16-04-26 13.46
maxpiano69 ha scritto:
riascoltandoli e soprattutto cercando di capire meglio cosa fanno e come lo fanno, comincia a diventare interessante...
Vero, anch'io li sto approfondendo. Mi sto documentando sul rig e sul workflow del chitarrista: è notevole e vale davvero la pena saperne di più. La loop station è solo la decima parte della pedalboard: essa è composta da una miriade di costosi pedali analogici e digitali boutique, tra cui vari effetti di modulazione, pitch shifter, shimmer reverb, delay, step sequencer e persino un arpeggiatore; l'arsenale è diretto da un midi clock che permette anche la quantizzazione delle tracce sulla loop station, agevolandone così la creazione volante di loop. Ogni brano consta di 3-4 tracce di pattern (la rc-600 può gestirne fino a 6 in parallelo). Lui è un maestro del morphing: applica gli effetti a una frase in loop sino a renderla irriconoscibile, motivo per cui durante una song alcuni pattern cambiano senza che lui tocchi la loop station, e ragion per cui avevo equivocato pensando a sequenze pre-registrate (ovviamente non sono neanche tutti loop creati a catena dall'inizio alla fine, repetita juvant: spesso sono modulazioni estreme del solito loop).
A parer mio, lo definirei un sound designer della chitarra, un avanguardista dello strumento: conosce molto bene le tecniche di sintesi, aspetto non comune nel mondo delle sei corde. Altri in passato si sono cimentati nell'esplorazione di nuovi orizzonti sonori: Robert Fripp, Adrian Belew, Vernon Reid, Bill Frisell, Fred Frith, Buckethead, Nick Reinhart, Marc Ducret, Otomo Yoshihide... l'elenco sarebbe lungo. Oggi, con strumenti digitali dedicati alla modellazione totale del suono, anche mediante AI, la platea si è allargata. E trovo giusto che la "summa" di questo percorso di ricerca dalle radici lontane sia sfociato nel mainstream, rappresentato dagli ADP.
maxpiano69 ha scritto:
Sto pensando anche, però, che forse gli servirebbe un "terzo elemento" per uscire dalla logica del looping
Secondo me si tratta di una scelta dettata dall'urgenza e dall'egocentrismo tipici dei veri artisti. E nella sua urgenza creativa frammista a egocentrismo, pensa che la figura del bassista sia superflua e rimpiazzabile con un loop o un octaver. Attenzione, non intendo affermare che sia una scelta sbagliata, anche se stilisticamente criticabile. C'è da tempo un atteggiamento che ha fatto "scuola", specie in molte formazioni di genere "stoner" e "avantgarde", che tende a escludere il basso, relegando la sua funzione al chitarrista. Ad alimentare-agevolare questa tendenza (e logicamente fare profitto) ci si sono messi pure i produttori con gli octaver polifonici (EHX Pog, Boss con gli ultimi modelli della serie OC, etc.) che riescono a generare l'ottava più bassa della 5a o 6a corda bypassando le altre (anche durante uno strumming). Così si riesce in maniera sommaria a fare a meno del bassista in un genere, il rock, che curiosamente in passato lo considerava elemento indispensabile.