Raptus ha scritto:
L'unica speranza, dal mio punto di vista, è che la genZ e successive si accorgano che la musica non è solo performativa.
Ti posso portare la mia esperienza perchè anagraficamente parlando io rientro pienamente nei ranghi della gen Z.
Tra chi lavora/ha hobby in ambito creativo (musica, arti visuali eccetera) il tema dell'uso dell'AI è piuttosto controverso e l'opinione imperante è quella di diffidenza se non di aperta ostilità. Non è tanto acredine nei confronti della tecnologia in sè: tanti di noi, me compreso, utilizzano questo strumento per ragioni di studio o lavoro soprattutto in ambito extra-musicale.
Quando però una persona inizia ad affacciarsi più o meno seriamente al mondo della musica (attorno ai 20 anni, quindi) magari trovando in essa un mezzo di espressione di sè o una valvola di sfogo l'autenticità diventa qualcosa di difficilmente negoziabile. Siamo tutti nati e cresciuti con i social e molti di noi, soprattutto quelli che non fanno della musica un interesse centrale della propria vita, fruiscono della musica tramite tiktok o altri feed di social. Questa cosa a un certo punto inizia a starti stretta (ma perchè cazzo devo sagomare la mia musica per un video di 15 minuti?) come sempre sono state strette le limitazioni "commerciali" nel corso della storia, alimentando una sorta di malcontento generale verso le piattaforme centralizzate.
Quando poi arriva l'AI... diciamo che è comprensibile che una persona che ha appena magari iniziato a mettere al di fuori della propria cameretta i propri pezzi inizi a nutrire risentimento verso chi in maniera giuliva pubblica brani patinati e artificiali usando piattaforme di multinazionali spregiudicate e completamente disinteressate alla musica in sè e tanto meno all'espressione dell'utente. Per quasi la totalità degli "zoomer" appassionati di musica anche solo il sospetto che un artista utilizzi l'AI è sufficiente a far storcere il naso. Al di là delle questioni etiche/morali, alle quali io non sottoscrivo necessariamente, molti di noi trovano che il tempo passato ad affinarsi e studiare non sia un processo laterale di scarto ma sia parte integrante della propria personalità sia da artista sia da fruitore. In un mondo in cui l'arte diventa "content" preferibilmente sotto controllo di grandi piattaforme non è difficile capire perchè a molti di noi sia inviso l'utilizzo di AI direttamente nell'output artistico. Questa "quantity over quality" ha essenzialmente rotto il cazzo.
Io onestamente sono nel novero di queste persone. Preferirò sempre qualcosa di imperfetto e magari anche "brutto". Ribadisco, sto parlando specificamente dell'utilizzo di musica generata da AI nei propri lavori personali. Prima che mi si tacci di incoerenza ci tengo a precisare inoltre che c'è una certa differenza nel dare in pasto qualcosa a Suno e usare, che so, loop già preconfezionati da splice (pratica che comunque trovo radicalmente noiosa e che chiunque faccia musica in maniera seria prima o poi abbandona per necessità). La questione ovviamente vive su uno spettro ma secondo me utilizzare Suno et similia è decisamente su uno dei due capi
Questo, per rispondere a Rapus: la mia generazione ha questo tema ben presente e il contatto diretto con l'artista è una priorità. Se non mi credete provate a postare uno dei vostri risultati AI come quello in questo thread in qualche forum o pagina di discussione musicale frequentata da "zoomers" e verrete letteralmente linciati in pochissimi minuti (è comunque un'esperienza per sondare il terreno...

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