Nei primi giorni dello stand by sono andato fuori dai binari.
Difficoltà di concentrazione, dimenticanze continue di qualsiasi cosa, impulsività incontrollabile, irascibilità e labilità emotiva imprevedibili.
Potrei raccontarvi cose anche molto divertenti, tipo un litigio per un parcheggio in cui, pur avendo torto marcio, mi son incazzato così forte che quello che aveva ragione alla fine mi ha chiesto scusa
Non mi ricordavo quasi mai di aver timbrato l'uscita dal lavoro, infatti avevo il cartellino pieno di doppie timbrature in uscita per dire, una volta ho lasciato un fornello acceso per un giorno intero in casa, cose da pazzi... Era impossibile parlarmi: interrompevo, completavo frasi, intervenivo ad minchiam.
E poi la procrastinazione totale.
Tutto questo casino in testa, ma fisicamente stavo benissimo, dormivo benissimo e non ero affatto stanco.
Sul lavoro non ho avuto problemi perché ho fatto qualcosa come 50 ore di straordinario in 18 giorni lavorati: non ero performante mentalmente, ho fatto tutto bene ma con fatica.
Io sono uno che deve capire, così ho iniziato a documentarmi. Trovo un appiglio, ma ho bisogno di andare a capire alcune cose della mia infanzia, e non è facile perché mia mamma è mancata 19 anni fa, però con fatica trovo quello che mi serviva.
Ne parlo con la psicologa che decide immediatamente di riprendere i colloqui, e di approfondire questa traccia.
Morale della favola, mettendo assieme le risultanze anamnestiche, e facendo alcuni test di screening e di conferma, arriva la diagnosi, che era ciò che immaginavo.
ADHD combinato ad altissimo funzionamento.
Sindrome da disregolazione attentiva e iperattività, con QI molto alto (che è la chiave che mi ha permesso di avere una vita normale).
Burnout scatenato da aumento dello stress esterno e perdita di meccanismi di compenso (lo sport è il più potente regolatore non farmacologico).
Per questo oggi parlavo di menti neurodivegrenti e difficoltà: il pensiero neurodivergente è un talento difficilmente sfruttabile.
Avere quella diagnosi è stata la cosa più bella degli ultimi 45 anni (tolti mia moglie e mio figlio ovviamente).
Non sono matto, questa diagnosi mi ha permesso di comprendere tante cose mie, con cui convivo da sempre, che ho sempre ricondotto ad alcuni eventi spiacevoli della mia vita, e che in alcuni casi non mi sono mai riuscito a spiegare.
Io sono suonato, sono pieno di contraddizioni apparenti, a volte ho comportamenti spiccatamente sociopatici e a volte sono il mattatore, il mio essere privato è lontanissimo dal mio essere pubblico. Sono buono, empatico, ho un senso di giustizia incredibile, però allo stesso tempo sono la persona più irascibile del mondo, capace di dire le cose peggiori.
Quello che mi equilibra, è l'intelligenza.
Come dicevo oggi, l'intelligenza è il cappello regolatore della mente.
Essere o avere ADHD di per sé non è una malattia, significa semplicemente avere un sistema nervoso che ha una diversa regolazione dei neurotrasmettitori di alcuni circuiti neuronali: in particolare c'è un deficit di dopamina tonica nelle connessioni fra la corteccia prefrontale e alcune strutture più antiche come sistema limbico, amigdala e mesencefalo.
È una mente che ha difficoltà a controllare istinti ed emozioni, e anche la memoria di lavoro.
Un'intelligenza molto sviluppata riesce ad attuare delle strategia inconsce per sopperire alla labilità del controllo corticale su attenzione ed emozioni, e a funzionare come chi è neurotipico.
Quali sono le caratteristiche di una mente neurodivergente?
Ve lo faccio spiegare da ChatGPT nel prossimo post