo ovviamente è solo il mio punto di vista.
markelly2 05-03-26 20.07
Non mi è chiaro dove si vuole arrivare: forse che un artista dovrebbe abbracciare il genere più in voga in questo momento storico solo per essere recepito da più persone, anche se quel genere non fa parte del suo "io" interiore?
Suonare musica che non "sentiamo" nostra, pur di avere maggior successo?
Non capisco, sinceramente.
Lo ripeto: ogni genere ha un suo bacino di utenza, se suono musica celtica non potrò ambire ai guadagni di una rockstar ma probabilmente tutti i festival nordici saranno papabili per me. E farò piacere a tutti coloro che seguono il folk di Scozia e Cornovaglia.
Raptus 05-03-26 22.28
@ markelly2
Non mi è chiaro dove si vuole arrivare: forse che un artista dovrebbe abbracciare il genere più in voga in questo momento storico solo per essere recepito da più persone, anche se quel genere non fa parte del suo "io" interiore?
Suonare musica che non "sentiamo" nostra, pur di avere maggior successo?
Non capisco, sinceramente.
Lo ripeto: ogni genere ha un suo bacino di utenza, se suono musica celtica non potrò ambire ai guadagni di una rockstar ma probabilmente tutti i festival nordici saranno papabili per me. E farò piacere a tutti coloro che seguono il folk di Scozia e Cornovaglia.
Quello che hai scritto è tutto giusto, dove si vuole arrivare è molto semplice: capire quali possono essere i generi musicali (stili, modi di fare musica, chiamateli come volete) che secondo voi nei prossimi anni potrebbero avere seguito o comunque "avere senso di esistere" perché avranno un grosso bacino di utenza al quale riusciranno a parlare.
Avete citato il business, anche secondo me la pop chiaramente non morirà, anzi continuerà ad esistere.
Ma come avete anche detto voi esistono altri stili di musica che possono emergere e fare il boom, dal livello inferiore come dice Ovidio al livello superiore cioè un numero maggiore di ascoltatori.
A me sembrava molto semplice da capire, esempio banale: la trap.
E' il genere che ha saputo parlare ai giovani che hanno vissuto il periodo post crisi economica del 2008, ci ha parlato talmente bene che ha saputo fagocitare sia l'underground (uccidendo il rock alternativo) che la pop.
markelly2 05-03-26 23.00
Ho chiesto alla IA di Google, ecco la sua risposta.


"Il panorama musicale futuro sembra muoversi verso una polarizzazione: da un lato la ricerca di iper-autenticità umana, dall'altro l'abbraccio totale della tecnologia liquida.
Ecco i generi e le tendenze che, a mio avviso, avranno più "senso" e mercato nei prossimi anni:

1. New Folk & Raw Acoustic (La risposta all'IA)
Più la musica generata dall'intelligenza artificiale diventerà perfetta e onnipresente, più il pubblico cercherà l'errore umano. Vedremo un ritorno a suoni "sporchi", registrazioni ambientali e strumenti acustici (chitarre scordate, pianoforti verticali, voci senza autotune). È un genere che parla al bisogno di connessione organica.

2. Global regionalism (Oltre il K-Pop)
Il concetto di "musica del mondo" sparirà per lasciare spazio a generi locali che diventano globali senza tradire la propria lingua. Penso all’Afrobeats, all’Amapiano o al Regional Mexicano. Questi stili avranno successo perché offrono un’identità culturale forte in un mondo digitale sempre più omogeneizzato.

3. Hyper-Niche & Micro-Genres
Grazie agli algoritmi, non esisterà più un solo "grande genere". Avranno senso i generi nati per comunità specifiche: l’Ethereal Wave, il Phonk evoluto o il Glitch-core. Il valore qui non è la massa, ma il senso di appartenenza a una tribù digitale ristretta.

4. Functional Music (Musica per scopi specifici)
Crescerà enormemente il bacino d'utenza per la musica "funzionale": suoni studiati per la concentrazione, il sonno o la riduzione dell'ansia (bio-musica). Non è più intrattenimento, ma un vero e proprio strumento di benessere mentale integrato nelle app di salute.

5. Maximalist Pop & Rave Revival
Dopo anni di "sad pop" minimale, c'è una fame crescente di euforia. Generi come l’Hyperpop evoluto o la Eurodance moderna funzioneranno perché parlano a una generazione che vuole catarsi e velocità, riflettendo il ritmo frenetico dei social media.

Secondo te, in questo scenario, prevarrà la voglia di rifugiarsi nel passato (nostalgia) o l'entusiasmo per sperimentazioni sonore mai sentite prima?"
Raptus 06-03-26 09.13
@ markelly2
Ho chiesto alla IA di Google, ecco la sua risposta.


"Il panorama musicale futuro sembra muoversi verso una polarizzazione: da un lato la ricerca di iper-autenticità umana, dall'altro l'abbraccio totale della tecnologia liquida.
Ecco i generi e le tendenze che, a mio avviso, avranno più "senso" e mercato nei prossimi anni:

1. New Folk & Raw Acoustic (La risposta all'IA)
Più la musica generata dall'intelligenza artificiale diventerà perfetta e onnipresente, più il pubblico cercherà l'errore umano. Vedremo un ritorno a suoni "sporchi", registrazioni ambientali e strumenti acustici (chitarre scordate, pianoforti verticali, voci senza autotune). È un genere che parla al bisogno di connessione organica.

2. Global regionalism (Oltre il K-Pop)
Il concetto di "musica del mondo" sparirà per lasciare spazio a generi locali che diventano globali senza tradire la propria lingua. Penso all’Afrobeats, all’Amapiano o al Regional Mexicano. Questi stili avranno successo perché offrono un’identità culturale forte in un mondo digitale sempre più omogeneizzato.

3. Hyper-Niche & Micro-Genres
Grazie agli algoritmi, non esisterà più un solo "grande genere". Avranno senso i generi nati per comunità specifiche: l’Ethereal Wave, il Phonk evoluto o il Glitch-core. Il valore qui non è la massa, ma il senso di appartenenza a una tribù digitale ristretta.

4. Functional Music (Musica per scopi specifici)
Crescerà enormemente il bacino d'utenza per la musica "funzionale": suoni studiati per la concentrazione, il sonno o la riduzione dell'ansia (bio-musica). Non è più intrattenimento, ma un vero e proprio strumento di benessere mentale integrato nelle app di salute.

5. Maximalist Pop & Rave Revival
Dopo anni di "sad pop" minimale, c'è una fame crescente di euforia. Generi come l’Hyperpop evoluto o la Eurodance moderna funzioneranno perché parlano a una generazione che vuole catarsi e velocità, riflettendo il ritmo frenetico dei social media.

Secondo te, in questo scenario, prevarrà la voglia di rifugiarsi nel passato (nostalgia) o l'entusiasmo per sperimentazioni sonore mai sentite prima?"
Molto interessante in effetti. La risposta alla tua domanda dipenderà da quanto forti saranno la New Folk e i Micro Generi, secondo me le correnti più grandi rispetto a quanto forte sarà la nostalgia per chi avrà più di 40 anni.
Se questi nuovi generi riusciranno a fare breccia sui "vecchi" che saranno il bacino più grande, allora sì.
Il Global regionalism lo vedo un fenomeno modaiolo, dubito che i nostri figli andranno avanti per anni imitando i coreani, le identità culturali prima o poi si scontrano col territorio in cui si vive...un po' come halloween, si è praticamente imposto ma continua a non far parte della nostra cultura e lo si vede dal fatto che vince quasi solamente l'aspetto commerciale (non c'è nessuno che mette i ceri per i propri antenati in casa).
paolo_b3 07-03-26 11.28
@ Bob_Braces
Uhm, se intendiamo "esercizio di stile" propriamente detto alla Queneau, inteso come calco/rivistazione programmatica di un linguaggio già esistente ti direi di no, o, almeno, personalmente non conosco altri esempi che assomiglino a questi due bei tipi. Se intendiamo esercizio di stile come performance manieristica, secondo me nemmeno, ma qui è perché, sempre personalmente, mi sembra che abbiano qualcosa da dire e non solo da mostrare. Insomma, mi sembra che ci siano dei reali contenuti e, in definitiva, sincerità e verità di espressione, che è appunto ciò che distingue la sostanza dalla maniera.
Come diceva Guzzanti "'a seconda che hai detto". Si intendevo un'opera realizzata con l'obiettivo di fare qualcosa di diverso senza avere alla base l'espressione delle tensioni dell'artista. Tu hai già risposto, io invece da quel brano non sono riuscito a cogliere nulla, poi per carità un solo brano è un po' poco pe giudicare un artista.

Ecco però attenzione, la musica io la interpreto come fenomeno culturale e sociale, per questo me l'aspetto popolare, ossia deve parlare ad un numero di persone più vasto possibile, diversamente i contenuti sarebbero un po' sprecati.
markelly2 07-03-26 13.07
paolo_b3 ha scritto:
invece da quel brano non sono riuscito a cogliere nulla, poi per carità un solo brano è un po' poco pe giudicare un artista

Il bello del web è che si possono ascoltare tutti i brani che si vuole.
giosanta 08-03-26 15.54
WhiteMoon ha scritto:
È difficile, dunque, poter dire quale musica possa ancora parlare alla gente. Io non so che Musica ascolti la gente. Posso parlare solo di ciò che ascolto io...

Plaudo, condivido e sottoscrivo.
berlex65 08-03-26 17.31
markelly2 ha scritto:
"Il panorama musicale futuro sembra muoversi verso una polarizzazione: da un lato la ricerca di iper-autenticità umana, dall'altro l'abbraccio totale della tecnologia liquida.
Ecco i generi e le tendenze che, a mio avviso, avranno più "senso" e mercato nei prossimi ann

Ma che vuole dire??? Già solo a leggere questa prima parte ti passa la voglia di vedere il resto..!
Ma dai!!
Raptus 08-03-26 17.47
@ berlex65
markelly2 ha scritto:
"Il panorama musicale futuro sembra muoversi verso una polarizzazione: da un lato la ricerca di iper-autenticità umana, dall'altro l'abbraccio totale della tecnologia liquida.
Ecco i generi e le tendenze che, a mio avviso, avranno più "senso" e mercato nei prossimi ann

Ma che vuole dire??? Già solo a leggere questa prima parte ti passa la voglia di vedere il resto..!
Ma dai!!
Cos'ha detto di così sbagliato a parte una banalità? è chiaro che il mondo della musica si spaccherà in due, un po' è già così
berlex65 08-03-26 18.14
@ Raptus
Cos'ha detto di così sbagliato a parte una banalità? è chiaro che il mondo della musica si spaccherà in due, un po' è già così
Ciao scusami ma io sinceramente non riesco a comprendere "la ricerca di iper-autenticità umana" e la "tecnologia liquida". Forse sono di "bassa cultura generale".
Mi fai qualche esempio perfavore?
Grazie
Ciao