Colorare i suoni e poi amplificare le tastiere

  • greg
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04-03-26 21.46

Allora... (SO)
Rompo le scatole ponendo domande e aprendo, spero, una discussione che sia un chiarimento quanto più ampio possibile, esplicativo, didattico per tutti, utile e applicabile laddove qualcuno lo ritenesse opportuno ed utile.
Un mio cruccio, da almeno 41 anni a questa parte, era di tornare ad amplificare le tastiere autonomamente da impianti voce improbabili per lo più, tranne i miei sempre scelti con estrema oculatezza ed orecchio, riuscire ad amalgamare il suono di piani elettrici ( o cloni), Hammond cloni, synth mono ed inviare all'impianto solo tappeti e suoni complementari, ma se 'suono' io, il tutto deve ascoltarsi distintamente e realmente proveniente dalle tastiere, come avviene per il bassista (nei contesti piccolo-medi), per il chitarrista che ancora predilige sobbarcarsi il peso di un ampli. Tanto il batterista difficilmente viene amplificato in certi contesti, se non 'marcare' cassa e rullante con dei microfoni per determinati brani che richiedono presenza.
Ho da sempre aspirato ad amplificare un Rhodes con un twin reverb o, nel 'peggiore' dei casi, con un Jazz chorus.
Però è successo che avevo lo strumento ,ma non l'opportunità di acquistare l'ampli, oppure come ora averne il desiderio, ma non possedere più un Rhodes, non potermelo permettere sia economicamente, ma soprattutto come peso ed ingombro ( il Mark II 88 tasti mi entrava in una Fiat UNO Sting per chi la può ricordare, e sopra ci viaggiava un altro 'cadavere', JX 10 Super JX Roland e nel rack, fino al 1990 un fantastico DSM 1 Korg).
Domenica pomeriggio incappo in un video di un 'matto' che suonava uno Zarembourg Waldorf, arancione tramonto e su un mobile aveva un Bassman Fender che mi provocò un desiderio bastardamente brutale, di acquisto....
Stasera sono passato dal mio negoziante sotto casa (non ho mai realmente capito se acquistai quest'immobile poichè è dislocato frontalmente ad un liceo Classico che mia figlia poi non scelse, se per farne fare uso ufficio alla mia ex moglie....alla fine ci abito da solo, ma il negozio di strumenti musicali è qui sotto, senza se e senza ma.......
Lui ha un Twin reverb che fitta, mi ha anche detto che gli entrerà, usato, a breve un Bassman USA, di quelli arancioni, mi pare.
Credo che gli chiederò di poterlo provare.
Nel caso mi andrebbe di abbinare anche qualche pedalino...ma ancora devo decidere cosa.
Chi di voi, esimi colleghi dall'acquisto facile, già utilizza qualcosa di simile e, se sì, cosa?
Grazie se siete giunti fin qui.
  • orange1978
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05-03-26 06.37

sinceramente non mi sembra una grande idea, poi che tastiere vorresti amplificare? perchè un conto è il rhodes vero, un conto sono quelle digitali che comunque si possono inviare certamente all'amplificatore valvolare, ma non sempre rispondono come previsto, andrebbe messa la scatoletta tipo "reamp box", per aggiustarne l'impedenza etc...ma comunque un conto è lo studio, un altro è il live dove le variabili sono davvero molte.

un tempo so che c'era gente che mandava tutte le tastiere nel leslie o in un ampli da basso, gente che collegava sul palco il synth davoli o elka all'organo con l'amplificazione interna e cose del genere che più ne ha più ne metta, ma è anche vero che erano gli anni sessanta/settanta, non dubito che certi suoni dell'epoca siano meglio di oggi (in studio magari, vedi l'orchestra di canzonissima come è registrata rispetto alla merda digitale che sentiamo oggi) ma è pur vero che nelle situazioni piccole ossia localini, balere, oratori etc secondo me il suono era terribile rispetto a oggi come fedeltà, e forse pensiamo che figata perche non ce lo ricordiamo più (io per nulla dato che nemmeno ero al mondo).

voglio dire se sei sul palco con lenny kravitz allora potrebbe essere avere un amplificatore valvolare ben calibrato, che sicuro sarà microfonato e il suono trattato tramite la console da palco (che come minimo sarà una console digitale da 40 mila euro) e a sua volta dentro un PA professionale, in quel caso con tutto perfettamente mixato e calibrato potrebbe far la differenza....da soli in un piccolo club/pub non lo so, bisognerebbe provare.

io ricordo un concerto, un bassista con un ampeg vr vintage valvolare, con il frigorifero a 8 coni ovviamente, più direct box rossa della a-design, e un compressore universal audio 1176 originale...un suono di merdaaaaa, una nuvola di basse non si capiva nulla, il palco era grosso ed era "professionale" con fonico, console foh etc etc....per dire una situazione del genere costosa eppure il suono era scarso, o meglio non all'altezza di un simile impiego di mezzi costosi.
altre volte in piccoli club, basso dentro un combo della tech21 (quindi sansamp con finale), batteria non microfonata tranne la cassa...suono bellissimo, definito, sentivi ogni nota e ghost note.

quindi vedi, dipende...incasinarsi la vita non so quanto ne valga la pena, a meno che non sei in tour con lady gaga e ci son due persone che lavorano per te e qualsiasi cosa succeda ti risolvono i problemi, ma da solo mah.

(anche vero che però si vive una volta sola fino a prova contraria, uno vede il tastierista degli yes negli anni 60/70 con il suo hammond portable e leslie vero che gira, e un bel suono tridimensionale, autentico e giustamente pensa ma perchè non posso fare anche io così? lo capisco).

PS non so se sia la persona giusta per rispondere a certe domande tecniche, sai io non pubblico mai miei lavori qui anche per rispetto dei clienti, ma qualcuno ha detto l'altro giorno che l'unica cosa che ho postato erano i suoni peggiori nella storia dei synth, quindi fai una cosa....esattamente il contrario di ciò che ho appena scritto e compra l'ampli.
  • Roberto_Forest
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05-03-26 09.54

Una volta usavo un ampli da basso, un gallien Krueger, un doppio cono da 12, con i suoni tastieristici. colorava il suono, come è ovvio che sia, non era fatto per riprodurre bene le alte. Però la botta c’era. A quel tempo usavo vst con scheda audio basica. Mi ricordo che il rhodes del lounge lizard, con simulazione Fender di ampli tube, suonava molto bene. Hammond vb3 discreto. Synth lead belli. Quindi i suoni con botta, e quelli più mono, erano anche belli. Ma i pianoforti e orchestrali vari non un granché.


Detto questo, però, con delle buone casse esce bene tutto. Anzi la tendenza di adesso è anche per gli altri musicisti di non usare gli ampli personali dal vivo, soprattutto in situazioni medio piccole. I bassisti penso la maggior parte vadano diretto all’impianto, batteristi sempre di più con quella elettronica. E chitarristi tanti con pedaliera e basta.
  • greg
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05-03-26 11.05

orange1978 ha scritto:
.ma comunque un conto è lo studio, un altro è il live dove le variabili sono davvero molte.

GIUSTO.
orange1978 ha scritto:
un tempo so che c'era gente che mandava tutte le tastiere nel leslie o in un ampli da basso, gente che collegava sul palco il synth davoli o elka all'organo con l'amplificazione interna e cose del genere che più ne ha più ne metta, ma è anche vero che erano gli anni sessanta/settanta, non dubito che certi suoni dell'epoca siano meglio di oggi (in studio magari, vedi l'orchestra di canzonissima come è registrata rispetto alla merda digitale che sentiamo oggi) ma è pur vero che nelle situazioni piccole ossia localini, balere, oratori etc secondo me il suono era terribile rispetto a oggi come fedeltà, e forse pensiamo che figata perche non ce lo ricordiamo più (io per nulla dato che nemmeno ero al mondo).

Io c'ero, e come spettatore nell'infanzia e, dal 1977, come consumatore attivo di determinati 'mezzi', almeno fino al 1985. Poi arrivarono DSS1 Korg, Juno 106 Roland, EK 44 Elka e così i miei combo sparirono dal mio mondo
orange1978 ha scritto:
quindi vedi, dipende...incasinarsi la vita non so quanto ne valga la pena, a meno che non sei in tour con lady gaga e ci son due persone che lavorano per te e qualsiasi cosa succeda ti risolvono i problemi, ma da solo mah.

Diciamo che incasinarmi la vita in musica è un gran piacereemo, altrimenti, con, purtroppo, la lunga esperienza da palco che ho comprerei una Juno d 88 e andrei a suonare ovunque e anche molto di più di adesso, in contesti tipo sale da ballo squallide, un computerino per karaoke, e renderei il Roland capace di suonare alla grande....
Il punto mio è ricercare fino alla morte letterale novità, abbellimenti, piacere di 'sentire' il suono che ho in testa, sempre.....
  • greg
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05-03-26 11.17

@ Roberto_Forest
Una volta usavo un ampli da basso, un gallien Krueger, un doppio cono da 12, con i suoni tastieristici. colorava il suono, come è ovvio che sia, non era fatto per riprodurre bene le alte. Però la botta c’era. A quel tempo usavo vst con scheda audio basica. Mi ricordo che il rhodes del lounge lizard, con simulazione Fender di ampli tube, suonava molto bene. Hammond vb3 discreto. Synth lead belli. Quindi i suoni con botta, e quelli più mono, erano anche belli. Ma i pianoforti e orchestrali vari non un granché.


Detto questo, però, con delle buone casse esce bene tutto. Anzi la tendenza di adesso è anche per gli altri musicisti di non usare gli ampli personali dal vivo, soprattutto in situazioni medio piccole. I bassisti penso la maggior parte vadano diretto all’impianto, batteristi sempre di più con quella elettronica. E chitarristi tanti con pedaliera e basta.
Quoto tutto, e ti replico, ringraziandoti della tua esperienza riferita, molto più recente e che risponde ai miei quesiti e dubbi,
Se mi rileggi, ho affermato proprio le medesime cose, i suoni di insieme li lascerei nell'impianto generico.
Il bassista nell'impianto, se non ben equalizzato ed elaborato fonicamente, non con un semplice canale da mixer, esce una chiavica e chi glielo dice al bassista? Nei piccoli gruppi che sento in giro, chi fa questo, sta inguaiato, come si dice dalle mie parti.
A me interessa proprio elaborare gli eventuali cloni Rhodes ed Hammond, se non Wurlitzer o Farfisa o Clavinet, per capirci, a monte, poi mandarli in una amplificazione separata e scelta ad hoc.
Infatti nel titolo io parlo di amplificare ed elaborare,
Sarebbe stato più corretto scrivere il contrario, cioè Elaborare ed amplificare, ora correggo.
  • calav
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05-03-26 12.10

@ greg
Quoto tutto, e ti replico, ringraziandoti della tua esperienza riferita, molto più recente e che risponde ai miei quesiti e dubbi,
Se mi rileggi, ho affermato proprio le medesime cose, i suoni di insieme li lascerei nell'impianto generico.
Il bassista nell'impianto, se non ben equalizzato ed elaborato fonicamente, non con un semplice canale da mixer, esce una chiavica e chi glielo dice al bassista? Nei piccoli gruppi che sento in giro, chi fa questo, sta inguaiato, come si dice dalle mie parti.
A me interessa proprio elaborare gli eventuali cloni Rhodes ed Hammond, se non Wurlitzer o Farfisa o Clavinet, per capirci, a monte, poi mandarli in una amplificazione separata e scelta ad hoc.
Infatti nel titolo io parlo di amplificare ed elaborare,
Sarebbe stato più corretto scrivere il contrario, cioè Elaborare ed amplificare, ora correggo.
Prendi due pennarelli e colora le tastiereemo scherzavo....ormai tutti i synth e cloni hanno effetti integrati dignitosi, non so fino a che punto serva un aggeggio. Se per uso live meno effetti, o ancora di più meno riverbero dai ai suoni e più taglia il mix, soprattutto nei locali chiusi, più impastocchi con gli effetti meno definito esce il suono. In teoria è l'ambiente in cui suoni che deve dare colore in meglio o in peggio ai tuoi suoni. Anch'io una volta avevo chiesto a voi se esisteva un aggeggio multi effetti ma adesso sono dell'idea che ho citato
  • greg
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05-03-26 12.28

@ calav
Prendi due pennarelli e colora le tastiereemo scherzavo....ormai tutti i synth e cloni hanno effetti integrati dignitosi, non so fino a che punto serva un aggeggio. Se per uso live meno effetti, o ancora di più meno riverbero dai ai suoni e più taglia il mix, soprattutto nei locali chiusi, più impastocchi con gli effetti meno definito esce il suono. In teoria è l'ambiente in cui suoni che deve dare colore in meglio o in peggio ai tuoi suoni. Anch'io una volta avevo chiesto a voi se esisteva un aggeggio multi effetti ma adesso sono dell'idea che ho citato
Grazie per la partecipazione ed il tuo apporto.
In realtà di multieffeti ne ho avuti tanti, ma i digitali proprio non li sopporto, tranne qualche riverbero Hall e Room di SPX 550 Lexicon rivenduto nel 2024, dopo quasi 20 anni dall'acquisto.
Mi interesserebbero strumenti tipo il Burn GSI, rimpiango un delay analogico Rack di Montarbo del 1985, introvabile. Rimpiango di non aver acquistato o preso seriamente in considerazione la possibilità di farlo dei bellissimi Moog....
Per fortuna i Boss che tanto ho visto utlilizzare con i Rhodes sono ancora reperibili....
Vediamo....
Dal vivo, potresti aver ragione....considera che non sono uno sprovveduto della prima ora...quando utilizzavo Elka EK 44 poichè la DX7 non potevo permettermela, o, per meglio dire, preferivo spendere i miei soldi per più synth anzichè uno costoso, il suono di piano eletrrico che utilizzavo usciva enorme nell'impianto da 5000 watt Shonner del gruppo...voglio dire, trattare suoni analogici o digitali scorporati dal 'cesso' che si ha a bordo (spesso) e separare i segnali dal mio mixer personale è opera che ho sempre fatto.
Ora desidererei aveve il suono ancora più personalizzato, potendomelo permettere grazie ad una stabilità di repertorio datato e non ultra moderno dell'ultima ora. Esempio, per rendere l'idea, gli Hammond del tastierista dei Dire Straits in alcuni loro 'live' escono in un certo modo, conforme alla mia idea di sonorità, vedi Tunnel of love, compreso intro pianoforte, quella è una delle mie idee... oppure la compressione, il trattamento del piano acustico in Breakfast in America di Hogson....sto lavorando a quello....quel tipo di sonorità che fatta come Dio comanda ti immerge in brani semplici, ma di enorme impatto emotivo grazie proprio all'utilizzo ad uopo di effetti ed amplificazione.

  • WhiteMoon
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05-03-26 12.34

greg ha scritto:
utilizzavo Elka EK 44 poichè la DX7 non potevo permettermela


Anch'io avevo l'Elka EK 44 perché non potevo permettermi la DX7 della Yamaha. Che poi, per certi versi, era pure migliore...
  • zaphod
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05-03-26 12.54

esperienza personale: io dal vivo preferisco avere casse il più "trasparenti" possibile, in modo da riprodurre tutto quanto sento dai monitor su cui mi faccio i suoni. Suoni che, arrivando da cloni, non penso abbia molto valore che vengano fatti passare in una catena effetti reale o escano da un ampli separato. Per colorare i suoni ci sono già abbastanza effetti bensuonanti nelle tastiere.
Discorso a parte è l'utilizzo di un amplificatore rotante vero in cui buttare un clone Hammond, che sarebbe forse l'unica cosa che farei.
Usare effetti fisici e ampli dedicati ha molto senso, secondo me, qualora disponessi di uno strumento vintage; meno se usi cloni. Forse le valvole hanno ancor qualcosa da dire, non ho ancora trovato una simulazione valvolare che le emuli perfettamente. Però con programmi come GuitarRig hai di che sbizzarrirti e comunque godere.
Purtroppo, quando si esce da un PA le differenze tra hardware vero ed emulazioni si assottigliano molto; altro è suonare in un club con amplificazione dedicata, ma per strumenti vintage, appunto... il pianoforte acustico non lo farei passare da nessun amplificatore!
  • MarioSynth
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05-03-26 13.31

greg ha scritto:
Vediamo....


Mah, io uno Strymon Deco lo proverei...
  • MrRudyRioly
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05-03-26 13.48

@ greg
Allora... (SO)
Rompo le scatole ponendo domande e aprendo, spero, una discussione che sia un chiarimento quanto più ampio possibile, esplicativo, didattico per tutti, utile e applicabile laddove qualcuno lo ritenesse opportuno ed utile.
Un mio cruccio, da almeno 41 anni a questa parte, era di tornare ad amplificare le tastiere autonomamente da impianti voce improbabili per lo più, tranne i miei sempre scelti con estrema oculatezza ed orecchio, riuscire ad amalgamare il suono di piani elettrici ( o cloni), Hammond cloni, synth mono ed inviare all'impianto solo tappeti e suoni complementari, ma se 'suono' io, il tutto deve ascoltarsi distintamente e realmente proveniente dalle tastiere, come avviene per il bassista (nei contesti piccolo-medi), per il chitarrista che ancora predilige sobbarcarsi il peso di un ampli. Tanto il batterista difficilmente viene amplificato in certi contesti, se non 'marcare' cassa e rullante con dei microfoni per determinati brani che richiedono presenza.
Ho da sempre aspirato ad amplificare un Rhodes con un twin reverb o, nel 'peggiore' dei casi, con un Jazz chorus.
Però è successo che avevo lo strumento ,ma non l'opportunità di acquistare l'ampli, oppure come ora averne il desiderio, ma non possedere più un Rhodes, non potermelo permettere sia economicamente, ma soprattutto come peso ed ingombro ( il Mark II 88 tasti mi entrava in una Fiat UNO Sting per chi la può ricordare, e sopra ci viaggiava un altro 'cadavere', JX 10 Super JX Roland e nel rack, fino al 1990 un fantastico DSM 1 Korg).
Domenica pomeriggio incappo in un video di un 'matto' che suonava uno Zarembourg Waldorf, arancione tramonto e su un mobile aveva un Bassman Fender che mi provocò un desiderio bastardamente brutale, di acquisto....
Stasera sono passato dal mio negoziante sotto casa (non ho mai realmente capito se acquistai quest'immobile poichè è dislocato frontalmente ad un liceo Classico che mia figlia poi non scelse, se per farne fare uso ufficio alla mia ex moglie....alla fine ci abito da solo, ma il negozio di strumenti musicali è qui sotto, senza se e senza ma.......
Lui ha un Twin reverb che fitta, mi ha anche detto che gli entrerà, usato, a breve un Bassman USA, di quelli arancioni, mi pare.
Credo che gli chiederò di poterlo provare.
Nel caso mi andrebbe di abbinare anche qualche pedalino...ma ancora devo decidere cosa.
Chi di voi, esimi colleghi dall'acquisto facile, già utilizza qualcosa di simile e, se sì, cosa?
Grazie se siete giunti fin qui.
non me ne volere, argomento assolutamente inutile, in un contesto live è una cosa inutile. in studio puoi fare tutte le cose che vuoi perche cmq ti ricavi uno spazio per il tuo suono. in contesto live specialmente non professionale tutto va a puttane come al solito per cui......
  • calav
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05-03-26 13.55

@ MarioSynth
greg ha scritto:
Vediamo....


Mah, io uno Strymon Deco lo proverei...
Se si parla di rotanti e Leslie il burn sicuramente migliora l'effetto, anche su un piano. Ho l'esempio di un mio amico tastierista che aveva un hammond , non clone ma campionamento, mi pare un Roland 09 e usava il burn, effetti l'effetto migliorava l' organo, ma non del tutto, nel senso che se hai a che fare con un suono brutto puoi avere saturazione, effetto rotante ma mai decente come un clone dedicato
  • giosanta
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05-03-26 23.03

orange1978 ha scritto:
che tastiere vorresti amplificare? perchè un conto è il rhodes vero, un conto sono quelle digitali che comunque si possono inviare certamente all'amplificatore valvolare, ma non sempre rispondono come previsto, andrebbe messa la scatoletta tipo "reamp box", per aggiustarne l'impedenza etc...ma comunque un conto è lo studio, un altro è il live dove le variabili sono davvero molte.

Con l'esclusione del Leslie su un clone, concordo.
  • orange1978
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06-03-26 02.10

@ giosanta
orange1978 ha scritto:
che tastiere vorresti amplificare? perchè un conto è il rhodes vero, un conto sono quelle digitali che comunque si possono inviare certamente all'amplificatore valvolare, ma non sempre rispondono come previsto, andrebbe messa la scatoletta tipo "reamp box", per aggiustarne l'impedenza etc...ma comunque un conto è lo studio, un altro è il live dove le variabili sono davvero molte.

Con l'esclusione del Leslie su un clone, concordo.
il rotary speaker è indispensabile per fare le cose davvero bene, ricordo quando uscì la roland vk7 ed ero in un progetto di musica rock italiana, stavo per prenderne una e la provai in negozio, collegata al leslie vero (enorme) era un'altro pianeta, e io insistevo invece a provarla senza rotary perchè sapevo già che senza patente all'epoca con la macchina di altri e le varie situazioni dove si suonava era impensabile l'idea di portarsi il leslie sul palco, c'era già da litigare per avere due tastiere.

e infatti quando la provai, insieme all'oberheim/viscount, non dico che non mi fece una bella impressione ma si ridimensionò un bel po, tanto che alla fine continuai a usare kurzweil e korg 01, perchè secondo me non ne valeva la pena, e pensare di portare una terza tastiera solo per gli hammond appunto c'era da litigare (figuriamoci pure il leslie).

la vita è così, quasi sempre una merda piena di compromessi.
  • greg
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06-03-26 10.17

orange1978 ha scritto:
la vita è così, quasi sempre una merda piena di compromessi.

.................................E' il motivo per cui le religioni vincono quando danno speranza di una vita oltre la vita terrestreemo--
Non voglio essere blasfemo, ma come non darti ragione?
Ho interrotto collaborazioni poichè io non sono un tipo da condividere con altri strumentisti le scelte dei miei strumenti, non mi permetto di dire al batterista che ha una chiavica di rullante o una cassa floscia.....per intenderci, o al chitarrista che suonare una Squier non è come una Strato....
Detto questo, cosciente che 'trascinarmi' dietro un Leslie con tutti i reumatismi che ho rende l'idea quanto meno pessima, è chiaro che bisogna parlare solo di effetti, magari organizzati in una valigia adatta.