recensione e comparativa Numa Stage e Numa Concert

  • emidio
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11-07-17 11.38

ciao ragazzuoli,
come molti di voi sanno già, ultimamente mi ero incaponito nella ricerca del mio piano ideale, che avesse sostanzialmente queste caratteristiche:
- Suono corrispondente alle mie esigenze (tema che svilupperò più avanti)
- Keybed decente a 88 tasti
- Dimensioni compatte
- Peso contenuto, al di sotto dei 15 kili.
Ho provato quindi diverse soluzioni che (almeno sulla carta) avrebbero potuto rispondere alle mie necessità, come Acuna88 + RPX, Casio PX5S, Yamaha P115, Ketron GP1 e Studiologic Numa.
Sinceramente mi è sempre mancato qualcosa: o era il suono che non mi andava, o era l’interazione tra tasto e suono, o era qualche funzione di cui poi ho sentito la necessità… Fatto sta che continuavo a cambiare in continuazione, anche perché per me un piano (o una tastiera in genere) può considerarsi provato solo se lo uso durante le mie abituali situazioni musicali (“sul campo”, come dico sempre). Quindi negli ultimi anni ho cambiato diversi strumenti per ricercare quello più adatto a me. L’ultimo in ordine di arrivo è stato il Numa Stage.
Ragazzi, non vi farò aspettare la fine della recensione e ve lo dico subito: era davvero tantissimo tempo che il suono di uno strumento non mi emozionava fino a questo punto! E’ proprio il suono di piano che io stavo cercando, perfetto per il mio stile canoro: dinamicissimo, potente, abbastanza ovattato sulle basse dinamiche per poi “aprirsi” su quelle alte. Realistico senza dubbio, e studiato soprattutto per “uscire” bene da un impianto PA, quindi con i dettagli non fini a sé stessi, ma “al servizio” della performance finale. Se io penso a un piano “da palco”, penso a questo suono.
Suonando quindi il Numa Stage, e godendo di QUEL suono, mi sono detto: se già riesce a darmi queste emozioni (e soddisfazioni ) con una keybed economica (ne parleremo in dettaglio più avanti) come la TP100, cosa dovrà mai essere con la top di gamma TP40w? Ragazzi, capitemi, ora che avevo trovato il MIO suono, ero troppo curioso per fermarmi o tornare indietro. Ho quindi fatto in modo di procurarmi anche un Numa Stage, perché il confronto fosse assoluto: si sarebbe trattato fondamentalmente di tradire i miei credo, perché è una vita che sto ricercando il miglior piano LEGGERO e il Concert pesa la bellezza di 20 kili, cosa (finora) inaudita per me. Ma al cuore – si sa! – non si comanda, e io ormai avevo necessità di capire se quei 7 kili (e oltre 500 euro) in più fossero un sacrificio necessario per il raggiungimento dell’ideale - secondo me - di suono e di interazione tasto/suono.
Iniziamo quindi questo viaggio comparativo tra i due Numa: vi avevo promesso una recensione, invece ne avrete ben due! emo
  • emidio
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11-07-17 11.39

Aspetto

Numa Stage e Numa Concert, a parte la keybed e il colore, sono due piani digitali assolutamente identici. Lo chassis dei due Numa è davvero bello: dà un'idea di robustezza (è metallico) così come uno strumento da palco dovrebbe essere, e tutti i comandi sono di facile accesso; è estremamente compatto per essere un piano . A proposito: sembra assurdo ma – a dispetto del peso superiore - il Numa Concert è ancora più compatto dello Stage, essendo più corto di oltre 4 cm per l’assenza dei due “tacchi” metallici alla estremità della keybed. Nella sua livrea nera il Concert è sicuramente elegante, anche se un po’ anonimo per via del “solito” nero, che però – si sa! - non stanca e non passa mai di moda. Strepitoso il bianco perlato dello Stage, davvero accattivante (vi giuro che vederlo dal vivo gli conferisce una resa assolutamente superiore a quella delle foto). 13 kili per il chiaro, ben 20 - ahimè! – per lo scuro, anche se la forma molto compatta lo rende in comunque estremamente maneggevole. In ogni caso, direi, primo impatto eccellente per entrambi. A mio parere, stonano un po’ i due supporti posti sul retro per l’aggancio del leggio, ma possono essere facilmente rimossi (così come ho subito fatto) con un semplice cacciavite, lasciando così lo chassis più pulito. Midi presente sia tramite usb, sia tramite i canonici OUT/IN/THRU: benissimo. Ottimo l’ingresso AUX munito di gain, utilissimo per mixare fonti esterne alle uscite out dello strumento. Presenti le connessioni per pedale damper e pedale di espressione. Senza dimenticarci la presa di corrente direttamente sul retro senza scomodi trasformatori esterni… Molto professionale!

Ergonomia

Dal momento in cui si preme l’interruttore, i due Numa ci mettono circa 17 secondi per attivarsi, cosa effettivamente un po’ strana per un DP.
I comandi sono sostanzialmente divisi in tre zone del pannello: quella sinistra che permette l’utilizzo dei Numa come master a 2 zone; quello centrale, che permette la selezione dei suoni o il richiamo delle memorie; quella destra, dove ci sono gli effetti applicabili ai suoni e i controlli di volume generale, bilanciamento delle due parti e l’equalizzatore a 2 bande.
Un appunto prettamente personale: l’encoder che controlla il bilanciamento tra le due zone upper e lower (quindi che regola il volume dei suoni utilizzati per costruire layer o split) si trova sulla destra del pannello; è questa una scelta un po’ in controtendenza con la stragrande maggioranza delle tastiere… Personalmente sono più che abituato a gestire il livello del suono in layer con la mano sinistra, quindi sono rimasto estremamente perplesso nel doverlo fare con la destra. Fortunatamente il pedale di espressione è assegnabile, quindi si può delegare tutto al piede.
  • emidio
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11-07-17 11.40

Keybed

Qui sta l’unica (ma fondamentale) differenza tra i due Numa, che per suono e funzioni sono assolutamente identici. TP100 contro TP40w, quindi – in casa Studiologic – l’ultima della classe contro la prima… Ma con 7 kili e tanti bei soldini di differenza. Non è poco. Bisogna quindi capire se ne vale davvero la pena.
Cominciamo a descrivere le due keybed a strumento spento. Quella dello Stage è di plastica bianca, mentre quella del Concert è di legno (visibile alla pressione dei tasti!) rivestito da una copertura in simil avorio. Scorrere le dita sulla keybed dello Stage e poi passare a quella del Concert, è letteralmente come passare dalla lana alla seta: davvero, ragazzi: non può esserci paragone! La TP40w risulta immediatamente più precisa, meno affaticante, più veloce (nella scorrevolezza e nel ritorno). Due keybed completamente agli antipodi.
Accendendo gli strumenti, l’interazione tra tasto e suono traduce in maniera perentoria quanto già percepito a strumento spento: la Concert offre la maniera migliore in assoluto per controllare il generatore sonoro, e – vi dirò - pure troppo... Nel senso che è talmente tanto sensibile, che bisogna letteralmente abituare le dita all’estremo range con cui si può tranquillamente andare dal pianissimo al fortissimo. Paradossalmente, per chi come me non è un pianista puro, una sensazione così tanto realistica rischia di essere allo stesso tempo piacevole ma spiazzante, perché da una macchina digitale non te la aspetti. In ogni caso pare evidente però che, per buona pace di chi accetta di caricarsi un piano di 20 kili e di spendere dei bei soldini in più, la Concert vale assolutamente tali sacrifici.
Discorso ribattuti: ho letto in giro di molti utenti che si sono lamentati del fatto di non riuscire a farli su entrambi i Numa: io ho riscontrato questa difficoltà solo sullo Stage, non certo sul Concert. Molto probabilmente l’ultimo aggiornamento di firmware del Concert (2.3), non ancora disponibile per Stage, ha messo definitivamente le cose a posto. Posso solo dire che – per quella che è la mia esperienza - niente come il Concert mi ha dato la sensazione di trovarmi di fronte a un vero piano a coda.

Suono

E siamo arrivati al dunque: come suonano i due Numa? A questa domanda ho praticamente già risposto: ho semplicemente trovato il suono (il Concert Grand) che ho sempre cercato. Realistico senza dubbio, incredibilmente dinamico e MAI invadente a livello di frequenze. Significa che potete suonarlo in piano solo o in ensemble senza che si perdano i suoi dettagli. Suono legnoso e un po’ ovattato nelle basse velocities che poi si “appuntisce” al crescere delle dinamiche… A mio parere semplicemente fantastico, con quella “botta” che uno strumento da palco dovrebbe sempre dare.
Gli altri suoni sono un buon contorno: pochi, ma buoni. In pratica, oltre al “Concert Grand”, c’è uno “Stage Grand” (che sarebbe un piano più estremo, equalizzato e un po’ compresso, creato per bucare ancora di più il mix), tre piani elettrici (il Rhodes rimane molto “full tines”, molto brillante) di cui un FM piano, un Clavi, due pad (warm pad e strings pad), due organi (hammond e full pipe) e due bassi (acustico ed elettrico).50 sono le locazioni disponibili per poter memorizzare qualsiasi parametro dello strumento, dalla scelta del suono all’attivazione delle parti midi, dalla scelta dell’ottava agli effetti da applicare, dalla curva di dinamica all’assegnazione di pedali e rotelle, eccetera. Molto utile ed efficace l’equalizzatore parametrico a due bande posto sulla destra del pannello, ideale per piccoli ritocchi per far emergere il suono da ogni impianto. Segnalo anche la presenza di un piccolo multieffetto a bordo, utile per “colorare” alcuni suoni (per esempio phaser per i Rhodes o chorus per il pad).
  • emidio
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11-07-17 11.40

Midi

I due Numa sono di fatto anche delle master keyboard a due zone indipendenti. Volendo, il generatore interno può facilmente essere disattivato da un pulsante su pannello per utilizzarli solo come midi controller. Le 50 memorie permettono naturalmente di memorizzare anche i parametri midi delle due zone, come banchi, suoni, ottave, eccetera. E’ possibile anche creare layer o split utilizzando le due zone interne insieme alle due zone esterne, ma – purtroppo! – i due upper e i due lower non sono tra loro indipendenti : c’è un unico punto di split assegnabile, e si possono quindi creare un layer fino a 4 parti (2 interne e 2 esterne) o uno split con 2 parti upper (una interna e una esterna) e 2 parti lower (una interna e una esterna).

In definitiva

I due Numa hanno un suono che – per quella che è la mia idea di live – mi ha “rapito” da subito. Il Concert, inoltre, ha una keybed che – se saputa valorizzare con la giusta tecnica – offre sensazioni di un realismo incredibile.
Sicuramente tra le due terrei il Concert, che vale i soldi e il peso in più; la mia unica perplessità riguarda non i limiti dello strumento, ma i miei: dopo pochi anni di pianoforti veri e tanti anni di digitali, per valorizzare il Concert dovrei (re)imparare ad “accarezzare” i tasti in una maniera che – ahimè! – non sono più abituato a fare… Vedremo col tempo se alla fine avrà vinto in me la voglia di imparare a “capire” le molteplici sfumature di questo fantastico strumento, o la mia pigrizia atavica! emo
Per concludere con un paragone - il Numa Concert è come una splendida moto da pista: per ottenere il massimo e divertirti, non devi essere semplicemente motociclista, ma pilota emo
  • raptus
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11-07-17 11.59

@ emidio
Midi

I due Numa sono di fatto anche delle master keyboard a due zone indipendenti. Volendo, il generatore interno può facilmente essere disattivato da un pulsante su pannello per utilizzarli solo come midi controller. Le 50 memorie permettono naturalmente di memorizzare anche i parametri midi delle due zone, come banchi, suoni, ottave, eccetera. E’ possibile anche creare layer o split utilizzando le due zone interne insieme alle due zone esterne, ma – purtroppo! – i due upper e i due lower non sono tra loro indipendenti : c’è un unico punto di split assegnabile, e si possono quindi creare un layer fino a 4 parti (2 interne e 2 esterne) o uno split con 2 parti upper (una interna e una esterna) e 2 parti lower (una interna e una esterna).

In definitiva

I due Numa hanno un suono che – per quella che è la mia idea di live – mi ha “rapito” da subito. Il Concert, inoltre, ha una keybed che – se saputa valorizzare con la giusta tecnica – offre sensazioni di un realismo incredibile.
Sicuramente tra le due terrei il Concert, che vale i soldi e il peso in più; la mia unica perplessità riguarda non i limiti dello strumento, ma i miei: dopo pochi anni di pianoforti veri e tanti anni di digitali, per valorizzare il Concert dovrei (re)imparare ad “accarezzare” i tasti in una maniera che – ahimè! – non sono più abituato a fare… Vedremo col tempo se alla fine avrà vinto in me la voglia di imparare a “capire” le molteplici sfumature di questo fantastico strumento, o la mia pigrizia atavica! emo
Per concludere con un paragone - il Numa Concert è come una splendida moto da pista: per ottenere il massimo e divertirti, non devi essere semplicemente motociclista, ma pilota emo
Mi piace il tuo modo di recensire.. preciso, ottimo lavoro!
Sarei curioso di leggere una tua recensione della Nord Electro 5 HP (che possiedo ora) e del Dexibell S3. Stiamo parlando di strumenti di una fascia di prezzo leggermente superiore (non di molto) ma che pesano entrambi sui 10kg.
  • Gag
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11-07-17 13.07

Anche io nell'annosa ricerca dell'88 tasti leggero ho provato ultimamente più o meno tutti i piani digitali sotto i 20 kg, ma alla fine ho preso un rd800... Periodicamente accetto il compromesso della leggerezza, ma poi torno sempre a una meccanica pesata/pesante
  • tsuki
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11-07-17 14.26

Bella recensione Emidio! Ti ho scritto una mail.
  • vin_roma
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11-07-17 14.28

emidio ha scritto:
Posso solo dire che – per quella che è la mia esperienza - niente come il Concert mi ha dato la sensazione di trovarmi di fronte a un vero piano a coda.

È una vita che lo dico ...poi, per quanto riguarda i ribattuti, non credo sia un fattore software, è proprio che la TP40w è una meccanica sveglia, reattiva, precisa. Per me non ci sono eguali, forse solo l'MP11 e Il vecchio GT Yamaha.
  • zerinovic
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11-07-17 14.40

Studiologic ha tutte le carte in regola, per giocarsela con i big, le ho consigliate fino alla nausea.
Adesso ho una bella recensione in più da linkare...emo
E così ti piace il Concert eh...ne ero (quasi) sicuro, se il peso non ti stuferà alla lunga... occhio che la tp 40w é una droga...quei kg si faranno leggeri..emo
  • emidio
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11-07-17 17.19

@ raptus
Mi piace il tuo modo di recensire.. preciso, ottimo lavoro!
Sarei curioso di leggere una tua recensione della Nord Electro 5 HP (che possiedo ora) e del Dexibell S3. Stiamo parlando di strumenti di una fascia di prezzo leggermente superiore (non di molto) ma che pesano entrambi sui 10kg.
Ti ringrazio!
Per quanto riguarda NE5 e S3 - aprendo un piccolo OT - sono due macchine che mi piacciono moltissimo. Hanno in comune la stessa keybed (Fatar TP100), che sostanzialmente ha il pregio di essere leggera (come kili da trasportare) ma abbastanza affaticante per le dita.
Vedendoli esclusivamente dal punto di vista pianistico, NE5 ti permette di caricare i (fantastici) pianoforti della libreria Clavia, tutti molto diversi tra loro come carattere e suonabilità. S3 - da parte sua - ha dentro (a detta di molti) il suono più realistico che ci sia in giro... Sono quindi entrambi validissimi per ciò che danno.
  • emidio
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11-07-17 17.30

@ vin_roma
emidio ha scritto:
Posso solo dire che – per quella che è la mia esperienza - niente come il Concert mi ha dato la sensazione di trovarmi di fronte a un vero piano a coda.

È una vita che lo dico ...poi, per quanto riguarda i ribattuti, non credo sia un fattore software, è proprio che la TP40w è una meccanica sveglia, reattiva, precisa. Per me non ci sono eguali, forse solo l'MP11 e Il vecchio GT Yamaha.
Vin, permettimi una curiosità: come tenevi il range dinamico? L, M, o H?
  • emidio
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11-07-17 17.30

@ zerinovic
Studiologic ha tutte le carte in regola, per giocarsela con i big, le ho consigliate fino alla nausea.
Adesso ho una bella recensione in più da linkare...emo
E così ti piace il Concert eh...ne ero (quasi) sicuro, se il peso non ti stuferà alla lunga... occhio che la tp 40w é una droga...quei kg si faranno leggeri..emo
emoemo
  • vin_roma
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11-07-17 18.00

@ emidio
Vin, permettimi una curiosità: come tenevi il range dinamico? L, M, o H?
Non l' ho mai posseduto ma ne ho suonati tanti. Usavo la dinamica Mid ma effettivamente rendeva l' escursione un po' troppo ampia. Poi c' era l' adattamento automatico al proprio tocco ma non l' ho mai usato. Comunque parliamo di livello eccellente.
  • emidio
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11-07-17 20.42

@ vin_roma
Non l' ho mai posseduto ma ne ho suonati tanti. Usavo la dinamica Mid ma effettivamente rendeva l' escursione un po' troppo ampia. Poi c' era l' adattamento automatico al proprio tocco ma non l' ho mai usato. Comunque parliamo di livello eccellente.
Grazie VIn! L'adattamento al tocco non è come sembra (una curva personalizzata): serve solo a scegliere automaticamente, a seconda dello stile pianistico, una delle 3 curve preimpostate L/M/H.
  • LennyK
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11-07-17 20.55

Bellissima recensione!
  • emidio
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11-07-17 21.14

@ LennyK
Bellissima recensione!
Ti ringrazio emo
  • maxpiano69
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11-07-17 21.22

Bella recensione Emidio. Mi domando solo, i famigerati difetti (di gioventú) della Concert sono quindi "spariti"? Hai provato un esemplare nuovo o...?
  • emidio
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11-07-17 21.38

@ maxpiano69
Bella recensione Emidio. Mi domando solo, i famigerati difetti (di gioventú) della Concert sono quindi "spariti"? Hai provato un esemplare nuovo o...?
Si Max, sul mio esemplare (nuovo) non ci sono difetti emo
  • maxpiano69
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11-07-17 21.44

@ emidio
Si Max, sul mio esemplare (nuovo) non ci sono difetti emo
emo thanks (per la recensione, inclusa l"ultima risposta)
  • vin_roma
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11-07-17 21.54

@ emidio
Si Max, sul mio esemplare (nuovo) non ci sono difetti emo
Certamente ne avrai sentito parlare ma le prime TP40w, mi è capitato in due occasioni, dopo un uso serio di 3/4 mesi cedevano meccanicamente con dinamica instabile e ritorni fallaci. Spero che abbiano risolto!