Dino (mio padre) suonava la fisarmonica

1paolo 26-12-25 14.24
La vita di mio padre Dino (Secondo il nome all’anagrafe) e’ per me sempre stata una forte motivazione a “non dimenticare”…
Nato nel 1922, all’inizio del ventennio fasciata; all’età di 11 anni muore il padre, falegname, di polmonite e la famiglia (madre + 1 fratello di 12 anni e una sorella di 4 anni) cade nell’indigenza più assoluta.
Per poter sopravvivere la madre e’ costretta a lasciare lui e mio zio in seminario dai preti ad Alba dove facevano gli inservienti in cambio di vitto, alloggio ma potevano fare le scuole medie.
Mio padre era particolarmente portato per le materie letterarie e poté continuare gli studi facendo il ginnasio ed il liceo (dove conobbe Beppe Fenoglio, suo coetaneo e compagno al liceo) mentre mio zio venne indirizzato al mestiere paterno.
Terminati gli studi inizia la guerra, lui inizia a fare l’insegnante ma, subito dopo l’armistizio viene precettato dall’esercito per fare il corso ufficiali a Roma; finito il corso gli vengono dati i gradi di Tenente in attesa di incarico..
Il treno che lo riportava da Roma a Torino venne intercettato dai tedeschi e dirottato in Germania, destinazione campi di lavoro.
Qui, insieme ad altri compagni di sventura trascorse circa 2 anni dove dimagrì di 20 kg fino al termine della guerra.
Torno’ a casa con mezzi di fortuna e da lì iniziò una vita “normale”.
Divenne il maestro del paese che andava dai genitori dei bambini che non venivano in classe per convincerli a mandarli a scuola (tipo Io speriamo che me la cavo), si fidanzò con mia madre e imparò autodidatta a suonare la fisarmonica perché “c’è sempre un motivo per fare festa”.
Riuscì poi anche a laurearsi in pedagogia lavorando nonostante avesse 3 figli e diventò professore di italiano latino e storia nelle scuole medie del paese.
Non ho mai conosciuto una persona più ottimista di lui, nonostante le prove che dovette sopportare nella sua giovinezza.
La sua fisarmonica ce l’ho io ed ogni tanto provo a suonarla in suo ricordo ..
Spero che quanto ha vissuto la sua generazione non lo debbano mai più rivivere le nostre e quelle dei nostri figli e nipoti, me lo auguro sopra ogni cosa.
vin_roma 26-12-25 17.07
Bella storiaemo.
1paolo 26-12-25 20.38
@ vin_roma
Bella storiaemo.
Le storie delle persone di quella generazione erano molte e molto variegate, quasi tutte però caratterizzate da sofferenze; Melchiorre (proprio come uno dei re Magi ..) era stato mandato a combattere in Russia e si era dovuto tagliare le dita dei piedi con una lametta da barba per evitare che il congelamento portasse alla cancrena. Mio padre riuscì a farlo assumere come bidello della scuola (anziché fare i lavori nei campi o in fabbrica).
Il fratello di un amico di papà, partigiano, venne trovato annegato in una peschiera (regolamento di conti), altri venivano accusati di accaparrarsi l’intero “lancio” di paracadute degli alleati anziché condividerlo con la popolazione .. brutte storie davvero .,
Voglio proprio sperare che siano solo dei ricordi ma e’ utile tenerne viva la memoria
Marcher 27-12-25 00.24
@ 1paolo
La vita di mio padre Dino (Secondo il nome all’anagrafe) e’ per me sempre stata una forte motivazione a “non dimenticare”…
Nato nel 1922, all’inizio del ventennio fasciata; all’età di 11 anni muore il padre, falegname, di polmonite e la famiglia (madre + 1 fratello di 12 anni e una sorella di 4 anni) cade nell’indigenza più assoluta.
Per poter sopravvivere la madre e’ costretta a lasciare lui e mio zio in seminario dai preti ad Alba dove facevano gli inservienti in cambio di vitto, alloggio ma potevano fare le scuole medie.
Mio padre era particolarmente portato per le materie letterarie e poté continuare gli studi facendo il ginnasio ed il liceo (dove conobbe Beppe Fenoglio, suo coetaneo e compagno al liceo) mentre mio zio venne indirizzato al mestiere paterno.
Terminati gli studi inizia la guerra, lui inizia a fare l’insegnante ma, subito dopo l’armistizio viene precettato dall’esercito per fare il corso ufficiali a Roma; finito il corso gli vengono dati i gradi di Tenente in attesa di incarico..
Il treno che lo riportava da Roma a Torino venne intercettato dai tedeschi e dirottato in Germania, destinazione campi di lavoro.
Qui, insieme ad altri compagni di sventura trascorse circa 2 anni dove dimagrì di 20 kg fino al termine della guerra.
Torno’ a casa con mezzi di fortuna e da lì iniziò una vita “normale”.
Divenne il maestro del paese che andava dai genitori dei bambini che non venivano in classe per convincerli a mandarli a scuola (tipo Io speriamo che me la cavo), si fidanzò con mia madre e imparò autodidatta a suonare la fisarmonica perché “c’è sempre un motivo per fare festa”.
Riuscì poi anche a laurearsi in pedagogia lavorando nonostante avesse 3 figli e diventò professore di italiano latino e storia nelle scuole medie del paese.
Non ho mai conosciuto una persona più ottimista di lui, nonostante le prove che dovette sopportare nella sua giovinezza.
La sua fisarmonica ce l’ho io ed ogni tanto provo a suonarla in suo ricordo ..
Spero che quanto ha vissuto la sua generazione non lo debbano mai più rivivere le nostre e quelle dei nostri figli e nipoti, me lo auguro sopra ogni cosa.
Grazie per il tuo racconto, in questo breve racconto ho vissuto un film che poi è quello che mi succedeva quando i miei nonni mi raccontavano del loro vissuto...sono assenze pesanti da sopportare soprattutto in questa storia contemporanea che non vuole saperne di ricordare...Credo che il loro essere passati oltre la soglia dei tempi è per noi una maledizione perché non c'è giorno che non li ricorda ma non solo come persone di famiglia ma come eticità storica, esseri tutto nel tutto e sacrifici fatti con il sorriso...Se ne sono andati anzitempo per fortuna perché non vorrei mai che i loro occhi vedano quello che c'è ora e quello che verrà....
maxipf 27-12-25 07.16
Mio papá, buonanima, era del 1935, durante la guerra era sfollato a Ferrara, paese di origine di mio nonno, e, durante la permanenza lí, fu ferito, fortunatamente di striscio, da un aereo americano. Quando mio nonno seppe dei maltrattamenti subiti dalla famiglia che lo ospitava lo andò a prendere e per sfuggire ai tedeschi ci misero una settimana per tornare a Torino.
Iniziò a lavorare a 10 anni nell’ officina di mio zio, che aveva la “passione” per il gioco d’azzardo e a 16 anni rilevò l’officina, inconsapevole dei numerosi debiti che aveva, nonostante avesse la licenza dì vendita di ricambi Fiat in tutto il Piemonte, ceduta poi ad un famoso ricambista degli anni 50-70 per pagare parte dei debiti.
Si è dovuto rimboccare le maniche lavorando giorno e notte e mia mamma andava ad aiutarlo la sera dopo il lavoro, precario e poco remunerativo giá allora.

Questa storia, insieme alle migliaia che tutti potremmo citare dai ricordi dei nostri parenti, insegna non solo che la guerra non guarda in faccia nessuno, amico o nemico che sia: dare un’arma a uno qualunque é come investirlo di un potere che fa perdere il buonsenso e l’umanità, ma anche che invece di fare fronte comune il popolo bue preferisce la guerra dei poveri.

Non solo, anche la frase “per non dimenticare” viene ultimamente usata per strumentalizzare l’opinione pubblica, dimenticando che tutti, indistintamente, venivano uccisi o deportati senza un valido motivo dai propri simili adeguatamente armati e incitati, solo per un vantaggio prettamente economico, come oggi

Quello che dovremmo realmente “non dimenticare” ed imparare é che armi, guerra, propaganda e vendette, piuttosto che incularelle commerciali varie, fanno vittime soltanto tra la povera gente che alla fine della fiera traina il mondo, indipendentemente dalla razza, dalla religione, e dalle preferenze personali, per tutti i significati che si possono dare alla parola “preferenze”
zaphod 27-12-25 09.40
@ 1paolo
La vita di mio padre Dino (Secondo il nome all’anagrafe) e’ per me sempre stata una forte motivazione a “non dimenticare”…
Nato nel 1922, all’inizio del ventennio fasciata; all’età di 11 anni muore il padre, falegname, di polmonite e la famiglia (madre + 1 fratello di 12 anni e una sorella di 4 anni) cade nell’indigenza più assoluta.
Per poter sopravvivere la madre e’ costretta a lasciare lui e mio zio in seminario dai preti ad Alba dove facevano gli inservienti in cambio di vitto, alloggio ma potevano fare le scuole medie.
Mio padre era particolarmente portato per le materie letterarie e poté continuare gli studi facendo il ginnasio ed il liceo (dove conobbe Beppe Fenoglio, suo coetaneo e compagno al liceo) mentre mio zio venne indirizzato al mestiere paterno.
Terminati gli studi inizia la guerra, lui inizia a fare l’insegnante ma, subito dopo l’armistizio viene precettato dall’esercito per fare il corso ufficiali a Roma; finito il corso gli vengono dati i gradi di Tenente in attesa di incarico..
Il treno che lo riportava da Roma a Torino venne intercettato dai tedeschi e dirottato in Germania, destinazione campi di lavoro.
Qui, insieme ad altri compagni di sventura trascorse circa 2 anni dove dimagrì di 20 kg fino al termine della guerra.
Torno’ a casa con mezzi di fortuna e da lì iniziò una vita “normale”.
Divenne il maestro del paese che andava dai genitori dei bambini che non venivano in classe per convincerli a mandarli a scuola (tipo Io speriamo che me la cavo), si fidanzò con mia madre e imparò autodidatta a suonare la fisarmonica perché “c’è sempre un motivo per fare festa”.
Riuscì poi anche a laurearsi in pedagogia lavorando nonostante avesse 3 figli e diventò professore di italiano latino e storia nelle scuole medie del paese.
Non ho mai conosciuto una persona più ottimista di lui, nonostante le prove che dovette sopportare nella sua giovinezza.
La sua fisarmonica ce l’ho io ed ogni tanto provo a suonarla in suo ricordo ..
Spero che quanto ha vissuto la sua generazione non lo debbano mai più rivivere le nostre e quelle dei nostri figli e nipoti, me lo auguro sopra ogni cosa.
Bella storia, davvero.
1922... lo stesso anno di nascita di mio nonno materno, che fu mandato ad una guerra non sua, arruolato in marina, mi raccontò tanto di quel periodo, tenne pure un piccolo diario che mia mamma custodisce gelosamente.
In concomitanza dell'8 settembre 1943 era a Barcellona, si ammalò di tifo e stette 2 o 3 settimane in ospedale. Poi riuscì a tornare a casa.

Ecco: il ritorno, il ricongiungimento. Mettiamoci nel clima di allora, con i mezzi di allora: le persone sparivano per settimane, mesi, non sapevi dove fossero, se erano morte o catturate; madri, sorelle, padri, vecchi in attesa forse vana, forse di sentire bussare in quel modo caratteristico, o di sentire le grida nel quartiere "è Arturo! è tornato Arturo!!" e la corsa di fuori, l'abbraccio, ritrovare lo sguardo di sempre cambiato per sempre dopo aver visto certe cose.

Ogni ritorno è stato un miracolo, tanti che oggi sono qui forse non sanno nemmeno di esserci per una scelta casuale del padre/nonno/bisnonno, di aver evitato una strada dove c'era un controllo, di non aver trovato tedeschi zelanti, di non essere sulla nave sbagliata, a volte anche di essersi nascosti per paura, si, non c'è niente di vergognoso.

L'altro mio nonno non parlò mai della guerra, di cosa fece. Quando morì, fu mio padre a trovare una sua vecchia patente da cui parrebbe evincersi che era stato autista, di cosa o di chi non è più dato sapere.
1paolo 27-12-25 13.22
Grazie per i vostri contributi, episodi legati alle vostre famiglie ma che sono comuni alla maggior parte delle nostre comunità,
La cosa che più mi ha sorpreso e’ stata la serenità e l’ottimismo contagiosi che queste persone trasmettevano; tutto il contrario rispetto al “sentire” attuale .
zaphod 27-12-25 16.00
1paolo ha scritto:
La cosa che più mi ha sorpreso e’ stata la serenità e l’ottimismo contagiosi che queste persone trasmettevano

è vero: in un primo tempo avevo pensato che fosse dovuto in parte anche al relativo benessere che ci fu nel boom del dopoguerra, che avrebbe potuto mitigare i ricordi più brutti. Invece i ricordi c'erano, ma come dici tu erano permeati di una serenità che non ci appartiene più.
Ricordo che chiesi una volta a mia nonna, che durante la guerra abitava a Vado Ligure (vicino a Savona), cittadina molto bombardata dagli Alleati durante l'occupazione tedesca per via del porto e delle tante industrie siderurgiche, "nel '45 come avete fatto ad accogliere benevolmente gli americani e gli inglesi che vi avevano bombardato fino a poco tempo prima?"
La risposta fu tanto semplice quanto potente: "non ce l'avevamo con loro, ci hanno liberato"

Avevano battezzato addirittura un aereo che ciclicamente faceva un'incursione e lanciava qualche bomba. Non era in formazione, arrivava da solo e sganciava gli ordigni. Come l'avevano chiamato? "Pippetto", un nome innocuo, buffo!

Questa mia nonna ha patito la fame, come tantissimi altri. Ma forse ai miei nonni sono state risparmiate le atrocità che altri hanno dovuto subire (una per tutte: chi non lo sapesse vada a documentarsi sugli stupri che fecero le truppe franco-algerine nel sud-centro Italia mentre risalivano la penisola dopo lo sbarco alleato)

...eppure allora non c'erano ansiolitici, antidepressivi, psicologi (questi sì, ma non ubiqui come ora), chi soffriva di disturbo post-traumatico era uno "scemo di guerra" (non inteso in senso dispregiativo, ovvio, li chiamavano proprio così).

Siamo cambiati.
maxipf 27-12-25 19.18
Quello che preoccupa di più non é solo il fatto che negli ultimi trent’anni chi ha governato e governa ha fatto e fa i propri interessi economici fregandosene allegramente del passato dei suoi cari, causando un impoverimento generale, l’azzeramento della natalitá autoctona e aumentando a dismisura le disparitá sociali, ma che oggi i fondatori dell’Unione europea gettino benzina sul fuoco di guerre che non interessano l’Europa solo per monetizzare o per pagare i debiti all’industria bellica americana, partecipando così a quella stessa guerra che 10 anni fa non interessava a nessuno, oppure chiamando “coloni” degli invasori e permettere che vengano sfollate popolazioni dalle loro terre, e non paghi bombardare campi profughi ed ospedali con la scusa del terrorismo, é un oltraggio a tutti coloro che hanno combattuto e contribuito alla rinascita per un futuro migliore
Ilaria_Villa 27-12-25 19.23
Ringrazio Paolo e Zaphod per le bellissime testimonianze: mi è venuto un magone che non vi dico...
In queste storie ritrovo la storia dei miei genitori Carolina (1922-2013) e Renato (1916-2007), che hanno camminato insieme per 62 anni e otto mesi: una breve separazione, prima del soffio dell'Eternità.
Sono la terzogenita, arrivata a sorpresa, di giovedì grasso e con la neve. Uno scherzetto di carnevale non da poco, tenuto conto che le mie sorelle avevano venti e sedici anni più di me.
Papà, catturato a Tobruk (1941), fu inviato nel campo di prigionia di Zonderwater, Sudafrica, e riuscì a tornare a casa con l'ultimo scambio di prigionieri nel 1943. Fece in tempo a combattere a Porta San Paolo, contro i nazisti, prima di essere congedato. Contabile di giorno, partigiano nelle fila della Resistenza cattolica dopo il lavoro: papà falsificava documenti, creando una nuova identità a ebrei e antifascisti. Si stima che abbia falsificato almeno 1250 documenti, ma si è portato il segreto nella tomba. Solo dopo la sua morte ho scoperto il suo passato. Fu una luce nelle tenebre, così come lo furono i parenti di mia madre, ed è ricordato da Gariwo fra i Giusti milanesi. I miei genitori sono i miei angeli, la mia stella polare, un esempio di dirittura morale. Non avrei potuto avere genitori migliori. Mi mancano ogni giorno, ma non sono mai andati via: sono sempre con me, nel mio cuore.
zaphod 27-12-25 20.10
@ Ilaria_Villa
Ringrazio Paolo e Zaphod per le bellissime testimonianze: mi è venuto un magone che non vi dico...
In queste storie ritrovo la storia dei miei genitori Carolina (1922-2013) e Renato (1916-2007), che hanno camminato insieme per 62 anni e otto mesi: una breve separazione, prima del soffio dell'Eternità.
Sono la terzogenita, arrivata a sorpresa, di giovedì grasso e con la neve. Uno scherzetto di carnevale non da poco, tenuto conto che le mie sorelle avevano venti e sedici anni più di me.
Papà, catturato a Tobruk (1941), fu inviato nel campo di prigionia di Zonderwater, Sudafrica, e riuscì a tornare a casa con l'ultimo scambio di prigionieri nel 1943. Fece in tempo a combattere a Porta San Paolo, contro i nazisti, prima di essere congedato. Contabile di giorno, partigiano nelle fila della Resistenza cattolica dopo il lavoro: papà falsificava documenti, creando una nuova identità a ebrei e antifascisti. Si stima che abbia falsificato almeno 1250 documenti, ma si è portato il segreto nella tomba. Solo dopo la sua morte ho scoperto il suo passato. Fu una luce nelle tenebre, così come lo furono i parenti di mia madre, ed è ricordato da Gariwo fra i Giusti milanesi. I miei genitori sono i miei angeli, la mia stella polare, un esempio di dirittura morale. Non avrei potuto avere genitori migliori. Mi mancano ogni giorno, ma non sono mai andati via: sono sempre con me, nel mio cuore.
grazie a te, Ilaria. Hai ragione ad andare fiera dei tuoi genitori. Gli eroi silenziosi, quelli che salvarono tante vite a scapito della propria, a volte, o comunque rischiando molto, moltissimo. Perchè quando vedi portare via qualcuno che è come te, che è cresciuto con te, non puoi, non devi rimanere indifferente. Temo che oggi sarebbe molto diversa la situazione.
vin_roma 27-12-25 20.52
Ilaria_Villa ha scritto:
Fece in tempo a combattere a Porta San Paolo, contro i nazisti,

Ahah ...magari mio padre e tuo padre si saranno pure conosciuti!
Mio padre raccontava che intorno l'8 settembre '43 ritorno' rocambolescamente a Roma dalla Croazia tra imboscate e treni bersagliati. Era appena 18enne e dal giugno precedente riuscì ad entrare nella polizia militare perché di andare in Russia non gli sembrava il caso ...emo Raccontava che in quelle prime ore, tra un Re scappato e un dittatore arrestato, a Roma non si capiva niente, era tutto allo sbando ma in una caserma al Flaminio organizzarono un gruppo di resistenza in cui fu inquadrato perché dicevano che i tedeschi sarebbero arrivati a breve. Così fu e lui ci raccontava degli scontri a Porta San Paolo, delle "schioppettate" col 91...
Oggi sembrano favole!
1paolo 28-12-25 09.28
@ Ilaria_Villa
Ringrazio Paolo e Zaphod per le bellissime testimonianze: mi è venuto un magone che non vi dico...
In queste storie ritrovo la storia dei miei genitori Carolina (1922-2013) e Renato (1916-2007), che hanno camminato insieme per 62 anni e otto mesi: una breve separazione, prima del soffio dell'Eternità.
Sono la terzogenita, arrivata a sorpresa, di giovedì grasso e con la neve. Uno scherzetto di carnevale non da poco, tenuto conto che le mie sorelle avevano venti e sedici anni più di me.
Papà, catturato a Tobruk (1941), fu inviato nel campo di prigionia di Zonderwater, Sudafrica, e riuscì a tornare a casa con l'ultimo scambio di prigionieri nel 1943. Fece in tempo a combattere a Porta San Paolo, contro i nazisti, prima di essere congedato. Contabile di giorno, partigiano nelle fila della Resistenza cattolica dopo il lavoro: papà falsificava documenti, creando una nuova identità a ebrei e antifascisti. Si stima che abbia falsificato almeno 1250 documenti, ma si è portato il segreto nella tomba. Solo dopo la sua morte ho scoperto il suo passato. Fu una luce nelle tenebre, così come lo furono i parenti di mia madre, ed è ricordato da Gariwo fra i Giusti milanesi. I miei genitori sono i miei angeli, la mia stella polare, un esempio di dirittura morale. Non avrei potuto avere genitori migliori. Mi mancano ogni giorno, ma non sono mai andati via: sono sempre con me, nel mio cuore.
In quella apocalisse di sofferenze ci raccontava di sprazzi di umanità degni di nota: i proprietari dei campi agricoli dove lavoravano i prigionieri passavano loro di nascosto del cibo, rischiando tantissimo; si erano fatti una bilancia di fortuna per dividere le poche cose da mangiare in modo equo.
Inoltre un suo compagno di prigionia con cui andava particolarmente d’accordo divenne poi suo cognato sposando zia Mariuccia (che aveva ai tempi 16 anni)..
Ilaria_Villa 28-12-25 17.33
@ zaphod
grazie a te, Ilaria. Hai ragione ad andare fiera dei tuoi genitori. Gli eroi silenziosi, quelli che salvarono tante vite a scapito della propria, a volte, o comunque rischiando molto, moltissimo. Perchè quando vedi portare via qualcuno che è come te, che è cresciuto con te, non puoi, non devi rimanere indifferente. Temo che oggi sarebbe molto diversa la situazione.
emo
Ilaria_Villa 28-12-25 17.40
@ 1paolo
In quella apocalisse di sofferenze ci raccontava di sprazzi di umanità degni di nota: i proprietari dei campi agricoli dove lavoravano i prigionieri passavano loro di nascosto del cibo, rischiando tantissimo; si erano fatti una bilancia di fortuna per dividere le poche cose da mangiare in modo equo.
Inoltre un suo compagno di prigionia con cui andava particolarmente d’accordo divenne poi suo cognato sposando zia Mariuccia (che aveva ai tempi 16 anni)..
Grazie ancora.