Il nuovo conservatorio

  • anonimo
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10-12-18 16.24

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  • Arci66
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10-12-18 17.02

raptus ha scritto:
Poi... che un esame di ingegneria sia più tranquillo di un esame del conservatorio... non sai di cosa stai parlando

Io non ho affermato questoemo la difficoltà è sempre relativa fra soggetto e obiettivo.
  • Raptus
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10-12-18 17.15

@ Arci66
raptus ha scritto:
Poi... che un esame di ingegneria sia più tranquillo di un esame del conservatorio... non sai di cosa stai parlando

Io non ho affermato questoemo la difficoltà è sempre relativa fra soggetto e obiettivo.
Non ce l'avevo con te!
Avevo risposto al discorso di CoccigeSupremo che diceva che lo stress e la tensione di un "live" come esame di fine anno era maggiore di un esame ad ingegneria....per il resto fine discorso.
Unica cosa non capisco perchè in tanti sconsigliate l'iscrizione al Conservatorio. Ho un collega, diplomato al Conservatorio e musicista di professione che mi ha fatto lo stesso discorso: meglio un maestro.... sì ho capito che sarebbe bello avere un tutore che possa seguirci passo passo ma perchè sconsigliate di fare il Conservatorio quando se siete quello che siete è perchè ci siete andati?
Tralascio il fatto della difficoltà di trovare un maestro davvero bravo e con davvero bravo intendo con capacità di saper insegnare con passione per l'insegnamento tanto dall'affezionarsi allo studente (secondo me fondamentale nella musica).
Credo che una laurea, perchè di questo si tratta, sia comunque importante anche e soprattutto come soddisfazione personale... a maggior ragione per chi come me e l'altro utente che ha aperto il topic, non ha potuto seguire un percorso "standard" quando era giovane.
Ps. non ce l'ho con chi sceglie di insegnare, quando però vedo che lo fa il 90% dei diplomati qualcosa non torna....
  • drmacchius
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10-12-18 18.00

@ Arci66
drmacchius ha scritto:
Queste un medico inglese americano, se è dotato, si impegna e non è sfortunato, le ottiene in 20-25 anni di studio lavoro, in Germania o Francia in 25-30, in Italia Mai o magari in 45 anni, quando ormai l‘etá è un limite e il gap di esperienza non permette di essere competitivi con chi si è formato in altri paesi, perché l‘accesso alla formazione e alle esperienze che servono per raggiungere la competenza che serve per poter far valere il talento sono blindati e i posti principali sono assegnati secondo lociche clientelari e nepotistiche.

Lavoro dal 1993 nel settore dell'Ingegneria Industriale: sinceramente di contatti a livello internazionale ne ho avuti tanti e ti posso dire che non è cosi.
Certi meccanismi clientelari e nepotistici sono universali e di umana matrice, da qualche parte più o da qualche altra meno, ma non si scappa.
Tu citi il medico, ti posso dire che anche in quel settore altamente politicizzato, se hai talento ti fai largo, perchè il talento non vale solo per gli artisti, il talento è l'inclinazione naturale di una persona a far bene una certa attività. Conosco personalmente un noto primario romano e ti posso dire che sicuramente papà e mamma o zio non lo potevano aiutare.
Le capacità che poi sviluppa il singolo nel crearsi il proprio network di conoscenze possono sicuramente fare la differenza, ma sempre il singolo se le crea e fanno parte di un'altro tipo di talento.
Fidati, il settore lo conosco e lavoro all‘estero in settori internazionali.
Partire da famiglie che ti sostengono, avere le conoscenze giuste che ti danno i consigli giusti evitandoti di fare errori o investire al meglio il proprio tempo aiuta ovunque, ma la cosa non ha niente a che vedere con le logiche nepotistiche e clientelari all’italiana. Diventare primario non ha niente a che vedere col talento. Per un medico il talento semmai lo si vede in sala operatoria o nell’abilità di risolvere casi clinici, tutte cose che coi criteri di selezione italiani, “il concorso “, non vengono nemmeno valutati perché “non obiettivi”.

Le persone col talento chirurgico più spiccato che abbia mai visto di mestiere facevano gli orologiai e non avevano mai curato nessuno; il più talentuoso dei medici non diventerà mai un chirurgo se non opera; se opererà sempre e solo gente selezionata con criteri all‘italiana, in cui ogni ordinario universitario ha almeno 3-4 parenti con la carriera spianata nei posti chiave dell‘accadenia, potendo decidere di conseguenza chi avrà accesso o meno a una determinata formazione, non ci sarà mai la possibilità di avere modo di valutare il talento.

Se Mozart rinascesse con le stesse doti con cui. Acque 300 anni fa, ma finisse a raccogliere fuori di papavero in Afghanistan, avendo a disposizione come strumento musicale una lattina di fagioli vuota, non diventerebbe il Mozart che conosciamo....le opportunità contano. In paesi in cui le opportunità ce le si compra, chi le ha fa parte dell‘elite e non permette che i suoi pari gli mettano i bastoni fra le ruote. Altrove ci sono le regole e le leggi e la cultura popolare a impedire le oligarchie. Da noi invece il costume tutela e incentiva le lobby di chi può permettersi di fregarmene delle regole e della legge non solo restando impuniti, ma essendo pure sicuri di non essere perseguiti.
  • Bob_Braces
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10-12-18 18.49

raptus ha scritto:
Avevo risposto al discorso di CoccigeSupremo che diceva che lo stress e la tensione di un "live" come esame di fine anno era maggiore di un esame ad ingegneria....per il resto fine discorso


Io ho fatto il conservatorio con il vecchio ordinamento e... ingegneria pure.
Gli esami dell'uno e dell'altra sono, a mio modo di vedere, due situazioni diversissime e difficilmente comparabili.
Personalmente, il tipo di fatica psicofisica dell'esame di diploma in conservatorio non l'ho più ritrovata in nessun altro tipo di esperienza.
Ciò detto, se parliamo di percorso complessivo, allora convengo che prendersi la laurea in ingegneria è più "difficile" che portare a casa un diploma di strumento (parlo sempre di vecchio ordinamento).

Bob

10-12-18 18.59

raptus ha scritto:
Avevo risposto al discorso di CoccigeSupremo che diceva che lo stress e la tensione di un "live" come esame di fine anno era maggiore di un esame ad ingegneria

Ma chi l'ha detto? Hai capito o interpretato proprio male.
Io ho semplicemente detto che ad ingegneria sei un numero, e i professori ti trattano come tale. Non ho parlato di stress nel caso del laureando in ingegneria, ho solo detto che non hai rapporto di alcun tipo con il professore, quindi per forza di cose devi prepararti anche al peggio perchè non sai che tipo è il professore, e studi tutto non tralasciando niente.
Nel caso del laureando in musica al conservatorio, il professore ti conosce, ti guida durante l'anno di settimana in settimana,e ti vede in conservatorio 3/4 volte al giorno, ti chiama per nome e capita di pranzare o farsi la colazione insieme con caffe e cornetto.
Arrivato all'esame la tensione è papabile comunque perchè c'è lui, ma anche una commissione che sta indirettamente giudicando anche il professore se non vede risultati.
Tutto qui.

Ho detto inoltre che all'esame di ingegneria c'è tensione eccome, ma il pubblico "non lo senti" (e io l'università l'ho fatta) perchè sai che l'esame lo fai di fronte ad un prof, senza che nessuno possa sentire le cappellate o meno che dici, e a meno di un'umiliazione urlata da parte del prof, te ne torni al tuo posto senza sentirti giudicato dalle altre persone, che non hanno la benchè minima idee delle cose buone o sbagliate che hai detto.

Nel caso di un esame musicale, non stai suonando in cuffia per un professore, ma sei microfonato, se ti blocchi se ne accorgono tutti, la gente inizia parlare, fa applausi di incoraggiamento che rischiano di farti sentire il "poveretto emozionato" della situazione, aumentando il disagio. Ci può essere un commento, una fotografia che distrae, il pensiero di saper di venir filmato...

Volevo dire con il mio discorso solo che il pubblico fa "tanto" ad un esame, mentre in università il pubblico neanche lo percepisci, perchè non ti sente. Tutto qua.

raptus ha scritto:
perchè sconsigliate di fare il Conservatorio quando se siete quello che siete è perchè ci siete andati?

Dipende da cosa punti e da che persona sei: Io personalmente ho bisogno di cazziate tutte le settimane e ho bisogno costantemente di sfide, di trovarmi di fronte a cose che non so fare.
Se sei già un fenomeno e vuoi "perfezionarti" il conservatorio potrebbe andarti "stretto" come "largo" dato che le lezioni durano poco, e ti sbatteresti più per gli altri esami che potrebbero crearti problemi e non lasciarti migliorare nel tuo campo d'applicazione.
Se parti da 0, non è un buon posto, perchè a meno di uno sforzo, ti ritrovi in poco con l'acqua alla gola.
Se vuoi insegnare, puoi capire molte cose guardando ai professori bravi. A me è rimasto impresso Avena. Concetti complicati spiegati in maniera semplice, amichevole e simpatica, come si spiegherebbe tutto ad un bambino. Parole e consigli onesti da padre e musicista. Un professore splendido.

raptus ha scritto:
Credo che una laurea, perchè di questo si tratta, sia comunque importante anche e soprattutto come soddisfazione personale

Vero. Ti affermi come "ruolo". A prescindere dall'utilizzo di quella laurea.

raptus ha scritto:
Ps. non ce l'ho con chi sceglie di insegnare, quando però vedo che lo fa il 90% dei diplomati qualcosa non torna....

Domanda, fatta anche a Vin Roma, senza risposta:
Paese in declino,non riesci, in Italia, a sfondare con la tua musica, e se vuoi campare di serate ti pagano in "visibilità" o a "50 euro massimo a persona". Devi campare, o avere fondi per puntare ad andartene... Cameriere o insegnante? Tu cosa scegli con una laurea in musica?
  • Raptus
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10-12-18 19.22

@ CoccigeSupremo
raptus ha scritto:
Avevo risposto al discorso di CoccigeSupremo che diceva che lo stress e la tensione di un "live" come esame di fine anno era maggiore di un esame ad ingegneria

Ma chi l'ha detto? Hai capito o interpretato proprio male.
Io ho semplicemente detto che ad ingegneria sei un numero, e i professori ti trattano come tale. Non ho parlato di stress nel caso del laureando in ingegneria, ho solo detto che non hai rapporto di alcun tipo con il professore, quindi per forza di cose devi prepararti anche al peggio perchè non sai che tipo è il professore, e studi tutto non tralasciando niente.
Nel caso del laureando in musica al conservatorio, il professore ti conosce, ti guida durante l'anno di settimana in settimana,e ti vede in conservatorio 3/4 volte al giorno, ti chiama per nome e capita di pranzare o farsi la colazione insieme con caffe e cornetto.
Arrivato all'esame la tensione è papabile comunque perchè c'è lui, ma anche una commissione che sta indirettamente giudicando anche il professore se non vede risultati.
Tutto qui.

Ho detto inoltre che all'esame di ingegneria c'è tensione eccome, ma il pubblico "non lo senti" (e io l'università l'ho fatta) perchè sai che l'esame lo fai di fronte ad un prof, senza che nessuno possa sentire le cappellate o meno che dici, e a meno di un'umiliazione urlata da parte del prof, te ne torni al tuo posto senza sentirti giudicato dalle altre persone, che non hanno la benchè minima idee delle cose buone o sbagliate che hai detto.

Nel caso di un esame musicale, non stai suonando in cuffia per un professore, ma sei microfonato, se ti blocchi se ne accorgono tutti, la gente inizia parlare, fa applausi di incoraggiamento che rischiano di farti sentire il "poveretto emozionato" della situazione, aumentando il disagio. Ci può essere un commento, una fotografia che distrae, il pensiero di saper di venir filmato...

Volevo dire con il mio discorso solo che il pubblico fa "tanto" ad un esame, mentre in università il pubblico neanche lo percepisci, perchè non ti sente. Tutto qua.

raptus ha scritto:
perchè sconsigliate di fare il Conservatorio quando se siete quello che siete è perchè ci siete andati?

Dipende da cosa punti e da che persona sei: Io personalmente ho bisogno di cazziate tutte le settimane e ho bisogno costantemente di sfide, di trovarmi di fronte a cose che non so fare.
Se sei già un fenomeno e vuoi "perfezionarti" il conservatorio potrebbe andarti "stretto" come "largo" dato che le lezioni durano poco, e ti sbatteresti più per gli altri esami che potrebbero crearti problemi e non lasciarti migliorare nel tuo campo d'applicazione.
Se parti da 0, non è un buon posto, perchè a meno di uno sforzo, ti ritrovi in poco con l'acqua alla gola.
Se vuoi insegnare, puoi capire molte cose guardando ai professori bravi. A me è rimasto impresso Avena. Concetti complicati spiegati in maniera semplice, amichevole e simpatica, come si spiegherebbe tutto ad un bambino. Parole e consigli onesti da padre e musicista. Un professore splendido.

raptus ha scritto:
Credo che una laurea, perchè di questo si tratta, sia comunque importante anche e soprattutto come soddisfazione personale

Vero. Ti affermi come "ruolo". A prescindere dall'utilizzo di quella laurea.

raptus ha scritto:
Ps. non ce l'ho con chi sceglie di insegnare, quando però vedo che lo fa il 90% dei diplomati qualcosa non torna....

Domanda, fatta anche a Vin Roma, senza risposta:
Paese in declino,non riesci, in Italia, a sfondare con la tua musica, e se vuoi campare di serate ti pagano in "visibilità" o a "50 euro massimo a persona". Devi campare, o avere fondi per puntare ad andartene... Cameriere o insegnante? Tu cosa scegli con una laurea in musica?
Capito quello che dici, sicuramente ho interpretato male.
Col "senno di poi" se rinascessiemo un percorso "ideale" per sopravvivere in questi anni scegliendo musica potrebbe essere:
- scuole medie, liceo musicale e triennio - Conservatorio -> età 22 anni
- triennale in informatica --> 25 anni

Entrambi i percorsi non porterebbero ad un 5 anni pieno però a 25 anni hai la possibilità di scegliere di concludere o uno o l'altro a seconda di quello che riesci. Contando che ovviamente si possono intersecare (ho avuto compagni di ingegneria che facevano il conservatorio).
Peccato che la vita abbia scelto diversamente emo
  • Arci66
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11-12-18 10.38

drmacchius ha scritto:
Partire da famiglie che ti sostengono, avere le conoscenze giuste che ti danno i consigli giusti evitandoti di fare errori o investire al meglio il proprio tempo aiuta ovunque, ma la cosa non ha niente a che vedere con le logiche nepotistiche e clientelari all’italiana.

Secondo me le logiche nepotistiche e clientelari esistono ovunque, non è un problema italiano è un problema relativo all'umanità.
Credo che ci siano molti paesi dove nepostismo e clientelismo abbiano un peso anche maggiore che in Italia.
Cerchiamo di non disprezzare sempre e comunque il nostro paese.
drmacchius ha scritto:
Se Mozart rinascesse con le stesse doti con cui. Acque 300 anni fa, ma finisse a raccogliere fuori di papavero in Afghanistan, avendo a disposizione come strumento musicale una lattina di fagioli vuota, non diventerebbe il Mozart che conosciamo....le opportunità contano.

Ma questo è sempre valido sia ai tempi di Mozart che oggi, anzi forse ai tempi di Mozart era ancora più complicato farsi notare.
Mozart poi non era un uomo di talento ma un genio...chissa quante persone geniali sono nate su questo pianeta e il caso ha fatto si che non potessero dare sfogo alla loro genialtà.
Il caso svolge un ruolo fondamentale nella vita di chicchessia e a mio parere ha anche un maggior peso di clientelismo e nepotismo.
  • mike71
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11-12-18 11.00

CoccigeSupremo ha scritto:
Io ho semplicemente detto che ad ingegneria sei un numero, e i professori ti trattano come tale. Non ho parlato di stress nel caso del laureando in ingegneria, ho solo detto che non hai rapporto di alcun tipo con il professore, quindi per forza di cose devi prepararti anche al peggio perchè non sai che tipo è il professore, e studi tutto non tralasciando niente.
Nel caso del laureando in musica al conservatorio, il professore ti conosce, ti guida durante l'anno di settimana in settimana,e ti vede in conservatorio 3/4 volte al giorno, ti chiama per nome e capita di pranzare o farsi la colazione insieme con caffe e cornetto.

Si questo ho parzialmente da dissentire, nel biennio e negli esami usati per scremare, tu sei un numero, è vero, ma mano a mano che vai avanti ed inizi a seguire esami specialistici, le classi diventano più piccole e quindi inizi ad essere seguito meglio. Quando preparavo la laurea, con il mio relatore ci incontravamo una volta a settimana. Poi a botta di fortuna era anche stato scelto per la commissione per l'esame di stato. Non per tutti è il caso questo è vero e ci sono casi in cui il professore non lo vedi.
Non avendo studiato al conservatorio, purtroppo non posso dire di come sia differente. Però secondo me una volta arrivati al triennio (del vecchio ordinamento, adesso con la rivorma si tratterebbe della laurea magistrale) le cose cambiano.
  • Arci66
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11-12-18 13.04

mike71 ha scritto:
Si questo ho parzialmente da dissentire, nel biennio e negli esami usati per scremare, tu sei un numero, è vero, ma mano a mano che vai avanti ed inizi a seguire esami specialistici, le classi diventano più piccole e quindi inizi ad essere seguito meglio.

Il mio primissimo lavoro da ricercatore, retribuito, me lo procurò il professore relatore della mia tesi presso un ente di ricerca, mentre per i primi anni di università concordo che ci si sente una goccia nel mare.
  • drmacchius
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12-12-18 00.40

@ Arci66
drmacchius ha scritto:
Partire da famiglie che ti sostengono, avere le conoscenze giuste che ti danno i consigli giusti evitandoti di fare errori o investire al meglio il proprio tempo aiuta ovunque, ma la cosa non ha niente a che vedere con le logiche nepotistiche e clientelari all’italiana.

Secondo me le logiche nepotistiche e clientelari esistono ovunque, non è un problema italiano è un problema relativo all'umanità.
Credo che ci siano molti paesi dove nepostismo e clientelismo abbiano un peso anche maggiore che in Italia.
Cerchiamo di non disprezzare sempre e comunque il nostro paese.
drmacchius ha scritto:
Se Mozart rinascesse con le stesse doti con cui. Acque 300 anni fa, ma finisse a raccogliere fuori di papavero in Afghanistan, avendo a disposizione come strumento musicale una lattina di fagioli vuota, non diventerebbe il Mozart che conosciamo....le opportunità contano.

Ma questo è sempre valido sia ai tempi di Mozart che oggi, anzi forse ai tempi di Mozart era ancora più complicato farsi notare.
Mozart poi non era un uomo di talento ma un genio...chissa quante persone geniali sono nate su questo pianeta e il caso ha fatto si che non potessero dare sfogo alla loro genialtà.
Il caso svolge un ruolo fondamentale nella vita di chicchessia e a mio parere ha anche un maggior peso di clientelismo e nepotismo.
Tu credi...io all‘estero ci lavoro e ci vivo e lavoro con molte colleghi di molte parti del mondo: le logiche nepotistiche e clientelari all’italiana per la mia esperienza le conoscono solo nei paesi balcanici decisamente più arretrati della Turchia e in alcuni paesi arabi e nordafricani (non tutti).
In Europa, ciò che in italia è normale, accettato da tutti e alla luce del giorno, non regola ma norma (nel senso statistico del termine), la maggior delle persone non lo conosce perché se capita lo si tiene nascosto, lo si limita e quando finisce sotto gli occhi di tutti, lo si combatte e punisce. Forse in Grecia e Bulgaria la situazione è simile alla nostra, ma i risultati si vedono pure.
  • lele49
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28-12-18 17.37

@ vin_roma
Entrare a pianoforte "seriamente" a 18/19 anni..., esami e materie a livello universitario, frequenza...
È solo una fabbrica di insegnanti spesso incapaci, musicista lo sai e lo diventi sin da bambino, non per titoli universitari.

...teoria, ritmica e ...percezione musicale?
Non prendiamoci in giro, un anno del mio vecchio "teoria e solfeggio" ne vale otto di questi.
Si pensa ai titoli, ai concorsi, si fanno le abilitazioni per insegnante di sostegno...

Va così, hanno rovinato una delle eccellenze della tradizione italiana.
Ed anche del vecchio esame di armonia complementare,che se ben fatto ,ti apriva la porta alla composizione.ed il dettato melodico...azzz quante cose da dire,per iniziare.
Sempre se fatti da insegnanti validi e capaci,e tu o noi ne sappiamo qualcosa...)perbacco cacio pepe.emoemoemo
  • anonimo
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28-12-18 19.01

Arci66 ha scritto:
Il mio primissimo lavoro da ricercatore, retribuito, me lo procurò il professore relatore della mia tesi presso un ente di ricerca, mentre per i primi anni di università concordo che ci si sente una goccia nel mare.


Generazioni diverse hanno visioni diverse. Chi si è laureato/diplomato 30 anni fa ha visto un mondo diverso da quello di oggi. Se vuoi combinare qualcosa di buono e sei figlio di operai (alias "non hai spinte dall'alto"), oggi ti tocca emigrare, non ci sono cristi. Altrimenti vivi di stenti con lavoretti in nero, tirocini o finto volontariato e stai a casa di mammà fino a 40-50 anni e oltre. Questo vale per la musica, per i medici e per tutto il resto.
  • fulezone
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29-12-18 12.33

@ anonimo
Arci66 ha scritto:
Il mio primissimo lavoro da ricercatore, retribuito, me lo procurò il professore relatore della mia tesi presso un ente di ricerca, mentre per i primi anni di università concordo che ci si sente una goccia nel mare.


Generazioni diverse hanno visioni diverse. Chi si è laureato/diplomato 30 anni fa ha visto un mondo diverso da quello di oggi. Se vuoi combinare qualcosa di buono e sei figlio di operai (alias "non hai spinte dall'alto"), oggi ti tocca emigrare, non ci sono cristi. Altrimenti vivi di stenti con lavoretti in nero, tirocini o finto volontariato e stai a casa di mammà fino a 40-50 anni e oltre. Questo vale per la musica, per i medici e per tutto il resto.
abbiamo una cultura e una storia che possono vantare solo pochi paesi nel mondo,
e siamo ridotti a livelli di ignoranza veramente paradossali!
  • lele49
  • Membro: Expert
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29-12-18 15.06

@ vin_roma
Una volta si studiava per farla, la musica, oggi la si studia per insegnarla.

Ma sono i tempi ad esser cambiati. Prima meno conservatori e un'enormità di sbocchi, oggi tanti conservatori e poche occasioni.
È questo che non capisco, è un cane che si morde la coda, un turbine di insegnante>allievo che diventa insegnante che crea altri insegnanti...
Prima un insegnante aveva l'opportunità di inserirti nella professione, ti chiedeva magari di sostituirlo in orchestra... io stesso ho lavorato grazie ai miei insegnanti ...e per far musica. Il primo lavoro fu quasi un obbligo dicendomi: l'Accademia mi ha chiesto di un pianista classico/moderno per essere diretto da Bernestein, ho fatto il tuo nome, se non ci vai non ti presento agli esami!
Altri tempi...
Grande Vin,proprio altri tempi,è che oggi lavoro nella musica non ce n'è,o poco a dir la verità.
Ti sono grande compagno in questo e ti capisco.