@ Roberto_Forest
Una volta usavo un ampli da basso, un gallien Krueger, un doppio cono da 12, con i suoni tastieristici. colorava il suono, come è ovvio che sia, non era fatto per riprodurre bene le alte. Però la botta c’era. A quel tempo usavo vst con scheda audio basica. Mi ricordo che il rhodes del lounge lizard, con simulazione Fender di ampli tube, suonava molto bene. Hammond vb3 discreto. Synth lead belli. Quindi i suoni con botta, e quelli più mono, erano anche belli. Ma i pianoforti e orchestrali vari non un granché.
Detto questo, però, con delle buone casse esce bene tutto. Anzi la tendenza di adesso è anche per gli altri musicisti di non usare gli ampli personali dal vivo, soprattutto in situazioni medio piccole. I bassisti penso la maggior parte vadano diretto all’impianto, batteristi sempre di più con quella elettronica. E chitarristi tanti con pedaliera e basta.
Quoto tutto, e ti replico, ringraziandoti della tua esperienza riferita, molto più recente e che risponde ai miei quesiti e dubbi,
Se mi rileggi, ho affermato proprio le medesime cose, i suoni di insieme li lascerei nell'impianto generico.
Il bassista nell'impianto, se non ben equalizzato ed elaborato fonicamente, non con un semplice canale da mixer, esce una chiavica e chi glielo dice al bassista? Nei piccoli gruppi che sento in giro, chi fa questo, sta inguaiato, come si dice dalle mie parti.
A me interessa proprio elaborare gli eventuali cloni Rhodes ed Hammond, se non Wurlitzer o Farfisa o Clavinet, per capirci, a monte, poi mandarli in una amplificazione separata e scelta ad hoc.
Infatti nel titolo io parlo di amplificare ed elaborare,
Sarebbe stato più corretto scrivere il contrario, cioè Elaborare ed amplificare, ora correggo.