@ orange1978
Stasera in una sala prova ho incontrato una ragazza che conosco che ha portato un suo vecchio synth, un Alesis quadrasynth, ma non la serie tipo QS8 etc...quello vecchio a 76 tasti che ha la rotellona del volume grande come il tappo del serbatoio della benzina, i quattro dials enormi e quei pulsanti stranissimi rettangolari.
che spettacolo!

mi sono letteralmente innamorato dell'estetica di quel synth, super anni novanta stile silicon valley appunto, ne vorrei assolutamente uno anche io! anche solo da tenere lì e giocarci ogni tanto, mica per altro...comunque tra l'altro costruito sembra molto bene e ha una meccanica molto piacevole sotto le dita.
secondo voi si trovano usati a prezzi umani? ....ma sopratutto, c'è da stare attenti ad eventuali magagne particolari quando se ne trova uno usato?
sinceramente conosco pochissimo quella serie di synth, avevo usato un po' il QS nelle varie versioni 6.1, anche quella grigia la 6.2 che a me piaceva molto anche come keybed, sintesi un po' limitata, filtro senza nemmeno risonanza ma aveva la matrice di modulazione, non so come sia questo quadrasynth nel dettaglio.
ditemi qualcosa di più se lo sapete, magari qualcuno di voi lo ha avuto in passato.
Ciao, ho avuto la versione “piano plus” intorno al 2008 e l’ho usata per qualche anno.
La “piano plus” aveva qualche mega di memoria ROM in più rispetto alla 76 tasti normali. L’avevo trovata in un angolo di un negozietto in provincia. Non la voleva nessuno, se ben ricordo il negoziante me la lasció per 180 euro, così la comprai più che altro per curiosità, perché ricordavo di averne letto la recensione su European Musician quando ero ragazzo (edit: credo fosse il 1994 quando European Musician pubblicò la recensione del Quadrasynth prima versione).
Conservo un ottimo ricordo della meccanica, secondo me alla pari di Sy99 e Gem S3, una delle migliori semipesate che si potrebbe desiderare. É vero quello che dici riguardo alla sintesi limitata e al filtro non risonante, però aveva il portamento e un lead classico molto bello. Aveva anche un bel Rhodes, ovviamente basato più sul sound design che sul realismo come quelli di oggi, insomma da suonare era divertente.
Da programmare a me ricordava il Kaway K1 con in più un buon multieffetto. Praticamente mettevi in layer 4 forme d’onda fino a ottenere il risultato voluto e poi lavoravi su inviluppi, modulazioni ed effetti.
Un punto debole, nel senso che non aiutava molto nella programmazione dei suoni, era il display di tipo “custom” simile a quelli che ancora oggi talvolta si trova in alcune tastiere economiche, con le scritte retroilluminate che si accendono di volta in volta in base alla funzione attivata.
Avendola usata parecchio per fare i suoni da zero, mi son fatto l’idea che i progettisti abbiano sacrificato un po’ troppo la comodità dell’editing da pannello a favore dell’estetica, perché ti costringeva a usare quei pochi pulsanti per girare continuamente in un menu un po’ labirintico.
Il rotellone gigante del volume invece era uno spasso per controllare l’espressività dell’esecuzione con la mano sinistra mentre suonavi con la destra. Non so perché nessun produttore di tastiere non ci abbia più pensato, era un controller semplice ed efficace.
La rivendetti dopo qualche anno perché con l’editing intensivo i pulsanti del pannello iniziavano ad aver bisogno di una revisione, e in quel momento non avevo voglia di lavorarci per ripristinarne la funzionalità. Complessivamente la ricordo con piacere come strumento da suonare (un po' meno per il menu di editing).