Disdetta Accordo SIAE-SOUNDREEF LTD/LEA

  • MarioSynth
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04-08-22 10.09

Per gli interessati, da una newsletter:


""Da sito Siae. "DISDETTA ACCORDO SIAE-SOUNDREEF LTD/LEA"

Si informa che dal 1° luglio 2022 il repertorio amministrato da SIAE non comprende più le opere o quote di opere musicali degli aventi diritto rappresentati da Soundreef Ltd/Lea. Per l’eventuale utilizzazione delle opere amministrate dalle suddette società occorre, pertanto, munirsi di separata licenza per tutti gli eventi di pubblica di esecuzione (anche con musica registrata) ed anche per la diffusione di musica d’ambiente.


Questo il comunicato sul sito della Siae. In sostanza il repertorio amministrato da SIAE non include più le opere o quote di opere musicali degli aventi diritto rappresentati da Soundreef Ltd/Lea. La Società Italiana degli Autori ed Editori ha infatti avvisato che il pagamento della quota per la licenza di riproduzione della musica di sottofondo e live nei locali pubblici a SIAE copre solo ed esclusivamente i suoi autori. I diritti per gli autori di Soundreef vanno pertanto pagati a quest'ultimi, e questo vuol dire per gli esercenti arrivare a richiedere e pagare il permesso alla nuova società di collecting britannica.

Il problema è che le tariffe non sono cambiate: SIAE non ha ridotto le quote ora che non ha più il catalogo di Soundreef e pertanto la somma delle tariffe Siae e Lea è superiore alle tariffe fino ad oggi praticate dalla sola Siae (con mandato di Soundreef/Lea). Tariffe che vengono decise in modo monopolistico (o duopolistico) dalle società, e non da una parte terza neutrale. Allora che fare? In teoria a seconda del prodotto musicale diffuso o eseguito ( basti pensare al pianista o DJ ) occorrerebbe capire a quale società di collecting appartiene. Come? attraverso questo comodissimo strumento.

Per Siae: https://www.siae.it/it/archivioOpere
Per Soundreef Ltd /Lea: https://leamusica.soundreef.com/it/catalog

Naturalmente il condizionale è d'obbligo...e c'è poco da ridere!

Al momento la questione è finita sui tavoli di AGCOM e del Ministero della Cultura, ma non c'è ancora stata una risposta concreta.""
  • giulio12
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04-08-22 12.22

@ MarioSynth
Per gli interessati, da una newsletter:


""Da sito Siae. "DISDETTA ACCORDO SIAE-SOUNDREEF LTD/LEA"

Si informa che dal 1° luglio 2022 il repertorio amministrato da SIAE non comprende più le opere o quote di opere musicali degli aventi diritto rappresentati da Soundreef Ltd/Lea. Per l’eventuale utilizzazione delle opere amministrate dalle suddette società occorre, pertanto, munirsi di separata licenza per tutti gli eventi di pubblica di esecuzione (anche con musica registrata) ed anche per la diffusione di musica d’ambiente.


Questo il comunicato sul sito della Siae. In sostanza il repertorio amministrato da SIAE non include più le opere o quote di opere musicali degli aventi diritto rappresentati da Soundreef Ltd/Lea. La Società Italiana degli Autori ed Editori ha infatti avvisato che il pagamento della quota per la licenza di riproduzione della musica di sottofondo e live nei locali pubblici a SIAE copre solo ed esclusivamente i suoi autori. I diritti per gli autori di Soundreef vanno pertanto pagati a quest'ultimi, e questo vuol dire per gli esercenti arrivare a richiedere e pagare il permesso alla nuova società di collecting britannica.

Il problema è che le tariffe non sono cambiate: SIAE non ha ridotto le quote ora che non ha più il catalogo di Soundreef e pertanto la somma delle tariffe Siae e Lea è superiore alle tariffe fino ad oggi praticate dalla sola Siae (con mandato di Soundreef/Lea). Tariffe che vengono decise in modo monopolistico (o duopolistico) dalle società, e non da una parte terza neutrale. Allora che fare? In teoria a seconda del prodotto musicale diffuso o eseguito ( basti pensare al pianista o DJ ) occorrerebbe capire a quale società di collecting appartiene. Come? attraverso questo comodissimo strumento.

Per Siae: https://www.siae.it/it/archivioOpere
Per Soundreef Ltd /Lea: https://leamusica.soundreef.com/it/catalog

Naturalmente il condizionale è d'obbligo...e c'è poco da ridere!

Al momento la questione è finita sui tavoli di AGCOM e del Ministero della Cultura, ma non c'è ancora stata una risposta concreta.""
Ok, ma chi controlla per pezzi non di competenza SIAE? Ci saranno eventuali multe contestate da quali ispettori? E se non si pagano i diritti dovuti agli inglesi, chi interverrà? La Regina? emo
  • vin_roma
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04-08-22 12.56

Lo immaginavo che sarebbe diventato un casino.

serve un riscossore unico e super partes che prende tutto e redistribuisce ai vari enti ...ma sarà comunque un costo in più.
  • ruggero
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05-08-22 15.34

ricattatori
  • paolo_b3
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05-08-22 15.41

@ ruggero
ricattatori
C'era da aspettarsela una "ritorsione".
  • ruggero
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05-08-22 16.02

sembra ispirata da qualche film sadico tipo SAW. Qui hai una corda al collo. Più ti muovi e cerchi di liberarti dalla SIAE più di stringe e ti soffoca.
  • vin_roma
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05-08-22 16.17

State sbagliando tutti i giudizi.
  • paolo_b3
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05-08-22 18.22

@ vin_roma
State sbagliando tutti i giudizi.
Guarda, io non sono iscritto, non ho depositato brani, a me un cambio di politica dice poco. Ma spiegami perchè alla Siae deve essere riconosciuto lo stesso importo sia che esegui brani che tutela lei sia che no.

Ti faccio un esempio per chiarire: faccio un concerto con ingresso a pagamento, eseguo solo brani miei che sono depositati presso un ente diverso da Siae. Non dovrei pagare nulla a questi ultimi, mi parrebbe logico, no?

Invece loro si mettono il "carro all'ombra" gli devi comunque dare la stessa cifra e gli altri "fanculo". O sto sbagliando?

Comunque era così anche prima, se facevi un concerto con brani tuoi non depositati presso nessun ente, la Siae la dovevi pagare lo stesso.
  • WTF_Bach
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06-08-22 00.15

Una riforma seria dovrebbe contemplare almeno i seguenti punti:

1) suono solo brani non registrati: non devo un centesimo a nessuno

2) suono in un contesto completamente gratuito: non devo un centesimo a nessuno

3) abolizione di ogni “magheggio statistico”: ogni trimestre si fa il calcolo dei diritti incassati e delle esecuzioni. Si detrae una certa percentuale come remunerazione della SIAE. Poi si divide la somma rimanente per il numero delle esecuzioni, e quello è il “diritto unitario”. Mettiamo il risultato sia un euro.

Un brano che fosse stato eseguito 1000 volte prenderebbe 1000 euro, uno che fosse stato eseguito 2 volte prenderebbe due euro.

Simple as that. E con la tecnologia di oggigiorno, semplicissimo.
  • vin_roma
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06-08-22 05.26

paolo_b3 ha scritto:
Invece loro si mettono il "carro all'ombra" gli devi comunque dare la stessa cifra e gli altri "fanculo". O sto sbagliando?


La seconda che hai detto.

Per quello che so, fino ad ora, tutte le società indipendenti di tutela dei diritti, in mancanza di strutture proprie, avevano accordi con la SIAE che gli permettevano di usarla per il controllo, la riscossione e la redistribuzione dei proventi. Ovviamente questo lavoro per conto terzi, da parte della SIAE, aveva un costo.
  • vin_roma
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06-08-22 06.23

WTF_Bach ha scritto:
1) suono solo brani non registrati: non devo un centesimo a nessuno

Questo ha un senso.

WTF_Bach ha scritto:
2) suono in un contesto completamente gratuito: non devo un centesimo a nessuno

Questo ha meno senso.
Comunque, anche senza percepire moneta, si ha sempre un guadagno dall'uso di prodotti appartenenti ad altri, vuoi per il solo fatto di mettersi in mostra, di apparire o di guadagnare stima e successo tramite le canzoni eseguite.
Se la musica fosse "solida", come il pane, cosa si penserebbe di uno che entrando in un panificio e approfittando dell'assenza del titolare, si riempisse il cofano di panini e poi andasse a regalarli in piazza per dire 'guardate quanto sono bravo e magnanimo'...?

WTF_Bach ha scritto:
3) abolizione di ogni “magheggio statistico”: ogni trimestre si fa il calcolo dei diritti incassati e delle esecuzioni. Si detrae una certa percentuale come remunerazione della SIAE. Poi si divide la somma rimanente per il numero delle esecuzioni, e quello è il “diritto unitario”. Mettiamo il risultato sia un euro.

Un brano che fosse stato eseguito 1000 volte prenderebbe 1000 euro, uno che fosse stato eseguito 2 volte prenderebbe due euro.

Simple as that. E con la tecnologia di oggigiorno, semplicissimo.

Questo è quello che accade, da sempre
...anche se c'è da fare un distinguo tra gli elargitori artistici dei beni tutelati dalla SIAE.
Da una parte ci sono le grandi distribuzioni editoriali, enti artistici, teatri, radio e televisioni che hanno burocrazie solide e controllate e per cui ogni virgola o centesimo usato dal repertorio tutelato viene dichiarato e pagato, da un'altra parte ci sono gli "elargitori" di questi beni artistici che in proporzioni molto più piccole, ma in maniera molto più diffusa, operano in balere, piazze, pianobar, piccole esibizioni...
Ecco, proprio in questo ambito la SIAE aveva rilevato la più grande percentuale di truffe ai danni degli autori/editori perché le dichiarazioni delle musiche eseguite (il borderò) venivano (e sono ancora oggi) "tutelate" solo dall'etica e dalla buona fede dei dichiaranti e che nel 99,999% dei casi queste dichiarazioni non possono neanche essere verificate.
Praticamente nei locali una buona metà dei costi SIAE non andava agli effettivi aventi diritto ma andavano in favore di autori sconosciuti che compilavano il bollettino con abbondanti titoli propri o di conoscenti e che sicuramente non avevano mai eseguito.
La SIAE per questo, per quanto riguardava locali, balere etc., tempo fa decise di non pagare matematicamente tutti i titoli di tutti i borderò ricevuti ma solo i titoli credibili, quindi quelli con editore, quelli dichiarati su CD o altri supporti in commercio o comunque che non venivano dichiarati da un'unica fonte ma che venivano rilevati, anche sporadicamente, a livello nazionale. Solo un 20% dei borderò, estratti casualmente, veniva pagato per intero a tutti i titoli dichiarati (buoni o presunti fasulli).
  • paolo_b3
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06-08-22 08.36

@ vin_roma
paolo_b3 ha scritto:
Invece loro si mettono il "carro all'ombra" gli devi comunque dare la stessa cifra e gli altri "fanculo". O sto sbagliando?


La seconda che hai detto.

Per quello che so, fino ad ora, tutte le società indipendenti di tutela dei diritti, in mancanza di strutture proprie, avevano accordi con la SIAE che gli permettevano di usarla per il controllo, la riscossione e la redistribuzione dei proventi. Ovviamente questo lavoro per conto terzi, da parte della SIAE, aveva un costo.
Secondo quanto riporta Mario:

Il problema è che le tariffe non sono cambiate: SIAE non ha ridotto le quote ora che non ha più il catalogo di Soundreef

Io capisco che da oggi pagherò la stessa quota alla SIAE più una quota aggiuntiva per le altre società di tutela del diritto.
  • Gorans
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11-08-22 19.30

@ paolo_b3
C'era da aspettarsela una "ritorsione".
Ma cosa vi aspettavate da sti qua ?