La storia di Dyrne Carol

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23-01-26 21.35

Penso sia giunto il tempo di scoprirsi un po', perché mi fa bene farlo.
Mio papà oggi ha iniziato la chemio preparatoria a ricevere il trapianto di midollo.
Non ha un problema di tipo neoplastico, ma un esaurimento funzionale del midollo, che ha una % molto alta di rischio di evolvere in leucemia. La causa di tutto ciò è l'esposizione ad idrocarburi aromatici, cosa avvenuta per anni (faceva ambulatorio in una fabbrica di tubi contigua ad una raffineria fra gli anni 80 e 90). Altri suoi ex colleghi hanno questo problema.
Siano dietro a questa malattia da giugno, ad agosto è stato deciso di procedere col trapianto.
Il trapianto non è una passeggiata anche se in ballo non c'è una leucemia acuta: diciamo che le possibilità sono buone ma non ottime (70%, in medicina il 90% non è un risultato che ti fa impazzire per dire). Io l'ho saputo per vie traverse, perché è stato deciso il giorno prima che partissi per le ferie e lui non voleva dirmelo per farmi fare ferie serene.
Il risultato netto è stato che ho fatto delle ferie di merda, cercando di non farlo vedere, nel senso che facevo un mucchio di attività fisica (all'alba a correre e al pomeriggio nuotare), ero sempre con mio figlio in acqua, o in giro per giochi e gelati, ma ero fuori di testa completamente.
Così una volta rientrato ho iniziato un percorso di psicoterapia.
Durante i mesi autunnali iniziano i test per i donatori di midollo, e io sono stato scelto come backup, perché in linea verticale si può essere compatibili solo al 50% o poco più, e in prima linea si cerca un donatore identico, che può essere un fratello o un estraneo.
Il donatore di backup serve per l'emergenza: donatore indisponibile con paziente pronto a ricevere, rigetto e necessità di ritrapianto al volo.
Il primo ricovero viene pianificato per metà dicembre. Succede che ci sono problemi col donatore, quindi mi allertano. Questo significa cambiare completamente vita nelle 2 settimane precedenti perché non puoi avere neanche un raffreddore: zero sport, al lavoro con la mascherina, mansioni lavorative ridotte per ridurre le esposizioni a virus vari. In quel momento i miei colloqui erano stati messi volutamente in stand by dalla psicologa (che è una grande perché è stata ed è tutt'ora perfetta), con l'accordo di risentirsi dopo 20 gg per fare il punto.
  • wildcat80
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23-01-26 22.33

Nei primi giorni dello stand by sono andato fuori dai binari.
Difficoltà di concentrazione, dimenticanze continue di qualsiasi cosa, impulsività incontrollabile, irascibilità e labilità emotiva imprevedibili.
Potrei raccontarvi cose anche molto divertenti, tipo un litigio per un parcheggio in cui, pur avendo torto marcio, mi son incazzato così forte che quello che aveva ragione alla fine mi ha chiesto scusa emo
Non mi ricordavo quasi mai di aver timbrato l'uscita dal lavoro, infatti avevo il cartellino pieno di doppie timbrature in uscita per dire, una volta ho lasciato un fornello acceso per un giorno intero in casa, cose da pazzi... Era impossibile parlarmi: interrompevo, completavo frasi, intervenivo ad minchiam.
E poi la procrastinazione totale.
Tutto questo casino in testa, ma fisicamente stavo benissimo, dormivo benissimo e non ero affatto stanco.
Sul lavoro non ho avuto problemi perché ho fatto qualcosa come 50 ore di straordinario in 18 giorni lavorati: non ero performante mentalmente, ho fatto tutto bene ma con fatica.
Io sono uno che deve capire, così ho iniziato a documentarmi. Trovo un appiglio, ma ho bisogno di andare a capire alcune cose della mia infanzia, e non è facile perché mia mamma è mancata 19 anni fa, però con fatica trovo quello che mi serviva.
Ne parlo con la psicologa che decide immediatamente di riprendere i colloqui, e di approfondire questa traccia.
Morale della favola, mettendo assieme le risultanze anamnestiche, e facendo alcuni test di screening e di conferma, arriva la diagnosi, che era ciò che immaginavo.
ADHD combinato ad altissimo funzionamento.
Sindrome da disregolazione attentiva e iperattività, con QI molto alto (che è la chiave che mi ha permesso di avere una vita normale).
Burnout scatenato da aumento dello stress esterno e perdita di meccanismi di compenso (lo sport è il più potente regolatore non farmacologico).
Per questo oggi parlavo di menti neurodivegrenti e difficoltà: il pensiero neurodivergente è un talento difficilmente sfruttabile.
Avere quella diagnosi è stata la cosa più bella degli ultimi 45 anni (tolti mia moglie e mio figlio ovviamente).
Non sono matto, questa diagnosi mi ha permesso di comprendere tante cose mie, con cui convivo da sempre, che ho sempre ricondotto ad alcuni eventi spiacevoli della mia vita, e che in alcuni casi non mi sono mai riuscito a spiegare.
Io sono suonato, sono pieno di contraddizioni apparenti, a volte ho comportamenti spiccatamente sociopatici e a volte sono il mattatore, il mio essere privato è lontanissimo dal mio essere pubblico. Sono buono, empatico, ho un senso di giustizia incredibile, però allo stesso tempo sono la persona più irascibile del mondo, capace di dire le cose peggiori.
Quello che mi equilibra, è l'intelligenza.
Come dicevo oggi, l'intelligenza è il cappello regolatore della mente.
Essere o avere ADHD di per sé non è una malattia, significa semplicemente avere un sistema nervoso che ha una diversa regolazione dei neurotrasmettitori di alcuni circuiti neuronali: in particolare c'è un deficit di dopamina tonica nelle connessioni fra la corteccia prefrontale e alcune strutture più antiche come sistema limbico, amigdala e mesencefalo.
È una mente che ha difficoltà a controllare istinti ed emozioni, e anche la memoria di lavoro.
Un'intelligenza molto sviluppata riesce ad attuare delle strategia inconsce per sopperire alla labilità del controllo corticale su attenzione ed emozioni, e a funzionare come chi è neurotipico.
Quali sono le caratteristiche di una mente neurodivergente?
Ve lo faccio spiegare da ChatGPT nel prossimo post emo
  • wildcat80
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23-01-26 22.34

Cos’è l’ADHD (definizione clinica)
L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da una regolazione atipica di:
attenzione
impulsività
attivazione/motivazione
funzioni esecutive (organizzazione, pianificazione, inizio e fine dei compiti, gestione del tempo)
Non è una mancanza di capacità, ma un problema di regolazione:
la persona può funzionare molto bene a tratti, e molto male in altri, anche a parità di competenza.
Dal punto di vista neurobiologico:
coinvolge soprattutto i circuiti dopaminergici e noradrenergici
interessa la corteccia prefrontale e le reti di controllo esecutivo
Criteri chiave (DSM-5):
esordio in età evolutiva
persistenza nel tempo
interferenza significativa con il funzionamento quotidiano
non spiegabile meglio da altre condizioni
Cosa NON è l’ADHD
Per chiarire subito alcuni equivoci comuni:
X non è pigrizia
X non è scarso QI
X non è mancanza di volontà
X non è “essere sempre distratti”
X non è incompatibile con successo, creatività o alte prestazioni
“Altissimo funzionamento”: termine non clinico
“ADHD ad altissimo funzionamento” non è una diagnosi medica ufficiale.
È un’espressione descrittiva, usata in ambito divulgativo o clinico-informale.
Serve a indicare persone che:
soddisfano i criteri ADHD
mantengono un funzionamento esterno molto elevato
spesso mascherano o compensano il disturbo
Cosa significa davvero “altissimo funzionamento”
In pratica, indica una persona ADHD che:
1. Ha forti fattori compensativi
QI medio-alto o alto
abilità verbali, logiche o creative marcate
iperfocus efficace su ambiti chiave
ambiente strutturato o supportivo
2. Mantiene risultati visibili
carriera, studi, sport, creatività
affidabilità percepita dall’esterno
capacità di “reggere” scadenze cruciali
3. Ma paga un costo interno elevato
fatica cronica
ansia o burnout
procrastinazione estrema
crolli funzionali intermittenti
sensazione di vivere sempre “in emergenza”
👉 Dall’esterno funziona benissimo
👉 Dall’interno consuma enormi risorse
Precisazione fondamentale (spesso fraintesa)
Altissimo funzionamento non significa ADHD lieve
Molto spesso è l’opposto:
sintomi intensi
ma coperti da compensi cognitivi o ambientali
Quando i compensi saltano (cambi di vita, stress, stop dello sport, routine che crolla), il funzionamento può precipitare rapidamente.
  • wildcat80
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23-01-26 23.00

La mente ADHD è la mente dell'uomo preistorico, come confermano alcune teoria largamente suffragate da studi di paleogenetica: i nostri antenati cacciatori raccoglitori dovevano essere multitasking, saper cogliere analizzare filtrare tantissimi input contemporanei, perché era in ballo la vita in ogni istante, uscivano dalla grotta cacciatori e diventavano prede mentre erano cacciatori. Se pensavi solo al mammuth non tornavi vivo, se pensavi al mammuth, alla tribù nemica e allo smilodonte assieme forse riuscivi a rincasare vivo.
Oggi il tipo di mente vantaggioso è quello definito neurotipico, capace cioè di attenzione tonica e prestazioni di durata. È il cervello che ti permette di sopravvivere 8 ore davanti al monitor, un neurodivergente non ci riesce se non ad altissimo costo e con strategie varie, di sopravvivenza mi verrebbe da dire.
Essere ADHD è un dono, ma è anche un casino.
Un dono perché hai una mente che a livello ideativo va velocissima, una mente che ad una domanda tipicamente presenta una mappa di risposte alternative, è perfetta nella gestione di situazioni di urgenza/crisi.
Un casino perché è una mente che si annoia, che non ti aiuta nelle scadenze, che non regge i tempi lunghi.
È un dono perché ha l'iperfocus: quando una cosa ti appassiona, sei il campione del mondo in quella cosa, ti riesce bene e soprattutto ti fa fare bene anche cose che nella norma non sono nelle tue corde.
È un casino perché l'iperfocus a volte si attiva per delle stronzate, e passi una notte in bianco sulle stronzate.
Io fortunatamente ho l'iperfocus nel lavoro, prevalentemente, e prima l,ho avuto nello studio.
Ma finché non sono arrivati gli stimoli, cioè entrare nei reparti a fare tirocinio, avevo dato pochissimi esami e con voti mediocri: al terzo anno sono partito in iperfocus e ho dato in 4 anni 33 esami con la media del 29.
Però ci sono anche tanti lati poco piacevoli.
Essere ADHD e avere un profilo di funzione elevato consuma i neurotrasmettitori critici, e restituisce malessere, pensieri vorticosi ingestibili, spesso ansia, labilità emotiva, predisposizione ad incazzature brucianti... Ti espone alla tossicodipendenza, alla ricerca di emozioni forti continue, ad una condotta alimentare pericolosa per la salute, a spendere soldi in maniera sconsiderata.
Ti porta a perdere amicizie perché senza la presenza, dimentichi.

Io sono stato abbastanza fortunato, ho vissuto abbastanza bene seppur con un sottofondo di discreta merda che ogni tanto affiora, ma ho una vita che pochi ADHD possono avere senza terapie psicodinamiche e senza farmaci.
Gli ADHD che non hanno alto funzionamento e non sono seguiti non si diplomano neanche, cambiano 200 lavori, guadagno poco, hanno dipendenze secondarie patologiche, droghe ma anche gioco d'azzardo... Nei carceri il 30% dei detenuti è ADHD, parliamo di qualcosa di veramente importante anche a livello sociale.

Così, in preda a questo delirio emotivo, nei giorni precedenti il Natale è nato Dyrne Carol: in poche ore, in pieno iperfocus, ho tradotto in musica l'inquietudine che mi porto dietro da 40 anni, che ora ha un nome, e la speranza luminosa che la diagnosi stessa mi ha dato.
Quello che è la forza di questo pezzo: emozioni vere e vissute.
Grazie a tutti.
  • afr
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24-01-26 00.06

Di quel brano la cosa che avevo apprezzato era stata la scelta di dare risalto ai cori quali elemento portante del pezzo

Maestosi, scuri e profondi

Video e musica dai colori cupi, carattere forte

Leggendo quanto hai scritto adesso diventa facile aggiungere che si evinceva qualcosa che trasmetteva una sorta di dolore dell'anima, un'inquetudine interna

Ovviamente non avrei mai immaginato tutto quanto ti è capitato ma la sensazione era un po' quella

Resta il fatto che la musica ha spesso la capacità e la magia di parlare senza le parole
  • mima85
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24-01-26 00.07

Mi spiace per quello che sta succedendo a tuo papà e vi auguro che la cosa si risolva. Da quello che capisco ci sono comunque buone probabilità che vada a buon fine, anche se in ambito medico il 70% non è un granché in termini assoluti mi sembra una buona percentuale. Perlomeno dal basso della mia ignoranza in campo medico, spero sia così.

Venendo all'ADHD ed in generale alle neurodivergenze, io è un po' che mi sto interrogando sullo stato del mio cervello e, sebbene non abbia ancora una diagnosi ufficiale, credo di essere in qualche modo nello spettro. Tempo fa ho fatto qualcuno di quei test on-line (o, rispettivamente, letto l'elenco dei tratti tipici) per capire se si ha una qualche neurodivergenza; ne ho fatti diversi per avere un campione un po' variato e in tutti mi sono ritrovato in più della metà degli indicatori. Così a occhio direi intorno al 70%. Certo non è un test scientifico, per quello dovrei consultare un professionista, però qualcosa dovrà pur significare.

Ansia, fatica a controllare la mente, fatica a concentrarsi, ossessioni (a volte manie ossessivo-compulsive) verso pensieri o cose, sbalzi d'umore... tutta roba contro cui lotto da una vita e che ho anche mascherato in modo da poter comunque essere un membro funzionale della società. Dovrei essere un cosiddetto "altamente funzionale", nel senso che questa condizione, se ce l'ho, non ostacola comunque in maniera significativa la condotta di una vita normale o, quantomeno, sufficientemente funzionante e organizzata.

[continua...]
  • mima85
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24-01-26 00.14

[...]

Da piccolo ricordo che diverse volte il maestro delle elementari ha chiamato a colloquio i miei genitori per discutere delle mie difficoltà di concentrazione, che ero sempre per aria, chiuso nel mio mondo e tutte quelle cose li. E ho sempre avuto interessi, quando non proprio ossessioni, per cose molto particolari e al di fuori della normalità per un bambino delle elementari. Per dire, avevo la fissa delle lampade, ma non quelle normali a incandescenza che si usano in casa quanto piuttosto quelle a scarica, quelle al mercurio e al sodio per l'illuminazione stradale. Qualcuna l'avevo recuperata o me l'ero fatta regalare, ogni tanto me le portavo a scuola nella tasca della giacca e il maestro quando me le beccava me le sequestrava, per ridarmele poi a fine giornata.

A 10 anni smanettavo coi circuiti di alimentazione di quelle lampade, collegavo secondo lo schema corretto i vari elementi (reattore, starter, condensatore per la correzione di fase) per accenderle e farle funzionare, roba che per accendere quelle al sodio il circuito emette treni di impulsi vicini ai 5'000V di tensione. Cose da cui un bambino di 10 anni dovrebbe stare ben alla larga, ma io ero consapevole del pericolo, sapevo che in quei fili passava alta tensione e facevo tutto con cautela.

Da accese le guardavo dritte coi miei occhi, senza occhiali da sole, lampade che a una persona normale l'avrebbero accecata mentre io riuscivo ad abituare la vista e a vederne tutti i dettagli costruttivi interni anche da accese. Potreste pensare che così mi sono scassato gli occhi, ma vi dico che a 40 anni suonati se mi metto a più di mezzo metro dal mio schermo da 24 pollici con risoluzione di 1920*1080 (Full HD) vedo già la griglia dei pixel. Senza occhiali. Probabilmente m'è andata molto di culo.

In giro ero sempre col naso all'insù, il mio sguardo era per i lampioni, per le linee elettriche aeree, per cose delle quali alla maggior parte della gente non frega assolutamente nulla. Sono li, fanno il loro lavoro, ci rendono la vita più facile e tanto basta. Io no, volevo vedere, volevo conoscere, ero curioso per tutta quella roba.

Gli altri bambini giocavano a calcio, col Game Boy (parliamo dei primi anni '90), a nascondino, andavano in bicicletta, insomma tutte le cose che i bambini normali a quell'età fanno. E che a me non attiravano, nemmeno i videogiochi mi hanno mai appassionato più di quel tanto che è già strano per un nerd come me. La mia testa era tutta per cose tecniche e scientifiche, non a caso scienze era la mia materia preferita.

Poi a 11 anni è arrivato il mio primo PC in casa e da li son partito in tromba con l'informatica, che ha cambiato i miei piani precedenti di voler diventare elettricista. E anche li con tutte le fisse del caso (ho quella per gli hard disk, ce l'ho tutt'oggi, mi piacciono in quanto oggetti che uniscono meccanica di estrema precisione ad alta tecnologia elettronica e negli anni ne avrò collezionati circa 300 di tutti i tipi e le epoche). Ovviamente, visto quello che ero, mi son dovuto anche subire la mia buona dose di bullismo. Poi verso i 15 anni la scoperta della 8-bit music, della sintesi del suono, dei sintetizzatori... insomma mi conoscete no emo

E adesso sono qui, a 40 anni suonati, senza compagna e figli, cose che nel mio essere diverso ho sempre visto come irraggiungibili (diciamo poi che l'aver passato la maggior parte della mia vita da obeso non è stato per niente d'aiuto in questo senso). E per cui ogni tanto, vedendo il tempo che passa sempre più veloce, soffro, perché una famiglia mi sarebbe piaciuto averla. 20 anni fa mi immaginavo alla mia età attuale già sistemato da questo punto di vista, e che sarei finalmente riuscito a raddrizzare 'sta mia testa storta.

Ma d'altronde lo dico sempre, per fare il mestiere che faccio uno non dev'essere tutto dritto di cervello emo

Scusate il post-fiume, forse un po' sconnesso a tratti, ma ho voluto cogliere l'occasione per sfogarmi un po' pure io.
  • mima85
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24-01-26 00.34

Tra l'altro, so già che domani mi pentirò di aver scritto questi post perché questi aspetti della mia vita li ho sempre tenuti piuttosto segreti, li ho confidati solo ai miei amici più intimi perché un po' mi imbarazzano. Ma magari farmi un po' di auto-terapia d'urto e spingermi ad espormi mi può essere utile. Ci provo.
  • wildcat80
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24-01-26 09.46

@ mima85
Tra l'altro, so già che domani mi pentirò di aver scritto questi post perché questi aspetti della mia vita li ho sempre tenuti piuttosto segreti, li ho confidati solo ai miei amici più intimi perché un po' mi imbarazzano. Ma magari farmi un po' di auto-terapia d'urto e spingermi ad espormi mi può essere utile. Ci provo.
È la stessa sensazione che ho avuto appena ho inviato l'ultimo post.
Però può essere una forma di terapia, anzi, lo è.
È un modo per prendere confidenza con il problema.
  • paolo_b3
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24-01-26 10.48

Ho letto con attenzione i vostri post, sono dispiaciuto per tuo padre Doc, cerca di essere ottimista, vedi il bicchiere mezzo pieno.
Per il resto colgo aspetti caratteriali che penso di manifestare anche io, ovviamente tutti a volte siamo "un po' distratti" tanto per dirne una. Curiosità, chi di voi manifesta attitudine all'autodidattica?
  • wildcat80
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24-01-26 11.01

@ paolo_b3
Ho letto con attenzione i vostri post, sono dispiaciuto per tuo padre Doc, cerca di essere ottimista, vedi il bicchiere mezzo pieno.
Per il resto colgo aspetti caratteriali che penso di manifestare anche io, ovviamente tutti a volte siamo "un po' distratti" tanto per dirne una. Curiosità, chi di voi manifesta attitudine all'autodidattica?
Io, ho imparato a fare un mucchio di cose da solo, tipo a suonare la chitarra senza nessun metodo ma semplicemente individuando al volo le posizioni delle dita sui tasti per comporre i vari accordi, cosa che mi ha creato comunque qualche problema perché finivo per fare cose complicate quando potevo farle più semplici.
Non sono certo Steve Vai, però nelle mie varie band pregresse le parti di chitarra classica, acustica e 12 corde le ho sempre suonate io. Mai mettere due strings o un pad dove non è mai stato concepito.
  • paolo_b3
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24-01-26 11.23

@ wildcat80
Io, ho imparato a fare un mucchio di cose da solo, tipo a suonare la chitarra senza nessun metodo ma semplicemente individuando al volo le posizioni delle dita sui tasti per comporre i vari accordi, cosa che mi ha creato comunque qualche problema perché finivo per fare cose complicate quando potevo farle più semplici.
Non sono certo Steve Vai, però nelle mie varie band pregresse le parti di chitarra classica, acustica e 12 corde le ho sempre suonate io. Mai mettere due strings o un pad dove non è mai stato concepito.
Io ho problemi di concentrazione, questo mi porta a sbagliare le notine sul palco, a volte do la colpa alle avvenenti che partecipano, ma non è così, è un problema mio. A scuola non riuscivo a prendere appunti e questo, appunto emo, mi ha costretto per anni a dover poi studiare da solo sui libri. Per il percorso musicale ho provato due volte a farmi seguire da insegnanti, poi, non per colpa mia in questo caso, li ho dovuti abbandonare (e si sente emo) per cui sostanzialmente ciò che faccio è il frutto di autodidattica.
Anche Pastorius era autodidatta, oltre ai vari problemi che sappiamo un po' tutti, non mi voglio paragonare a lui, ci mancherebbe, ma un'attinenza ci potrebbe essere.
  • mima85
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24-01-26 11.55

paolo_b3 ha scritto:
Curiosità, chi di voi manifesta attitudine all'autodidattica?


Io, avoglia. Tutto ciò che ho imparato sui synth e di cui parlo qui l'ho imparato da solo. Anche nell'informatica, si ho fatto la formazione professionale e mi sono diplomato, ma durante gli studi mi sono portato parecchio avanti da solo. E non è stato difficile perché dietro c'era la passione, era naturale per me smanettare, sperimentare, andare oltre quello che mi insegnavano a scuola e sul posto di lavoro (ho fatto un apprendistato). In effetti come apprendista facevo molto comodo al mio capo di allora, aveva li uno che gli sviluppava programmi che poi poteva vendere pagandolo una frazione di quel che doveva pagare un professionista formato.

Ho la fortuna di essere una persona molto curiosa, questo ovviamente aiuta parecchio nell'autodidattica. E se un argomento mi interessa, posso arrivare facilmente ad ossessionarmici su. D'altra parte, se una cosa non mi interessa, per quanto semplice possa essere rischio di non riuscire a sbattermela in testa manco a cannonate. E questo a volte è un problema.

paolo_b3 ha scritto:
Io ho problemi di concentrazione


Non parliamone. Nel senso, posso anche riuscire ad essere molto concentrato su un compito, se questo mi appassiona (il famoso "hyperfocus" delle persone col disturbo dell'attenzione), ma se la cosa non mi appassiona, la mente mi può partire per la tangente con molta facilità. E questo durante le scuole, in particolare elementari e medie, è stato un grosso problema per me.

Pure quando sto facendo qualcosa che mi appassiona, se devo affrontare un problema un po' tosto rischio di andare in "brainstorming spinto" (il famoso pensiero divergente di cui ha accennato wildcat, ora so finalmente come si chiama 'sta roba) e a volte questo mi fa perdere il filo e prendere strade più lunghe per arrivare alla soluzione. Ci arrivo, ma devo affrontare più ostacoli.

E quando suono e mi sto registrando per mettere insieme un brano o le relative riprese per un video su Youtube, anche li son dolori. Finché suono senza la consapevolezza che c'è qualcosa che registra, vado tranquillo. Ma appena parte la registrazione prendo tensione, sento che la mente mi diventa instabile e mi ci possono dover volere decine di tentativi prima di ottenere una take come voglio io. C'è anche da dire che tendenzialmente sono un perfezionista e questo aggiunge un altro strato di difficoltà, perché voglio sempre fare le cose al massimo delle mie possibilità.

Ah, una cosa che mi da abbastanza fastidio: essere interrotto mentre sto facendo qualcosa che richiede un livello anche solo medio di concentrazione. Se mi si parla, mi vengono fatte domande o chiesto di fare altro, faccio un sacco di fatica a staccare la testa da quello che sto facendo e questo mi porta anche ad innervosirmi, per cui posso rispondere anche in modo un po' brusco e in quel momento risultare indisponente o antipatico.

In definitiva, ho molto spesso la sensazione di non riuscire a controllare la mia mente ed è abbastanza snervante e stancante.
  • paolo_b3
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  • Risp: 15360
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24-01-26 12.46

mima85 ha scritto:
Ah, una cosa che mi da abbastanza fastidio: essere interrotto mentre sto facendo qualcosa che richiede un livello anche solo medio di concentrazione. Se mi si parla, mi vengono fatte domande o chiesto di fare altro, faccio un sacco di fatica a staccare la testa da quello che sto facendo e questo mi porta anche ad innervosirmi, per cui posso rispondere anche in modo un po' brusco e in quel momento risultare indisponente o antipatico.

No io sono multitasking, fare più cose contemporaneamente mi entusiasma. Ma del tipo scrivere qui mentre lavoro.

In definitiva, devo osservare che chi fa musica un po' è deviato dagli schemi mentali della cosiddetta normalità. Io lo ritengo un pregio.
  • Ilaria_Villa
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24-01-26 17.10

Anch'io sono molto dispiaciuta per il papà del nostro Doc, spero che tutto possa andare per il meglio.
Ringrazio, dal profondo del cuore, Doc e Mima per le loro testimonianze, che mi hanno commossa profondamente.
Un abbraccio fortissimo.
  • wildcat80
  • Membro: Supporter
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25-01-26 10.07

Qui si potrebbero aprire discorsi infiniti.
L'ADHD e l'autismo di livello I (ex Asperger) se collegati a plusdotazione/alto funzionamento sono difficilmente distinguibili in superficie, cambiano molto come viene vissuto dall'interno il masking (cioè il modo di apparire "normali") e le conseguenze di una crisi fra aumentata necessità di mascherare e risorse interne in esaurimento.
Io non mi vergogno a dirlo, nella mia vita, che purtroppo è stata segnata da diversi eventi traumatici ed impegnativi dal punto di vista affettivo (che ricordo non significa relativo agli affetti) già in età infantile, quando sentivo di non essere abbastanza ho cercato aiuto.
Le prime volte è stato difficile e c'è voluto tempo, poi per me è diventato normale: non vado bene? Investo un po' di tempo e denaro nel benessere della mia mente.
È una cosa che dovremmo fare tutti, in alcuni momenti che sentiamo essere troppo per noi.
Il problema grosso è che questi problemi, chiamiamoli così, se affrontati tardi sono come una distorsione di caviglia trascurata: più si aspetta, più si rischia di zoppicare per sempre.
  • mima85
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25-01-26 11.43

@ Ilaria_Villa
Anch'io sono molto dispiaciuta per il papà del nostro Doc, spero che tutto possa andare per il meglio.
Ringrazio, dal profondo del cuore, Doc e Mima per le loro testimonianze, che mi hanno commossa profondamente.
Un abbraccio fortissimo.
emo
  • zerinovic
  • Membro: Supporter
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25-01-26 14.47

io da piccolo ero molto introverso, sono andato dallo psicologo perché un ragazzo tentò di abusare di me, e mi sentivo braccato,riuscì a venirne fuori mi aiutarono in molti non gli psicologici perché secondo loro avevo un QI di 135 a 9 anni voleva dire che stavo prendendo in giro a tutti..la mia mamma se li mangiò...mi succedevano cose strane specialmente in mancanza di sonno,sensazione di mani grosse, percezione alterata come sentire e fare cose in modo più veloce. per farlo passare o riuscivo ad addormentarmi,oppure andavo a correre o facevo flessioni, quando entrava il fiatone la sensazione spariva. quando mi facevano un prelievo andavo giù, ora riesco anche a donare ma mi costa molto, non devo guardare il sangue.ero il tipico che durante una interrogazione o andava al bagno di corsa o la faceva lì, sia una che l'altra...la prima tastiera mi ha aiutato moltocon il tempo ho imparato a regolarmi. anche se tutt'oggi la pipi prima del concerto é un classico...emo in compenso dopo i 40 ho cominciato a soffrire di reflusso gastrico, sempre di origine emotiva,e anche di dieta,ma puntualmente sorge nei momenti più stressanti e se non la tengo a bada mi da battito alterato. e non é una bella sensazione. fare attivita sportiva mi aiuta parecchio. anche togliere alcool e caffè mi da più autocontrollo. ho proprio smesso. faccio una dieta da sportivo. che effettivamente mi da una marcia in più.