il pad: uso, presenza e intellegibilità

zaphod 02-03-24 11.25
premessa: mai usato suoni pianistici layerati.
Avendo da poco YC88, con buoni suoni di contorno (anche piuttosto editabili), mi sono detto "perchè non metterli insieme ad un piano per sottolineare qualche parte tipo un crescendo o un ff?"
Bene, ho messo un synth pad, piuttosto morbido, in layer con un piano acustico e degli strings sintetici con un piano elettrico. Il suono del piano è fisso, invece il volume del layer lo modulo con il pedale di espressione.
Tutto perfetto nella solitudine dello studio casalingo, con i monitor che mi restituiscono suoni impeccabili. Dal vivo cambia tutto: finchè è un momento solo piano e voce, il pad si sente, con il resto degli strumenti (che poi trattasi solo di basso e batteria) il pad non sparisce esattamente, ma diventa un "qualcosa" che riempe certo il sound, però solo a livello di frequenze ma non di note, che diventano incomprensibili.
C'è qualche trucco per far sì che il pad "esca" con la dignità che gli spetta? Filtraggio? Equalizzazione?
maxpiano69 02-03-24 12.28
Caio zaphod, hai tirato fuori un bel tema/problema con il quale mi scontro spesso anch'io e una soluzione definitiva non l'ho mai trovata.

Di sicuro, almeno per me, poter controllare il livello del pad col pedale di espressione (tra un min ed un max che possono anche non essere 0-100%, ma tarati a seconda del pezzo) è imprescindibile e quando/come/quanto farlo entrare dipende appunto dal brano ovvero dallo scopo (diverso è ad esempio se sto accompagnando e voglio far "entrare degli archi" o se sto facendo un intro o perfino un solo)

Dal punto di vista timbrico, anche li ci sono tante variabili: un pad troppo presente (corposo), tipo i classici Warm Pad o Soft Pad, tende ad impastare (specie con il Rhodes), ma d'altronde se troppo sottile è quasi come non averlo o può addirittura risultare fastidioso; categoria a parte quei pad che hanno un po' di sweep sulla fase di attacco, che permette di farne sentire la presenza anche a volumi bassi e che in certe situazioni possono essere utili per arricchire e sottolineare il suono del piano in quella fase, per poi "dileguarsi".

Ecco, una cosa utile quando si parla di layer con un piano (specie acustico) a scopo di rinforzo è usare pad che abbiano un decay, che segua quello naturale del piano, in modo da evitare che su accordi/note tenute la proporzione tra i due cambi (cosa inevitabile se il pad non ha un decay) impastando il tuto.

Dopo di che c'è il solito problema del diverso ascolto tra casa/studio e live, con l'aggravante che la maggioranza dei pad di solito ha effetti stereo (chorus e dintorni) eliminando i quali perde parecchio ma che in live, anche a causa della disposizione degli speaker, possono creare problemi.

Una cosa che ultimamente faccio spesso è quella di limitare il pad layerato ad una zona centrale della tastiera (diciamo tra C2 e C5, ma variabile a seconda della tonalità in cui si suona, nonchè del brano e del suono di pad in questione), ovvero evitare di averlo sulle note troppo basse e troppo alte.

Mi fermo qui, sperando di aver contribuito almeno a darti qualche spunto e seguo con interesse la discussione perchè, come dicevo all'inizio, soluzioni definitive non ne ho e quindi sono curioso di leggere altre esperienze emo
mima85 02-03-24 13.07
zaphod ha scritto:
finchè è un momento solo piano e voce, il pad si sente, con il resto degli strumenti (che poi trattasi solo di basso e batteria) il pad non sparisce esattamente, ma diventa un "qualcosa" che riempe certo il sound, però solo a livello di frequenze ma non di note, che diventano incomprensibili.


Ricordo di aver letto o sentito tempo fa, ma non ricordo chi l'abbia affermato, che lo scopo del pad è proprio quello: riempire ma senza essere troppo percepibile, il che ha anche senso perché come ha detto già maxpiano, con i pad è facile impastare tutto quanto. Quindi, secondo la sua teoria, tu avresti già centrato l'obiettivo emo

Se vuoi comunque renderlo percepibile anche a livello di note suonate, oltre ai consigli sull'attacco del suono che ti sono già stati dati, prova ad equalizzarlo alleggerendolo sulle frequenze basse per evitare i pastoni ed enfatizzando leggermente le medio-alte. Eventualmente, prima di intervenire con l'eq sui medio-alti, prova ad alzare il cutoff del filtro per vedere se già questo è sufficiente.
maxpiano69 02-03-24 13.11
mima85 ha scritto:
Eventualmente, prima di intervenire con l'eq sui medio-alti, prova ad alzare il cutoff del filtro per vedere se già questo è sufficiente.

Bravo, mi hai fatto venire in mente un'altra cosa: con il pedale di espressione, oltre a controllare il volume del pad, si può decidere controllarne anche il cutoff (parallelamente al volume) in modo da "aprirlo" quando lo si vuole far entrare con più decisione (assegnando il pedale anche al Cutoff, ovviamente su un'escursione ragionevolmente limitata; sul Nord Stage questo si fa facilmente con il morphing, credo/spero sia possibile anche sulla YC)
dielle63 02-03-24 15.39
Faccio esattamente tutto quello che fa Max.
Torna molto utile regolare la “lunghezza” del suono solo col decay in modo da poter deselezionare il sustain sotto il pad lasciandolo solo sotto il piano.

Anch’io agisco sul filtro aprendolo col pedale d’espressione o, se il pad è di Hammond, “tiro” i drawbars sempre con lo stesso pedale.

Un uso diverso del pedale sustain lo ottengo facendo il contrario: mi tiene il pad sotto mentre eseguo qualche fraseggio col piano (privo di sustain).
maxtub 02-03-24 15.48
Bellissima discussione .... problema che ho sempre avuto anch'io ... mi avete dato ottimi spunti per provare qualche soluzione!
Thanks a tutti
zaphod 02-03-24 16.21
maxtub ha scritto:
problema che ho sempre avuto anch'io

infatti avevo trovato questo tuo vecchio 3d dove il nostro Vincenzo dava alcuni esempi magistrali. Solo che la mia esigenza è molto più limitata rispetto alla sua

maxpiano69 ha scritto:
Dal punto di vista timbrico, anche li ci sono tante variabili: un pad troppo presente (corposo), tipo i classici Warm Pad o Soft Pad, tende ad impastare (specie con il Rhodes)

il warm pad lo uso solo con il piano acustico, per gli elettrici ho scelto degli archi sintetici che sono più asciutti. Non so come mai, ma sono ancora restio ad usare archi "veri" come pad (anche se YC88 ne ha di belli)

maxpiano69 ha scritto:
una cosa utile quando si parla di layer con un piano (specie acustico) a scopo di rinforzo è usare pad che abbiano un decay, che segua quello naturale del piano,

a questo non avevo pensato, molto interessante, come così devo stare attento agli effetti (sui synth strings avevo messo un chorus, ora che ci penso)

....e direi che su YC non si possa usare contemporaneamente il pedale di espressione per due cose...
wildcat80 03-03-24 14.49
Il problema dei pad è che sono generalmente suoni con una componente di armoniche acute piuttosto povera, anzi, lo spettro di un warm pad classico molto filtrato non è molto diverso da quello della componente "tonebar" del piano Fender. E dare più apertura al filtro per guadagnare qualcosa qualcosa su quella componente finisce per farti perdere chiarezza, perché finirebbe per andare in conflitto con la componente "tine" dell'attacco del piano.
Quindi il rischio è sempre quello di fare un pastone.
L'idea di Max di limitare il layer non è male perché ti permette quantomeno di evitare il pastone in basso.
Oltre a questo accorgimento, se possibile io andrei a equalizzare il pad alleggerendo un po' sulle ottave centrali, e aprendo un filo sopra i 2/2.5 kHz, che ti dà sì un filo di presenza in più ma è molto più discreto come intervento rispetto ad aprire la frequenza di taglio del filtro.
Ovviamente il tutto dipende da quale strumento intendi usare. Se usi RD88 teoricamente potresti intervenire proprio a livello partials, perché ognuno ha un utilissima funzione partials eq a 3 bande semi parametrico.
ifus 17-03-24 14.38
@ wildcat80
Il problema dei pad è che sono generalmente suoni con una componente di armoniche acute piuttosto povera, anzi, lo spettro di un warm pad classico molto filtrato non è molto diverso da quello della componente "tonebar" del piano Fender. E dare più apertura al filtro per guadagnare qualcosa qualcosa su quella componente finisce per farti perdere chiarezza, perché finirebbe per andare in conflitto con la componente "tine" dell'attacco del piano.
Quindi il rischio è sempre quello di fare un pastone.
L'idea di Max di limitare il layer non è male perché ti permette quantomeno di evitare il pastone in basso.
Oltre a questo accorgimento, se possibile io andrei a equalizzare il pad alleggerendo un po' sulle ottave centrali, e aprendo un filo sopra i 2/2.5 kHz, che ti dà sì un filo di presenza in più ma è molto più discreto come intervento rispetto ad aprire la frequenza di taglio del filtro.
Ovviamente il tutto dipende da quale strumento intendi usare. Se usi RD88 teoricamente potresti intervenire proprio a livello partials, perché ognuno ha un utilissima funzione partials eq a 3 bande semi parametrico.
Tutto bello e tutto giusto …. Ma sino a quando si suona live in un piccolo club con propria amplificazione da palco.
Ma se si suona con l’ausilio di un sistema audio con monitor e sistemi verso il pubblico la cosa cambia e non poco. Ed entra in gioco non solo una buona regolazione ma anche una perfetto coordinamento con il tecnico del suono perché come sapete cioè che abbiamo sul palco potrebbe essere ben diverso da quello che sente il pubblico.
giannirsc 17-03-24 16.25
Il pad perfetto È quel timbro che ti accorgi della sua presenza nel momento che non lo suoni quindi non deve essere invasivo io per la mia esperienza lavoro sul filtro perché Molto dipende dalla sua frequenza e poi in base all'utilizzo io molto spesso sei in layer con un pianoforte lo uso solamente dalla nota F3 in poi A meno che non mi serva anche sui bassi
zaphod 18-03-24 10.27
wildcat80 ha scritto:
Ovviamente il tutto dipende da quale strumento intendi usare. Se usi RD88 teoricamente potresti intervenire proprio a livello partials, perché ognuno ha un utilissima funzione partials eq a 3 bande semi parametrico.

RD88 ormai si è involato, l'ho venduto ad un tuo concittadino; mi devo inventare qualcosa su YC88 (ormai mio strumento principale), il quale ha un interessante EQ a frequenza e campanatura variabile, lavoro su quello (se ne possono mettere anche due in serie) e...

giannirsc ha scritto:
Molto dipende dalla sua frequenza e poi in base all'utilizzo io molto spesso sei in layer con un pianoforte lo uso solamente dalla nota F3 in poi A meno che non mi serva anche sui bassi

...magari lo limito sui range bassi per evitare pastone, è un consiglio ricorrente e probabilmente funziona emo