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Essendo fortemente legato alle mie origini, ma con curiosità e mentalità aperta, ho fatto un po' di ricerca, anche con l'aiuto di ChatGPT, per approfondire diverse questioni legate all'origine della cucina genovese e da qui alla dieta mediterranea in senso lato.
Ho trovato conferma di cose che sapevo a grandi linee, cioè che per come è avvenuto su tante ricette e preparazioni "tradizionali" italiane, la realtà è che queste ricette tradizionali non sono così antiche, ma sono nate nel corso dell'Ottocento e sono state codificate come le conosciamo oggi nella seconda metà del Novecento, quando c'è stato il boom del turismo, da cui la necessità di standardizzare gusti e preparazioni.
Molte preparazioni si sono perse, ad esempio tutta la parte della cucina basata sulle frattaglie è sparita, perché gli ingredienti sono diventati meno richiesti e con meno commercio.
Io ho un paio di edizioni de "La vera cuciniere genovese" di Emanuele Rossi, che è un libro di fino Ottocento, che rappresenta però una cucina borghese, benestante, ricca di carni e condimento, non era certo quello che passava il convento al popolo. Non c'è più una ricetta che sia riproposta uguale.
Comunque volevo fare un discorso più ampio.
Oggi seguire la dieta mediterranea è una falsità storica clamorosa.
Il concetto storico di dieta mediterranea non esiste.
Ogni abitato aveva abitudini molto diverse.
La dieta dell'entroterra aveva caratteristiche molto diverse a seconda dell'altitudine ad esempio, le fonti glucidiche erano le castagne, seguite dalle patate; il pane era un pane di mistura ricco di farine di castagne e cereali diversi dal grano, segale soprattutto. La pasta era una preparazione molto rara, della festa. Le uova spesso erano vendute. La carne bianca era quella della gallina vecchia che smetteva di fare le uova, o del gallo vecchio. Il cappone era pollame nobile, destinato alle tavole ricche (Manzoni cosa scrive? Che Renzo si reca dall'Azzeccagarbugli portando in dono dei capponi).
Il pesce solo conservato o d'acqua dolce (trota, spesso gamberi di fiume che erano molto abbondanti fino agli anni 80).
La carne rossa era praticamente solo carne conservata: principalmente mostardella.
Carne e pesce non erano praticamente mai una portata, bensì un ingrediente: condimento o companatico in piccole quantità.
I grassi erano prettamente animali: lardo soprattutto, crema di latte se si avevano le vacche. I grassi vegetali su cui si spinge tanto erano rappresentanti prevalentemente dalle noci, in alcune preparazioni di condimento. L'olio era molto raro, così come il burro che veniva venduto. I formaggi erano per lo più freschi, caprini soprattutto, prescinseua (cagliata di latte irrancidito) o ricotta, anche se nelle zone montane si producevano formaggi a pasta dura, stagionati, utilizzati principalmente come merce di scambio nei mercati dei centri più grossi.
La dieta della costa era invece molto diversa se si parla di città o paesi della riviera.
Le città, soprattutto se dotate di porto, avevano una disponibilità di merci molto ampia, per cui era molto facile trovare prodotti e lavorati dell'entroterra (dove erano usati pochissimo) come burro e carni rosse di manzo o maiale, varietà di pesce molto ampia, uova (provenienti dall'entroterra), farina di grano, lardo (usato dai ceti più poveri), formaggi stagionati. Soprattutto si mangiava la pasta, fresca e anche ripiena.
La dieta dei borghi marinari della riviera era molto più basata sull'orto; era molto utilizzato il grano per la panificazione, e più frequente la preparazione della pasta. I formaggi erano più o meno gli stessi dell'entroterra, ma praticamente nessuno produceva formaggi a pasta dura. Formaggette, caprini, ricotta e prescinseua.
Il pesce si consumava, pesce povero come acciughe, sarde, sgombri e sugarelli, fresco o conservato.
L'olio era sì disponibile, ma come diceva mia nonna, l'olio anche in riviera si comprava dallo speziale, cioè dal farmacista: si usava con parsimonia estrema.