@ wildcat80
Però occorre fare delle distinzioni.
Un conto è fare la musica con AI dalla A alla Z.
Un conto avere dei tool da impiegare in produzione.
Ci sono tantissimi strumenti usati in produzione da molto prima dello sdoganamento della AI come avvenuto in tempi recenti: tutti i tool di correzione dell'intonazione di fatto si basano su algoritmi guidati da AI da tempi non sospetti, nonché tantissimi tool professionali per mix e master in the box la utilizzano.
Poi ovvio c'è il male come Suno, gli scaler...
Come la mettiamo però con i tool di supporto?
Condivido la riflessione e oggi penso che come ulteriore difficoltà ci sia capire fin dove sia corretto spingersi, quale sia il confine oltre il quale si passa da accettabile a inaccettabile.
Una pre produzione totalmente farlocca o una produzione ibrida in cui i cori sono AI?
Un mix su registrazioni reali che copi lo stile di missaggio di un certo banco di un certo anno o una voce finta.
Nell'articolo ad un certo punto dice che non esistono strumenti che possano dire con assoluta certezza che un pezzo sia stato prodotto in parte o in toto con l'AI e quindi come faremo a dire cosa sia accettabile e cosa no?
Lavoro in una grossa azienda sanitaria che da tempo utilizza tool di AI per refertare, lo fa in doppio (quindi con controllo umano) ma quanto tempo passerà prima che il lato umano della refertazione venga abbandonato?
E' comodo, velocizza il lavoro ma cosa ne sarà di chi deve guardare una lastra o una tac? Tra 2 anni ci saranno ancora esseri umani in grado di riconoscere un'anomalia senza basarsi su un tool di AI?