L'assalto della musica preconfezionata

  • paolo_b3
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18-06-26 10.11

Cari amici apro questa discussione per segnalare che ormai Karaoke e DJ set la stanno facendo da padroni dai piccoli eventi live alle sagre ed ai raduni. Ora ormai il DJ set è d'uopo tutte le sere alle sagre dopo l'evento di musica "suonata" per fare il fine serata, ma ormai ovunque gli dedicano una serata intera. Poi per la mia esperienza, un bar del centro, dove per due anni abbiamo fatto un'esibizione, quest'anno farà solo DJ set "perchè per organizzare la musica dal vivo c'è troppo da sbattersi (permessi, palco,...)" e concordo purtroppo col gestore. Fino all'ultima di ieri quando abbiamo saputo che una manifestazione, un raduno, che ci aveva contattato per il live ha optato per il Karaoke.
Ora noi siamo solo hobbysti, ma anche per questa piccola realtà sarebbe carino si prendessero dei provvedimenti a livello politico per sbloccare un po' la situazione...
Voi cosa ne pensate?
  • maxpiano69
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18-06-26 11.19

Tema ampio e non nuovo purtroppo.

Io credo che sarà sempre di più così e non vedo provvedimenti che possano contrastare questa tendenza, che dipende soprattutto dal destinatario finale della musica ovvero il pubblico che frequenta quel dato locale o sagra o altro che sia.

Dal punto di vista del gestore chiaramente la scelta DJ/Karaoke è la più semplice, sia come gestione che come varietà di repertorio che può offrire al suo pubblico (ammesso che vada li per quello): centinaia se non migliaia di brani anche di generi diversi, che volendo possono essere selezionati al volo rispetto ad una band che se va bene avrà 20-25 brani in repertorio e tutti dello stesso genere? Evidentemente da questo punto di vista non c'è partita.

Immaginiamo che in quello stesso locale, nella stessa serata ma in 2 settimane diverse ci siano un DJ ed una band: se nel secondo caso il pubblico è uguale se non inferiore al primo caso, ovvero non c'è nessuno che decide di andare li per sentire quella band specificamente (e non ci andrebbe altrimenti), al gestore chi gilelo fa fare?

Tra noi stessi musicisti (amatoriali e non), quanti di noi e quante volte all'anno andiamo in un locale apposta per sentire una determinata band (escludendo quelle in cui suona qualche amico)? Forse i Pro lo fanno più di quelli amatoriali, almeno io ho questa sensazione (soggettiva, spero di sbagliarmi).

Però la gente ai concerti di "quelli famosi" (che sia in palazzetti, stadi o teatri) invece ancora ci va, forse quindi è il caso di riflettere su questo... c'è davvero ancora un interesse sufficientemente diffuso per la musica suonata dal vivo (sia essa cover o inediti, al di là dei generi) nelle piccole realtà/locali? E se c'è di quanto/cosa parliamo e come si rapporta alla quantità di band (soprattutto amatoriali) che ambiscono a suonare in quei contesti?

PS: ce n'è ancora, ma è sempre meno e di conseguenza anche gli spazi ove poter proporre quella formula si riducono, a fronte di un numero di band amatoriali che rimane costante se non in crescita, risultato: "quanta gente mi porti"? emo
  • Deckard
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18-06-26 11.33

A livello legislativo non credo si possa fare nulla, sono scelte legittime (purtroppo) dettate dalla domanda di “mercato”.
  • paolo_b3
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18-06-26 11.39

@ Deckard
A livello legislativo non credo si possa fare nulla, sono scelte legittime (purtroppo) dettate dalla domanda di “mercato”.
Non pensavo ad una legge che imponga di far suonare dal vivo, ci mancherebbe, ma incentivare chi lo fa e magari agevolare l'organizzazione?
  • paolo_b3
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18-06-26 11.41

@ maxpiano69
Tema ampio e non nuovo purtroppo.

Io credo che sarà sempre di più così e non vedo provvedimenti che possano contrastare questa tendenza, che dipende soprattutto dal destinatario finale della musica ovvero il pubblico che frequenta quel dato locale o sagra o altro che sia.

Dal punto di vista del gestore chiaramente la scelta DJ/Karaoke è la più semplice, sia come gestione che come varietà di repertorio che può offrire al suo pubblico (ammesso che vada li per quello): centinaia se non migliaia di brani anche di generi diversi, che volendo possono essere selezionati al volo rispetto ad una band che se va bene avrà 20-25 brani in repertorio e tutti dello stesso genere? Evidentemente da questo punto di vista non c'è partita.

Immaginiamo che in quello stesso locale, nella stessa serata ma in 2 settimane diverse ci siano un DJ ed una band: se nel secondo caso il pubblico è uguale se non inferiore al primo caso, ovvero non c'è nessuno che decide di andare li per sentire quella band specificamente (e non ci andrebbe altrimenti), al gestore chi gilelo fa fare?

Tra noi stessi musicisti (amatoriali e non), quanti di noi e quante volte all'anno andiamo in un locale apposta per sentire una determinata band (escludendo quelle in cui suona qualche amico)? Forse i Pro lo fanno più di quelli amatoriali, almeno io ho questa sensazione (soggettiva, spero di sbagliarmi).

Però la gente ai concerti di "quelli famosi" (che sia in palazzetti, stadi o teatri) invece ancora ci va, forse quindi è il caso di riflettere su questo... c'è davvero ancora un interesse sufficientemente diffuso per la musica suonata dal vivo (sia essa cover o inediti, al di là dei generi) nelle piccole realtà/locali? E se c'è di quanto/cosa parliamo e come si rapporta alla quantità di band (soprattutto amatoriali) che ambiscono a suonare in quei contesti?

PS: ce n'è ancora, ma è sempre meno e di conseguenza anche gli spazi ove poter proporre quella formula si riducono, a fronte di un numero di band amatoriali che rimane costante se non in crescita, risultato: "quanta gente mi porti"? emo
Se parliamo di realtà amatoriali è ovvio che non hanno la forza di richiamare tanto pubblico, la proposta che alletta deve essere "vado li perchè so che suona qualcuno".

Su quanta gente mi porti stendiamo un velo pietoso, ma lo abbiamo già detto a più riprese
  • Deckard
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18-06-26 11.42

@ paolo_b3
Non pensavo ad una legge che imponga di far suonare dal vivo, ci mancherebbe, ma incentivare chi lo fa e magari agevolare l'organizzazione?
Ancora meno probabile se possibile (sempre secondo me chiaramente)
  • giosanta
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18-06-26 11.47

paolo_b3 ha scritto:
Cari amici apro questa discussione...

Personalmente rovescerei il discorso. Il problema è cosa vuole il pubblico. Se gli sta bene la musica riprodotta, c'è poco da fare... Per me ascoltare / osservare chi suona, indipendentemente dal tasso tecnico, è sempre stato un valore aggiunto, un ulteriore spettacolo. Evidentemente, come da moltissimo tempo, sono decisamente minoritario.
Se il gestore "riempie" lo stesso a prescindere, per lui sono tutti soldi guadagnati.
  • maxpiano69
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18-06-26 11.47

@ paolo_b3
Se parliamo di realtà amatoriali è ovvio che non hanno la forza di richiamare tanto pubblico, la proposta che alletta deve essere "vado li perchè so che suona qualcuno".

Su quanta gente mi porti stendiamo un velo pietoso, ma lo abbiamo già detto a più riprese
Tanto pubblico magari no ma neanche zero o poche unità, quel che intendevo è proprio quello: quanti oggi dicono "andiamo li che suona qualcuno" (anche se non so bene chi) rispetto ad "andiamo li che c'è della musica" (che sia live o DJ poco importa) o magari all'opposto "andiamo la, che li al solito posto oggi fan musica ed io invece voglio star tranquillo"? Pochi, sempre meno (secondo me) ed il gestore di turno si regola di conseguenza, non posso biasimarlo.

Rimarranno forse solo i locali specializzati in musica Live e se così fosse non sarebbe necessariamente un male, rispetto al suonare in qualsiasi pizzeria o bar che (per loro interesse) fino a ieri lo consentiva ma adesso ha deciso che non gli va e/o conviene più.
  • Raptus
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18-06-26 11.54

@ paolo_b3
Cari amici apro questa discussione per segnalare che ormai Karaoke e DJ set la stanno facendo da padroni dai piccoli eventi live alle sagre ed ai raduni. Ora ormai il DJ set è d'uopo tutte le sere alle sagre dopo l'evento di musica "suonata" per fare il fine serata, ma ormai ovunque gli dedicano una serata intera. Poi per la mia esperienza, un bar del centro, dove per due anni abbiamo fatto un'esibizione, quest'anno farà solo DJ set "perchè per organizzare la musica dal vivo c'è troppo da sbattersi (permessi, palco,...)" e concordo purtroppo col gestore. Fino all'ultima di ieri quando abbiamo saputo che una manifestazione, un raduno, che ci aveva contattato per il live ha optato per il Karaoke.
Ora noi siamo solo hobbysti, ma anche per questa piccola realtà sarebbe carino si prendessero dei provvedimenti a livello politico per sbloccare un po' la situazione...
Voi cosa ne pensate?
1) Ci saranno sempre più anziani -> pubblico di nostalgici -> tribute band o karaoke o DJ set
2) I giovani non fanno e non seguono live -> "soft clubbing" (DJ set)
3) Chi ha soldi saranno solo gli anziani -> pubblico di nostalgici -> tribute band o live dell'artista storico con biglietto a partire da 100 euro o ubriacatura al bar con ... DJ set
4) I giovani non hanno soldi -> DJ set
5) Come uscire dal loop? -> le nicchie (circoli culturali), gli artisti indipendenti, gli eventi in contesti particolari in acustico

Purtroppo non vedo alternative, anche incentivando le live band "di quartiere" non cambieresti nulla, il trend della società è questo.
  • paolo_b3
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18-06-26 12.07

Tante valide motivazioni, personalmente credo occorra incentivare un po' la musica dal vivo. Sarebbe non solo a beneficio di noi dilettanti, ma anche di chi ci lavora, a tempo pieno o a part time
  • Raptus
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18-06-26 12.16

@ paolo_b3
Tante valide motivazioni, personalmente credo occorra incentivare un po' la musica dal vivo. Sarebbe non solo a beneficio di noi dilettanti, ma anche di chi ci lavora, a tempo pieno o a part time
Gli incentivi vengono dati se c'è anche un riscontro, soprattutto economico, in questo caso il riscontro sarebbe un presunto "arricchimento culturale collettivo" che, se pur valido, secondo me te lo recepisce un 15% sia del pubblico che dei sindaci... e sono stato ottimista
  • markelly2
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18-06-26 12.45

@ paolo_b3
Non pensavo ad una legge che imponga di far suonare dal vivo, ci mancherebbe, ma incentivare chi lo fa e magari agevolare l'organizzazione?
Be', non sarebbe assurdo.

In Australia c'era (o c'è tuttora?) una legge che ad esempio impone a chiunque faccia un tour in quella terra, di impiegare anche musicisti autoctoni. Non è la stessa cosa, ok, però il concetto è favorire il mondo musicale, sia artistico che commerciale.
  • Raptus
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18-06-26 12.52

@ markelly2
Be', non sarebbe assurdo.

In Australia c'era (o c'è tuttora?) una legge che ad esempio impone a chiunque faccia un tour in quella terra, di impiegare anche musicisti autoctoni. Non è la stessa cosa, ok, però il concetto è favorire il mondo musicale, sia artistico che commerciale.
Se è per questo in Irlanda gli artisti hanno pure un reddito di base ma lì hanno un rapporto con la musica completamente diverso dal nostro.
  • paolo_b3
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18-06-26 13.07

@ Raptus
Se è per questo in Irlanda gli artisti hanno pure un reddito di base ma lì hanno un rapporto con la musica completamente diverso dal nostro.
Magari sono le leggi che vigono nello stato che modificano il rapporto di chi suona con la musica...
  • JoelFan
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18-06-26 13.44

Un intervento legislativo ci starebbe proprio.
Ad esempio si protrebbero riformare i proventi della SIAE.

Se poi si volesse veramente spingere verso la cultura musicale, si potrebbero dare incentivi / sgravi fiscali a chi permette o abilita musica dal vivo.
Che poi tornerebbe a vantaggio dei cittadini stessi.

La musica è cultura.
Sì, ma chi la fa. Non i DjSet
  • Raptus
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18-06-26 14.01

@ paolo_b3
Magari sono le leggi che vigono nello stato che modificano il rapporto di chi suona con la musica...
In Irlanda la musica è percepita come identità nazionale tanto che lì è stato possibile pensare e realizzare questa cosa a livello statale.
Se vai là percepisci quello che c'era in Italia fino agli anni 60, cioè la musica intesa come pratica quotidiana condivisa e non come "cosa subita in passività" come lo è da noi.
Qui se fai musica sei una persona che deve portare gente, un elemento di mercato perché è matematico che altrimenti tu non venga percepito come una persona seria, è inconcepibile il fatto del fare musica perché ... è bello.
Ogni cosa deve avere una sua utilità materiale ed economica immediata, figuriamoci qualcosa che può avere un rendimento nel lungo periodo (e per pochi).
  • Ilaria_Villa
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18-06-26 14.52

@ giosanta
paolo_b3 ha scritto:
Cari amici apro questa discussione...

Personalmente rovescerei il discorso. Il problema è cosa vuole il pubblico. Se gli sta bene la musica riprodotta, c'è poco da fare... Per me ascoltare / osservare chi suona, indipendentemente dal tasso tecnico, è sempre stato un valore aggiunto, un ulteriore spettacolo. Evidentemente, come da moltissimo tempo, sono decisamente minoritario.
Se il gestore "riempie" lo stesso a prescindere, per lui sono tutti soldi guadagnati.
emo
  • Ilaria_Villa
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18-06-26 14.54

@ Raptus
In Irlanda la musica è percepita come identità nazionale tanto che lì è stato possibile pensare e realizzare questa cosa a livello statale.
Se vai là percepisci quello che c'era in Italia fino agli anni 60, cioè la musica intesa come pratica quotidiana condivisa e non come "cosa subita in passività" come lo è da noi.
Qui se fai musica sei una persona che deve portare gente, un elemento di mercato perché è matematico che altrimenti tu non venga percepito come una persona seria, è inconcepibile il fatto del fare musica perché ... è bello.
Ogni cosa deve avere una sua utilità materiale ed economica immediata, figuriamoci qualcosa che può avere un rendimento nel lungo periodo (e per pochi).
emo