Tri-test

  • WTF_Bach
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22-06-22 13.58

Da Ceccherini, storico negozio nel centro storico di Firenze - peraltro pieno zeppo di piani a coda.

Uno sopra l’altro, tre entry level di sicuro interesse: Kawai ES 110, Yamaha P125 e Casio PX S1100.

Accesi, messi in fila i pedalini damper…e via!

LA KEYBED

Innanzitutto, regoliamo in via preliminare una questione: i tasti neri del Casio sono davvero più leggeri di quelli bianchi, a patto però che si tocchino rigorosamente sul loro millimetro iniziale, con spasmodica attenzione e ponendo una foto a colori di James Pavel Shawcross sul leggio.

Invece per uno come me, seguace della tecnica della “mano di travertino” del maestro Fornaretti Bencotti, non si avverte nessun problema, anzi la keybed è gradevole e fluida - come del resto quelle di Kawai e Yamaha.

Non fanno gridare al miracolo, queste keybed, ma sono assolutamente dignitose e suonabili.

IL SUONO

Qui l’orologiaio ha fatto il colpaccio: il sample è senza dubbio alcuno uno Steinway (e ben campionato) la modellizzazione di risonanze e rumorini è assai ben realizzata, il decay assai lungo e senza loops strani.

La resa globale attraverso gli speaker a incorporati è dignitosa - senza essere un portento di volume; unica pecca i bassi un po’ vuoti e smorti - ma in cuffia o attraverso i line out questo difettuccio sparisce.

Il Kawai invece avrebbe un bel suono, liquido e sonoro - anche se non è quello dell’SK-EX ma quello più vecchiotto dell’EX - come vecchiotto è anche il motore delle risonanze.

Il problema è, come avevo già avuto agio di far notare, lo scarso decay: suonando mf il suono sparisce letteralmente da sotto le dita.

Se si suona senza avere un metro di paragone immediato, uno potrebbe anche non accorgersene, ma suonandolo tete a tete con il Casio e lo Yamaha il confronto è impietoso: il Kawai scompare.

Lo Yamaha ha pure lui un sample vecchio come il cucco (CF III invece che CFX) ed un motore di risonanze poco articolato, ma sopratutto si fa notare per la fangosità e la scarsa definizione, che lo rendono probabilmente il peggiore dei tre. Speaker potenti e sonori, che però paradossalmente concorrono a rendere il sound generale ancor più confuso.

ALTRI SUONI

Premesso che degli altri suoni a me personalmente importa sega, li trovo tutti abbastanza dignitosi, con gli archi del Casio davvero buoni ed i Rhodes passabili (un po’ scampanellante il Kawai).

I tonewheel li lascio al Balla ed ai suoi diluvi di pentatoniche, credo che sarebbe l’ora di smetterla di far finta di mettere un hammond su un piano digitale.

CONNETTIVITÀ

Il Kawai è più murato di una tomba egizia. Niente audio over USB, niente audio rec su USB. Meno male che ha i line out, almeno (teniamo presente che il DGX670, macchina dal rapporto qualità prezzo incredibilmente buono, ha l’audio over USB ma inspiegabilmente non ha i line out).

Lo Yamaha ha un ottima interfaccia audio over USB, che la rende lo strumento d’elezione per chi vuole usare dei VST. Magari il futuro P135 avrà il sample CFX, divenendo così imbattibile.

Il Casio non ha audio over USB, e pur avendo un registratore audio su pennetta USB ha un problema incomprensibile: non ha line in e se uno volesse utilizzare l’altrimenti inutilissima funzione audio Bluetooth per suonare insieme ad una base registrando il tutto sulla chiavetta… non potrebbe. Infatti per usare il Bluetooth bisogna occupare l’unica porta USB A con uno stolido dongle.

Non oso immaginare le quantità alluvionali di sakè andato a male che quell’oligofrenico del progettista deve aver ingurgitato prima di compiere una scelta progettuale talmente dissennata.
  • morgan74
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22-06-22 14.14

@ WTF_Bach
Da Ceccherini, storico negozio nel centro storico di Firenze - peraltro pieno zeppo di piani a coda.

Uno sopra l’altro, tre entry level di sicuro interesse: Kawai ES 110, Yamaha P125 e Casio PX S1100.

Accesi, messi in fila i pedalini damper…e via!

LA KEYBED

Innanzitutto, regoliamo in via preliminare una questione: i tasti neri del Casio sono davvero più leggeri di quelli bianchi, a patto però che si tocchino rigorosamente sul loro millimetro iniziale, con spasmodica attenzione e ponendo una foto a colori di James Pavel Shawcross sul leggio.

Invece per uno come me, seguace della tecnica della “mano di travertino” del maestro Fornaretti Bencotti, non si avverte nessun problema, anzi la keybed è gradevole e fluida - come del resto quelle di Kawai e Yamaha.

Non fanno gridare al miracolo, queste keybed, ma sono assolutamente dignitose e suonabili.

IL SUONO

Qui l’orologiaio ha fatto il colpaccio: il sample è senza dubbio alcuno uno Steinway (e ben campionato) la modellizzazione di risonanze e rumorini è assai ben realizzata, il decay assai lungo e senza loops strani.

La resa globale attraverso gli speaker a incorporati è dignitosa - senza essere un portento di volume; unica pecca i bassi un po’ vuoti e smorti - ma in cuffia o attraverso i line out questo difettuccio sparisce.

Il Kawai invece avrebbe un bel suono, liquido e sonoro - anche se non è quello dell’SK-EX ma quello più vecchiotto dell’EX - come vecchiotto è anche il motore delle risonanze.

Il problema è, come avevo già avuto agio di far notare, lo scarso decay: suonando mf il suono sparisce letteralmente da sotto le dita.

Se si suona senza avere un metro di paragone immediato, uno potrebbe anche non accorgersene, ma suonandolo tete a tete con il Casio e lo Yamaha il confronto è impietoso: il Kawai scompare.

Lo Yamaha ha pure lui un sample vecchio come il cucco (CF III invece che CFX) ed un motore di risonanze poco articolato, ma sopratutto si fa notare per la fangosità e la scarsa definizione, che lo rendono probabilmente il peggiore dei tre. Speaker potenti e sonori, che però paradossalmente concorrono a rendere il sound generale ancor più confuso.

ALTRI SUONI

Premesso che degli altri suoni a me personalmente importa sega, li trovo tutti abbastanza dignitosi, con gli archi del Casio davvero buoni ed i Rhodes passabili (un po’ scampanellante il Kawai).

I tonewheel li lascio al Balla ed ai suoi diluvi di pentatoniche, credo che sarebbe l’ora di smetterla di far finta di mettere un hammond su un piano digitale.

CONNETTIVITÀ

Il Kawai è più murato di una tomba egizia. Niente audio over USB, niente audio rec su USB. Meno male che ha i line out, almeno (teniamo presente che il DGX670, macchina dal rapporto qualità prezzo incredibilmente buono, ha l’audio over USB ma inspiegabilmente non ha i line out).

Lo Yamaha ha un ottima interfaccia audio over USB, che la rende lo strumento d’elezione per chi vuole usare dei VST. Magari il futuro P135 avrà il sample CFX, divenendo così imbattibile.

Il Casio non ha audio over USB, e pur avendo un registratore audio su pennetta USB ha un problema incomprensibile: non ha line in e se uno volesse utilizzare l’altrimenti inutilissima funzione audio Bluetooth per suonare insieme ad una base registrando il tutto sulla chiavetta… non potrebbe. Infatti per usare il Bluetooth bisogna occupare l’unica porta USB A con uno stolido dongle.

Non oso immaginare le quantità alluvionali di sakè andato a male che quell’oligofrenico del progettista deve aver ingurgitato prima di compiere una scelta progettuale talmente dissennata.
Il Casio pxs1100, anche solo per suono e tastiera, è sicuramente quello che batte gli altri due.
  • soicaM
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22-06-22 16.40

Per "colpa" della pornografia mi si è alzata la soglia di eccitamento così come per colpa del p120 mi si è alzata l'aspettativa su un pianoforte elettrico....come si fa? Niente, é così e basta.

Quando la musica era un'arte elitaria furono composti capolavori assoluti, poi man mano che il sapere venne elargito alla massa cominciò il decadimento.
Allo stesso modo quando gli strumenti musicali elettronici venivano costruiti bene costavano molto e pochi potevano permetterseli.
Poi con la globalizzazione sono arrivati gli entry-level, le mid-level e le cineserie varie che hanno dato la possibilità a più persone di possedere roba scadente e così siamo qui oggi con prodotti consumer insoddisfacenti e musica brutta.
Forse qualche cosina si riesce a scovare nel fango ma è come schivare delle pallottole.
Come si fa? Niente, ormai è così.....e basta.
  • paolo_b3
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22-06-22 17.16

@ soicaM
Per "colpa" della pornografia mi si è alzata la soglia di eccitamento così come per colpa del p120 mi si è alzata l'aspettativa su un pianoforte elettrico....come si fa? Niente, é così e basta.

Quando la musica era un'arte elitaria furono composti capolavori assoluti, poi man mano che il sapere venne elargito alla massa cominciò il decadimento.
Allo stesso modo quando gli strumenti musicali elettronici venivano costruiti bene costavano molto e pochi potevano permetterseli.
Poi con la globalizzazione sono arrivati gli entry-level, le mid-level e le cineserie varie che hanno dato la possibilità a più persone di possedere roba scadente e così siamo qui oggi con prodotti consumer insoddisfacenti e musica brutta.
Forse qualche cosina si riesce a scovare nel fango ma è come schivare delle pallottole.
Come si fa? Niente, ormai è così.....e basta.
Sull'aspettativa del pianoforte elettrico ne possiamo parlare, ma sulla soglia di eccitamento...

Macios, attento a quello che scrivi, c'è sempre qualcuno che ti legge. emoemoemo
  • paolo_b3
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22-06-22 17.17

@ WTF_Bach
Da Ceccherini, storico negozio nel centro storico di Firenze - peraltro pieno zeppo di piani a coda.

Uno sopra l’altro, tre entry level di sicuro interesse: Kawai ES 110, Yamaha P125 e Casio PX S1100.

Accesi, messi in fila i pedalini damper…e via!

LA KEYBED

Innanzitutto, regoliamo in via preliminare una questione: i tasti neri del Casio sono davvero più leggeri di quelli bianchi, a patto però che si tocchino rigorosamente sul loro millimetro iniziale, con spasmodica attenzione e ponendo una foto a colori di James Pavel Shawcross sul leggio.

Invece per uno come me, seguace della tecnica della “mano di travertino” del maestro Fornaretti Bencotti, non si avverte nessun problema, anzi la keybed è gradevole e fluida - come del resto quelle di Kawai e Yamaha.

Non fanno gridare al miracolo, queste keybed, ma sono assolutamente dignitose e suonabili.

IL SUONO

Qui l’orologiaio ha fatto il colpaccio: il sample è senza dubbio alcuno uno Steinway (e ben campionato) la modellizzazione di risonanze e rumorini è assai ben realizzata, il decay assai lungo e senza loops strani.

La resa globale attraverso gli speaker a incorporati è dignitosa - senza essere un portento di volume; unica pecca i bassi un po’ vuoti e smorti - ma in cuffia o attraverso i line out questo difettuccio sparisce.

Il Kawai invece avrebbe un bel suono, liquido e sonoro - anche se non è quello dell’SK-EX ma quello più vecchiotto dell’EX - come vecchiotto è anche il motore delle risonanze.

Il problema è, come avevo già avuto agio di far notare, lo scarso decay: suonando mf il suono sparisce letteralmente da sotto le dita.

Se si suona senza avere un metro di paragone immediato, uno potrebbe anche non accorgersene, ma suonandolo tete a tete con il Casio e lo Yamaha il confronto è impietoso: il Kawai scompare.

Lo Yamaha ha pure lui un sample vecchio come il cucco (CF III invece che CFX) ed un motore di risonanze poco articolato, ma sopratutto si fa notare per la fangosità e la scarsa definizione, che lo rendono probabilmente il peggiore dei tre. Speaker potenti e sonori, che però paradossalmente concorrono a rendere il sound generale ancor più confuso.

ALTRI SUONI

Premesso che degli altri suoni a me personalmente importa sega, li trovo tutti abbastanza dignitosi, con gli archi del Casio davvero buoni ed i Rhodes passabili (un po’ scampanellante il Kawai).

I tonewheel li lascio al Balla ed ai suoi diluvi di pentatoniche, credo che sarebbe l’ora di smetterla di far finta di mettere un hammond su un piano digitale.

CONNETTIVITÀ

Il Kawai è più murato di una tomba egizia. Niente audio over USB, niente audio rec su USB. Meno male che ha i line out, almeno (teniamo presente che il DGX670, macchina dal rapporto qualità prezzo incredibilmente buono, ha l’audio over USB ma inspiegabilmente non ha i line out).

Lo Yamaha ha un ottima interfaccia audio over USB, che la rende lo strumento d’elezione per chi vuole usare dei VST. Magari il futuro P135 avrà il sample CFX, divenendo così imbattibile.

Il Casio non ha audio over USB, e pur avendo un registratore audio su pennetta USB ha un problema incomprensibile: non ha line in e se uno volesse utilizzare l’altrimenti inutilissima funzione audio Bluetooth per suonare insieme ad una base registrando il tutto sulla chiavetta… non potrebbe. Infatti per usare il Bluetooth bisogna occupare l’unica porta USB A con uno stolido dongle.

Non oso immaginare le quantità alluvionali di sakè andato a male che quell’oligofrenico del progettista deve aver ingurgitato prima di compiere una scelta progettuale talmente dissennata.
Ottima disamina, maestro. Però buttati, qualcosa dovrai pur mettere sollo alle dita!
  • soicaM
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22-06-22 17.18

@ paolo_b3
Sull'aspettativa del pianoforte elettrico ne possiamo parlare, ma sulla soglia di eccitamento...

Macios, attento a quello che scrivi, c'è sempre qualcuno che ti legge. emoemoemo
Grazie Paolo, eventualmente posso editare?!?!
Io pianto un seme poi non è detto che germogli.
È un po' come fare il contadino, senz'acqua non succede nulla....
  • WTF_Bach
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22-06-22 17.23

@ paolo_b3
Ottima disamina, maestro. Però buttati, qualcosa dovrai pur mettere sollo alle dita!
Per ora sono fortemente indirizzato sul Casio.

Vorrei però provare il DGX670 - per gi amici detto "il catafalco".
  • paolo_b3
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22-06-22 17.32

@ soicaM
Grazie Paolo, eventualmente posso editare?!?!
Io pianto un seme poi non è detto che germogli.
È un po' come fare il contadino, senz'acqua non succede nulla....
Macchè editare, era simpatica!

Macios, metti il braccio... emoemoemo
  • marcokey
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22-06-22 17.34

@ WTF_Bach
Da Ceccherini, storico negozio nel centro storico di Firenze - peraltro pieno zeppo di piani a coda.

Uno sopra l’altro, tre entry level di sicuro interesse: Kawai ES 110, Yamaha P125 e Casio PX S1100.

Accesi, messi in fila i pedalini damper…e via!

LA KEYBED

Innanzitutto, regoliamo in via preliminare una questione: i tasti neri del Casio sono davvero più leggeri di quelli bianchi, a patto però che si tocchino rigorosamente sul loro millimetro iniziale, con spasmodica attenzione e ponendo una foto a colori di James Pavel Shawcross sul leggio.

Invece per uno come me, seguace della tecnica della “mano di travertino” del maestro Fornaretti Bencotti, non si avverte nessun problema, anzi la keybed è gradevole e fluida - come del resto quelle di Kawai e Yamaha.

Non fanno gridare al miracolo, queste keybed, ma sono assolutamente dignitose e suonabili.

IL SUONO

Qui l’orologiaio ha fatto il colpaccio: il sample è senza dubbio alcuno uno Steinway (e ben campionato) la modellizzazione di risonanze e rumorini è assai ben realizzata, il decay assai lungo e senza loops strani.

La resa globale attraverso gli speaker a incorporati è dignitosa - senza essere un portento di volume; unica pecca i bassi un po’ vuoti e smorti - ma in cuffia o attraverso i line out questo difettuccio sparisce.

Il Kawai invece avrebbe un bel suono, liquido e sonoro - anche se non è quello dell’SK-EX ma quello più vecchiotto dell’EX - come vecchiotto è anche il motore delle risonanze.

Il problema è, come avevo già avuto agio di far notare, lo scarso decay: suonando mf il suono sparisce letteralmente da sotto le dita.

Se si suona senza avere un metro di paragone immediato, uno potrebbe anche non accorgersene, ma suonandolo tete a tete con il Casio e lo Yamaha il confronto è impietoso: il Kawai scompare.

Lo Yamaha ha pure lui un sample vecchio come il cucco (CF III invece che CFX) ed un motore di risonanze poco articolato, ma sopratutto si fa notare per la fangosità e la scarsa definizione, che lo rendono probabilmente il peggiore dei tre. Speaker potenti e sonori, che però paradossalmente concorrono a rendere il sound generale ancor più confuso.

ALTRI SUONI

Premesso che degli altri suoni a me personalmente importa sega, li trovo tutti abbastanza dignitosi, con gli archi del Casio davvero buoni ed i Rhodes passabili (un po’ scampanellante il Kawai).

I tonewheel li lascio al Balla ed ai suoi diluvi di pentatoniche, credo che sarebbe l’ora di smetterla di far finta di mettere un hammond su un piano digitale.

CONNETTIVITÀ

Il Kawai è più murato di una tomba egizia. Niente audio over USB, niente audio rec su USB. Meno male che ha i line out, almeno (teniamo presente che il DGX670, macchina dal rapporto qualità prezzo incredibilmente buono, ha l’audio over USB ma inspiegabilmente non ha i line out).

Lo Yamaha ha un ottima interfaccia audio over USB, che la rende lo strumento d’elezione per chi vuole usare dei VST. Magari il futuro P135 avrà il sample CFX, divenendo così imbattibile.

Il Casio non ha audio over USB, e pur avendo un registratore audio su pennetta USB ha un problema incomprensibile: non ha line in e se uno volesse utilizzare l’altrimenti inutilissima funzione audio Bluetooth per suonare insieme ad una base registrando il tutto sulla chiavetta… non potrebbe. Infatti per usare il Bluetooth bisogna occupare l’unica porta USB A con uno stolido dongle.

Non oso immaginare le quantità alluvionali di sakè andato a male che quell’oligofrenico del progettista deve aver ingurgitato prima di compiere una scelta progettuale talmente dissennata.
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  • paolo_b3
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22-06-22 17.36

@ WTF_Bach
Per ora sono fortemente indirizzato sul Casio.

Vorrei però provare il DGX670 - per gi amici detto "il catafalco".
Finora mi sono astenuto dal commentare, ma io sul DGX lascerei perdere. Un baraccone che costa di più, che pesa di più, che occupa più posto. Capisco che abbia il campione che ti piace, ma dopo un po' che lo usi secondo me ti abitui anche a campioni di qualità leggermente inferiore.
Ricorda che con gli entry level se decidi di cambiare ci perdì poco.
  • giosanta
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22-06-22 17.52

paolo_b3 ha scritto:
Ricorda che con gli entry level se decidi di cambiare ci perdì poco.

entry ed escy level...
... è sempre colpa del B3 a due gambe...
  • Sbaffone
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22-06-22 18.20

@ WTF_Bach
Per ora sono fortemente indirizzato sul Casio.

Vorrei però provare il DGX670 - per gi amici detto "il catafalco".
Ottimo anche come pedana per pitturare i soffitti
  • paolo_b3
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22-06-22 18.24

@ giosanta
paolo_b3 ha scritto:
Ricorda che con gli entry level se decidi di cambiare ci perdì poco.

entry ed escy level...
... è sempre colpa del B3 a due gambe...
Cosa c'entro io?!?! emoemoemo
  • giosanta
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22-06-22 19.09

Sbaffone ha scritto:
Ottimo anche come pedana per pitturare i soffitti

Dicesi:" trabattello"... emoemo
  • paolo_b3
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22-06-22 19.23

@ giosanta
Sbaffone ha scritto:
Ottimo anche come pedana per pitturare i soffitti

Dicesi:" trabattello"... emoemo
Il primo pianoforte digitale che per portarlo a casa ti tocca di redigere il DUVRI... emoemoemo
  • Kent83
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22-06-22 19.39

@ WTF_Bach
Da Ceccherini, storico negozio nel centro storico di Firenze - peraltro pieno zeppo di piani a coda.

Uno sopra l’altro, tre entry level di sicuro interesse: Kawai ES 110, Yamaha P125 e Casio PX S1100.

Accesi, messi in fila i pedalini damper…e via!

LA KEYBED

Innanzitutto, regoliamo in via preliminare una questione: i tasti neri del Casio sono davvero più leggeri di quelli bianchi, a patto però che si tocchino rigorosamente sul loro millimetro iniziale, con spasmodica attenzione e ponendo una foto a colori di James Pavel Shawcross sul leggio.

Invece per uno come me, seguace della tecnica della “mano di travertino” del maestro Fornaretti Bencotti, non si avverte nessun problema, anzi la keybed è gradevole e fluida - come del resto quelle di Kawai e Yamaha.

Non fanno gridare al miracolo, queste keybed, ma sono assolutamente dignitose e suonabili.

IL SUONO

Qui l’orologiaio ha fatto il colpaccio: il sample è senza dubbio alcuno uno Steinway (e ben campionato) la modellizzazione di risonanze e rumorini è assai ben realizzata, il decay assai lungo e senza loops strani.

La resa globale attraverso gli speaker a incorporati è dignitosa - senza essere un portento di volume; unica pecca i bassi un po’ vuoti e smorti - ma in cuffia o attraverso i line out questo difettuccio sparisce.

Il Kawai invece avrebbe un bel suono, liquido e sonoro - anche se non è quello dell’SK-EX ma quello più vecchiotto dell’EX - come vecchiotto è anche il motore delle risonanze.

Il problema è, come avevo già avuto agio di far notare, lo scarso decay: suonando mf il suono sparisce letteralmente da sotto le dita.

Se si suona senza avere un metro di paragone immediato, uno potrebbe anche non accorgersene, ma suonandolo tete a tete con il Casio e lo Yamaha il confronto è impietoso: il Kawai scompare.

Lo Yamaha ha pure lui un sample vecchio come il cucco (CF III invece che CFX) ed un motore di risonanze poco articolato, ma sopratutto si fa notare per la fangosità e la scarsa definizione, che lo rendono probabilmente il peggiore dei tre. Speaker potenti e sonori, che però paradossalmente concorrono a rendere il sound generale ancor più confuso.

ALTRI SUONI

Premesso che degli altri suoni a me personalmente importa sega, li trovo tutti abbastanza dignitosi, con gli archi del Casio davvero buoni ed i Rhodes passabili (un po’ scampanellante il Kawai).

I tonewheel li lascio al Balla ed ai suoi diluvi di pentatoniche, credo che sarebbe l’ora di smetterla di far finta di mettere un hammond su un piano digitale.

CONNETTIVITÀ

Il Kawai è più murato di una tomba egizia. Niente audio over USB, niente audio rec su USB. Meno male che ha i line out, almeno (teniamo presente che il DGX670, macchina dal rapporto qualità prezzo incredibilmente buono, ha l’audio over USB ma inspiegabilmente non ha i line out).

Lo Yamaha ha un ottima interfaccia audio over USB, che la rende lo strumento d’elezione per chi vuole usare dei VST. Magari il futuro P135 avrà il sample CFX, divenendo così imbattibile.

Il Casio non ha audio over USB, e pur avendo un registratore audio su pennetta USB ha un problema incomprensibile: non ha line in e se uno volesse utilizzare l’altrimenti inutilissima funzione audio Bluetooth per suonare insieme ad una base registrando il tutto sulla chiavetta… non potrebbe. Infatti per usare il Bluetooth bisogna occupare l’unica porta USB A con uno stolido dongle.

Non oso immaginare le quantità alluvionali di sakè andato a male che quell’oligofrenico del progettista deve aver ingurgitato prima di compiere una scelta progettuale talmente dissennata.
Eh.. da due settimane ho il P125 in noleggio al posto del Kawai.
Per quanto lo uso, per quanto ne capisco, per quanto faccio affidamento alle impressioni.. io prenderei ancora il Kawai. A questo punto pure il Casio va provato.
  • zerinovic
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22-06-22 22.05

@ WTF_Bach
Per ora sono fortemente indirizzato sul Casio.

Vorrei però provare il DGX670 - per gi amici detto "il catafalco".
comunque con il dongle bluetooth usb, midi e audio, secondo me riesci a farci diverse cose, andrebbe testato, magari non è l’ideale a suonarci vst,ma a livello didattico, trasmissione midi e acquisizione audio si..altrimenti non si spiega questa insistenza a mettere su il bluetooth.
  • Sbaffone
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22-06-22 22.43

@ giosanta
Sbaffone ha scritto:
Ottimo anche come pedana per pitturare i soffitti

Dicesi:" trabattello"... emoemo
Ottimo nome per uno stage, bisogna consigliarlo allo zio, Crumar Trabattello!!!

In due versioni 76/88
  • WTF_Bach
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23-06-22 02.04

@ zerinovic
comunque con il dongle bluetooth usb, midi e audio, secondo me riesci a farci diverse cose, andrebbe testato, magari non è l’ideale a suonarci vst,ma a livello didattico, trasmissione midi e acquisizione audio si..altrimenti non si spiega questa insistenza a mettere su il bluetooth.
Il problema è un altro.

Voglio registrare un mio assolo su un aebersold.

L’audio in non c’è più, quindi devo inviare la base via Bluetooth.

Ma per usare il bluetooth devo usare la porta USB col dongle, quindi non posso più usare l’audio rec su USB.

  • d_phatt
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23-06-22 02.11

@ WTF_Bach
Il problema è un altro.

Voglio registrare un mio assolo su un aebersold.

L’audio in non c’è più, quindi devo inviare la base via Bluetooth.

Ma per usare il bluetooth devo usare la porta USB col dongle, quindi non posso più usare l’audio rec su USB.

Un esempio da manuale di perfetta anti-ingegneria. Roba da farsi venire il mal di stomaco...