Memorizzare una canzone

  • anonimo

22-03-18 20.04

quando ero un pischello suonavo il basso, forse è per questo che mi è rimasto il modo di trovare e memorizzare canzoni. Banalmente suono i primi due movimenti di Fur Elise ma se mi si chiede di ricordarmi le note a memoria addio, fatto sta che li suono lo stesso con pochissimi errori, questo in quanto oramai le mie mani hanno memorizzato le posizioni: non mi chiedo come funziona ma funziona emo
  • Arci66
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22-03-18 20.30

paolo_b3 ha scritto:
Io ad esempio brani come The entertainer o Maple leaf rag, quando li facevo li eseguivo senza spartito

Pure io, altrimenti non potevo tenere d'occhio la sinistra...emo...speriamo che i maestri qui presenti non mi scoprono cosi pippa e mi cacciano dal forum.
A proposito ma le sai suonare ancora?emo
Io la seconda che hai detto ancora ci provo, ma poi il giorno dopo mi fa male l'avambraccio sxemo
The entertainer dovrei riprendere ...lo spartito...ne ho perso memoria.

Comunque io lo spartito lo uso in fase d'apprendimento e poi lo metto da parte e cerco di andare a memoria.

Il tema è molto interessante nel trasporre mi sono sempre impiccato, anche se su semplici progressioni mi viene più naturale.
Voglio tentare d'applicare l'approccio qui presentato.
Continuate e allungate il 3demo
  • paolo_b3
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22-03-18 21.40

Arci66 ha scritto:
Pure io, altrimenti non potevo tenere d'occhio la sinistra......


Puoi toglierla quella faccina, è esattamente così... di necessità virtù emo

Per rispondere alla domanda, se mi metto... qualche mese... forse ci cavo qualcosa. Attualmente sono da mani nei capelli.
  • andrew1
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22-03-18 22.22

che se ti abitui a leggere poi se ti tolgono lo spartito sei perso

Ma perchè vedete questo spartito come se fosse una cosa di cui vergognarsi?
Io ho già una montagna di cose da tenere a mente nel lavoro ed in generale nella vita quotidiana, e comunque la memoria la esercito con altri driver.

@Vin
Ci spieghi questo approccio diverso alla musica, di cui accennavi nell'altro 3d?
Ad esempio, prendiamo un brano a caso, ora ho aperto a caso il mio libricino ed è comparsa "la canzone del sole" di Battisti.
La sequenza di accordi è La - Mi - Re - Mi e poi si ripete il giro.
Quale sarebbe il legame armonico di questo giro di questi 4 accordi che, se non lo suono per 10 anni, dovrebbe farmi suonare al primo colpo questa sequenza senza dovermi rinfrescare la memoria?
  • paolo_b3
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22-03-18 22.51

andrew1 ha scritto:
Ma perchè vedete questo spartito come se fosse una cosa di cui vergognarsi?


Non lo scrivo a caratteri cubitali perchè è da maleducato, ma in verità io non so suonare a prima vista e faccio molta fatica a trasporre il pentagramma in tasti pigiati, quindi per me è l'esatto opposto, sebbene non me ne vergogno.
Vedila da un punto di vista diverso: addentrarsi nei meandri dell'armonia è una rivelazione in senso biblico. Poi tutto ti appare più chiaro, non è una questione di ore a studiare il brano o a trasportarlo.
Possiamo definirlo un metodo?
  • anonimo

23-03-18 00.05

@ andrew1
che se ti abitui a leggere poi se ti tolgono lo spartito sei perso

Ma perchè vedete questo spartito come se fosse una cosa di cui vergognarsi?
Io ho già una montagna di cose da tenere a mente nel lavoro ed in generale nella vita quotidiana, e comunque la memoria la esercito con altri driver.

@Vin
Ci spieghi questo approccio diverso alla musica, di cui accennavi nell'altro 3d?
Ad esempio, prendiamo un brano a caso, ora ho aperto a caso il mio libricino ed è comparsa "la canzone del sole" di Battisti.
La sequenza di accordi è La - Mi - Re - Mi e poi si ripete il giro.
Quale sarebbe il legame armonico di questo giro di questi 4 accordi che, se non lo suono per 10 anni, dovrebbe farmi suonare al primo colpo questa sequenza senza dovermi rinfrescare la memoria?
I | V | IV | V

Tonica, dominante, sottodominante, dominante (ovvero le tre regioni armoniche principali di una tonalità) che si ripetono ciclicamente all'infinito...non te lo scorderai mai più

Farla in tutte le tonalità é elementare...magari cominciamo con C, G, F, D, E, Bb, Eb....e via via le altre, lentamente, senza fretta

Non ci vogliono mesi, ci vogliono tre quarti d'ora per un paio di giorni...e questo per un musicista amatoriale

Per ciò che concerne la melodia:

1) A, A' - A, A' dove A' non é altro che una piccola variazione di A che "finisce prima"...A è un inciso che fa III/II/I/II

2) B, B' - B, B' dove B è un'alternanza tra III E V con ad un certo punto la IV

Facillimo non trovate?

Ovvio che più un brano si fa complesso più bisognerà essere esperti...ma qui è il maestro che deve proporre all'allievo del materiale che, pur essendo challenging, sia alla sua portata
  • sgranzo
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23-03-18 00.28

@ anonimo
I | V | IV | V

Tonica, dominante, sottodominante, dominante (ovvero le tre regioni armoniche principali di una tonalità) che si ripetono ciclicamente all'infinito...non te lo scorderai mai più

Farla in tutte le tonalità é elementare...magari cominciamo con C, G, F, D, E, Bb, Eb....e via via le altre, lentamente, senza fretta

Non ci vogliono mesi, ci vogliono tre quarti d'ora per un paio di giorni...e questo per un musicista amatoriale

Per ciò che concerne la melodia:

1) A, A' - A, A' dove A' non é altro che una piccola variazione di A che "finisce prima"...A è un inciso che fa III/II/I/II

2) B, B' - B, B' dove B è un'alternanza tra III E V con ad un certo punto la IV

Facillimo non trovate?

Ovvio che più un brano si fa complesso più bisognerà essere esperti...ma qui è il maestro che deve proporre all'allievo del materiale che, pur essendo challenging, sia alla sua portata
trovo questo thread estremamente interessante!
chiarissimo il discorso di movimenti armonici tra le aree di tonica dominante e sottodominante e le sensazioni che stimolano attraverso l'udito, ma mi spieghi meglio, Cyrano il discorso che hai fatto su A - A' e B - B' ? proprio non ho capito questo tipo di notazione....

23-03-18 00.29

@ anonimo
Metodo per memorizzare un brano musicale

1) scriversi l'armonia usando le sigle funzionali, ovvero il grado dell'accordo rispetto alla tonalità d'impianto seguito dal tipo di accordo (min7, maj7, 7 etc)

2) dividerlo in blocchi che si ripetono e mettersi così in testa la struttura

3) trovare le varie cadenze (IImin V7 o simili) e capire quindi come il brano si muove nelle varie regioni armoniche della tonalità d' impianto

4) eseguire a memoria l'armonia dapprima a sezioni, poi mettendo gradualmente tutto insieme, il tutto in varie tonalità. Fare questo esercizio in tutte le tonalità è fondamentale, per imparare un brano in maniera funzionale e non pappagallesca

5) ripetere lo stesso procedimento per la melodia

Qui Cyrano, a voi Vincenzo e Tino
6) studiarlo a blocchi, concatenati l'uno all'altro (semplifico), tenendo conto che lo spartito è il basamento (ineludibile) su cui costruire l'edificio...

p.s.: mi riferisco ad un brano musicale: il discorso cambia se intendiamo memorizzare una canzone, dove i meccanismi di acquisizione possono essere ben diversi...
  • anonimo

23-03-18 01.25

@ sgranzo
trovo questo thread estremamente interessante!
chiarissimo il discorso di movimenti armonici tra le aree di tonica dominante e sottodominante e le sensazioni che stimolano attraverso l'udito, ma mi spieghi meglio, Cyrano il discorso che hai fatto su A - A' e B - B' ? proprio non ho capito questo tipo di notazione....
Intendo gli incisi/frasi

La frase A è quella che fa III grado/II grado/I grado/II grado

A' è la variazione di A che fa III grado/II grado/I
  • ahivela
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23-03-18 02.28

Cyrano ha scritto:
scriversi l'armonia usando le sigle funzionali, ovvero il grado dell'accordo rispetto alla tonalità d'impianto


Spesso faccio cosi', quando mi scrivo le robe. Anche se non sempre e' la strada piu' comoda, specie quando il brano cambia spesso centro tonale, e magari ti ritrovi al volo, dopo una variegata successione, un IV# suonando in Re bemolle... puo' capitare un attimo di smarrimento, se non hai il nome della nota in chiaro. E con il basso e' fatale...
Comodo invece quando, mentre si suona, si devono suggerire gli accordi a qualche collega: i gestacci, a mo' di borsa del pesce... solo che dal V in su non bastano piu' le dita di una mano sola emo
  • vin_roma
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23-03-18 02.46

@ andrew1
che se ti abitui a leggere poi se ti tolgono lo spartito sei perso

Ma perchè vedete questo spartito come se fosse una cosa di cui vergognarsi?
Io ho già una montagna di cose da tenere a mente nel lavoro ed in generale nella vita quotidiana, e comunque la memoria la esercito con altri driver.

@Vin
Ci spieghi questo approccio diverso alla musica, di cui accennavi nell'altro 3d?
Ad esempio, prendiamo un brano a caso, ora ho aperto a caso il mio libricino ed è comparsa "la canzone del sole" di Battisti.
La sequenza di accordi è La - Mi - Re - Mi e poi si ripete il giro.
Quale sarebbe il legame armonico di questo giro di questi 4 accordi che, se non lo suono per 10 anni, dovrebbe farmi suonare al primo colpo questa sequenza senza dovermi rinfrescare la memoria?
Mio padre suonicchiava la chitarra. Qualcuno, negli anni '50 in caserma, gli spiegò come trovare gli accordi, almeno quelli più semplici. Gli accordi di questa canzone di Battisti li avrebbe chiamati, molto rozzamente, "Fisso, Uscita, Cadenza, Uscita". Non ci capiva niente di musica però aveva scoperto il legame sonoro tra il "Fisso" (la tonalità base del brano), "Uscita" (dominante per uscire dal periodo e chiudere sulla tonalità del brano) e "Cadenza" (una sorta di conferma morbida della tonalità di base). Se gli fosse stato chiesto di suonarla in La avrebbe suonato La Mi Re Mi, se gli fosse stato chiesto di suonarla in Fa avrebbe suonato Fa Do Sib Do, se in Mib avrebbe suonato Mib Sib Lab Sib... Perché più che gli accordi a se stanti aveva capito il colore del suono nei passaggi tra un accordo e l'altro e per qualsiasi canzone avrebbe subito individuato almeno questi tre punti cardine (Fisso, Cadenza, Uscita) e, anche se approssimativamente, avrebbe saputo, alla buona, accompagnare qualsiasi cosa.

Cosa vuol dire? Che più che imparare gli accordi di volta in volta aveva memorizzato il rapporto armonico tra le varie combinazioni quindi capiva subito dove una melodia aveva il "riposo tonale" o il punto di moto di una dominante.
Certo, più di un tango o di qualche valzer non andava ...ma se gli attaccavi a suonare "Speranze Perdute" o "Chitarra Romana" a tango, in qualsiasi tonalità volevi, ti veniva dietro spontaneamente.

Qual'è il segreto? Tanto per cominciare abituare l'orecchio alla tonalità e ai suoi parenti stretti tenendo presente che un discorso musicale compiuto si avvale di punti di proposta, punti di moto, punti di soluzione e che interagiscono anche con l'andamento ritmico del brano.

Il primo passo è studiare una sorta di "cadenze", una serie di accordi che simulano varie situazioni musicali basandosi sugli accordi costruiti sui bassi. Gli elementi di queste cadenze (gli accordi) è bene non chiamarli col nome tipico ma con la numerazione della scala a cui appartengono.
Quindi di base bisogna sapere che la scala è formata da gradi che vengono espressi con i numeri "ordinali" ( I,II,IV,VII...) da non confondere con i numeri cardinali che invece esprimono distanze tra le note (3^magg., 4^ giusta, 7^min. etc...) e questi gradi a loro volta diventano i bassi fondamentali su cui costruire l'accordo semplice.

Detto questo possiamo abituare l'orecchio al facile passaggio del IV grado al I (fossimo in Do magg sarebbe Fa>Do, in Mib sarebbe Lab>Mib etc,,,) eseguendolo in forma di frase ritmica per sottolineare meglio l'ambito armonico in cui ci troviamo. Possiamo poi aggiungere al IV>I la dominante ed abituare l'orecchio alla diversità risolutiva degli accordi di IV e V rispetto la tonalità del I grado. Potremmo giocare con questi intervalli costruendo un I>IV>I / IV>I / V>I accorgendoci che è uguale alla base armonica di "Bandiera Gialla", un successo degli anni '60 e che molte canzoni finisco con IV>V>I... L'importante è scegliere una tonalità ed eseguire gli accordi relativi ai gradi della scala.

Un secondo passo è quello di abituare l'orecchio a situazioni più complesse, magari aggiungendo le 7', o creando un piccolo episodio aggiungendo dopo il IV un II che va al V, sempre cambiando tonalità e rispettando i gradi, e si scoprirà che qualche musica alla radio usa proprio quel tipo di legame armonico studiato in una cadenza e magari si va al pianoforte e si dice "ah, ecco come fa quel pezzo! ...facile!".

Ma questo è niente, è l'ABC dello sviluppo dell'orecchio. Poi, con l'esperienza, si comincia a provare qualche giro modulante e può capitare che quel pezzo, di cui non si capisce che cavolo di accordi faccia, usa proprio quella modulazione I>VIIb7 che hai tanto provato e che trasferisce la tonalità un tono e mezzo sopra... e così risolvi anche questo a orecchio.
...e me so' finiti i caratteri a disposizione!
  • anonimo

23-03-18 07.38

@ ahivela
Cyrano ha scritto:
scriversi l'armonia usando le sigle funzionali, ovvero il grado dell'accordo rispetto alla tonalità d'impianto


Spesso faccio cosi', quando mi scrivo le robe. Anche se non sempre e' la strada piu' comoda, specie quando il brano cambia spesso centro tonale, e magari ti ritrovi al volo, dopo una variegata successione, un IV# suonando in Re bemolle... puo' capitare un attimo di smarrimento, se non hai il nome della nota in chiaro. E con il basso e' fatale...
Comodo invece quando, mentre si suona, si devono suggerire gli accordi a qualche collega: i gestacci, a mo' di borsa del pesce... solo che dal V in su non bastano piu' le dita di una mano sola emo
ottima osservazione...infatti bisogna usare dei trucchetti

#IV (o bV)= tritono della tonica, ovvero un mezzo tono sopra la sottodominante...diventa automatico dopo un po'...pensare come se si facesse una cadenza alla sottodominante...è sempre così, è la consapevolezza delle regioni armoniche e delle loro relazioni cadenzali che costituisce la "rivoluzione copernicana"

E per altre "funzioni strane", è uguale...trucchetti mnemonici come se piovesse
  • anonimo

23-03-18 07.43

@ vin_roma
Mio padre suonicchiava la chitarra. Qualcuno, negli anni '50 in caserma, gli spiegò come trovare gli accordi, almeno quelli più semplici. Gli accordi di questa canzone di Battisti li avrebbe chiamati, molto rozzamente, "Fisso, Uscita, Cadenza, Uscita". Non ci capiva niente di musica però aveva scoperto il legame sonoro tra il "Fisso" (la tonalità base del brano), "Uscita" (dominante per uscire dal periodo e chiudere sulla tonalità del brano) e "Cadenza" (una sorta di conferma morbida della tonalità di base). Se gli fosse stato chiesto di suonarla in La avrebbe suonato La Mi Re Mi, se gli fosse stato chiesto di suonarla in Fa avrebbe suonato Fa Do Sib Do, se in Mib avrebbe suonato Mib Sib Lab Sib... Perché più che gli accordi a se stanti aveva capito il colore del suono nei passaggi tra un accordo e l'altro e per qualsiasi canzone avrebbe subito individuato almeno questi tre punti cardine (Fisso, Cadenza, Uscita) e, anche se approssimativamente, avrebbe saputo, alla buona, accompagnare qualsiasi cosa.

Cosa vuol dire? Che più che imparare gli accordi di volta in volta aveva memorizzato il rapporto armonico tra le varie combinazioni quindi capiva subito dove una melodia aveva il "riposo tonale" o il punto di moto di una dominante.
Certo, più di un tango o di qualche valzer non andava ...ma se gli attaccavi a suonare "Speranze Perdute" o "Chitarra Romana" a tango, in qualsiasi tonalità volevi, ti veniva dietro spontaneamente.

Qual'è il segreto? Tanto per cominciare abituare l'orecchio alla tonalità e ai suoi parenti stretti tenendo presente che un discorso musicale compiuto si avvale di punti di proposta, punti di moto, punti di soluzione e che interagiscono anche con l'andamento ritmico del brano.

Il primo passo è studiare una sorta di "cadenze", una serie di accordi che simulano varie situazioni musicali basandosi sugli accordi costruiti sui bassi. Gli elementi di queste cadenze (gli accordi) è bene non chiamarli col nome tipico ma con la numerazione della scala a cui appartengono.
Quindi di base bisogna sapere che la scala è formata da gradi che vengono espressi con i numeri "ordinali" ( I,II,IV,VII...) da non confondere con i numeri cardinali che invece esprimono distanze tra le note (3^magg., 4^ giusta, 7^min. etc...) e questi gradi a loro volta diventano i bassi fondamentali su cui costruire l'accordo semplice.

Detto questo possiamo abituare l'orecchio al facile passaggio del IV grado al I (fossimo in Do magg sarebbe Fa>Do, in Mib sarebbe Lab>Mib etc,,,) eseguendolo in forma di frase ritmica per sottolineare meglio l'ambito armonico in cui ci troviamo. Possiamo poi aggiungere al IV>I la dominante ed abituare l'orecchio alla diversità risolutiva degli accordi di IV e V rispetto la tonalità del I grado. Potremmo giocare con questi intervalli costruendo un I>IV>I / IV>I / V>I accorgendoci che è uguale alla base armonica di "Bandiera Gialla", un successo degli anni '60 e che molte canzoni finisco con IV>V>I... L'importante è scegliere una tonalità ed eseguire gli accordi relativi ai gradi della scala.

Un secondo passo è quello di abituare l'orecchio a situazioni più complesse, magari aggiungendo le 7', o creando un piccolo episodio aggiungendo dopo il IV un II che va al V, sempre cambiando tonalità e rispettando i gradi, e si scoprirà che qualche musica alla radio usa proprio quel tipo di legame armonico studiato in una cadenza e magari si va al pianoforte e si dice "ah, ecco come fa quel pezzo! ...facile!".

Ma questo è niente, è l'ABC dello sviluppo dell'orecchio. Poi, con l'esperienza, si comincia a provare qualche giro modulante e può capitare che quel pezzo, di cui non si capisce che cavolo di accordi faccia, usa proprio quella modulazione I>VIIb7 che hai tanto provato e che trasferisce la tonalità un tono e mezzo sopra... e così risolvi anche questo a orecchio.
...e me so' finiti i caratteri a disposizione!
Ottima considerazione

Non basta la consapevolezza teorica dei rapporti armonici e della loro concatenzazione, bisogna vivere tutto ciò "interiormente"

Pensa che io talvolta faccio delle faccie specifiche per ogni tipo di accordo, quando per esempio faccio un accordo /#11 mi dicono che faccio "la faccia da undicesima eccedente" che è un po' come trovarsi di sorpresa una fettina di limone in bocca
  • maxpiano69
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23-03-18 08.01

@ anonimo
Ottima considerazione

Non basta la consapevolezza teorica dei rapporti armonici e della loro concatenzazione, bisogna vivere tutto ciò "interiormente"

Pensa che io talvolta faccio delle faccie specifiche per ogni tipo di accordo, quando per esempio faccio un accordo /#11 mi dicono che faccio "la faccia da undicesima eccedente" che è un po' come trovarsi di sorpresa una fettina di limone in bocca
Faccia da Blue in Green emo

Giá, ogni armonia ha un suo ... "sapore" e padroneggiare quei sapori ti permette di cucinare ottime ricette musicali.

Bellissima discussione.
  • cecchino
  • Membro: Guru
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23-03-18 08.32

@ maxpiano69
Faccia da Blue in Green emo

Giá, ogni armonia ha un suo ... "sapore" e padroneggiare quei sapori ti permette di cucinare ottime ricette musicali.

Bellissima discussione.
È vero, è vero!!!
Anch'io quando suono faccio "le facce", la cosa è ampiamente documentata da foto e video emoemoemo (sì, i miei amici mi ci prendono regolarmente per il emo ).
Per quanto riguarda imparare un brano, da bambino con l'organo Bontempi esisteva solo l'orecchio e così col mio primo scordatissimo pianoforte e con la chitarra. Spesso ascoltavo alla radio e, avendo interiorizzato le sequenze, o se volete i rapporti tra i vari accordi, quando potevo mettere le mani sui tasti ricostruivo il brano in tonalità casuale emo, non avendo orecchio assoluto.
Poi i miei genitori mi mandarono a lezione di piano ed ho acquisito anche la capacità di leggere uno spartito (non credo che avrei mai potuto imparare Chopin col metodo precedente). Ma, se devo imparare un brano "nuovo" che non sia troppo astruso ancora adesso lo ascolto e riascolto finché non ho interiorizzato la struttura, e solo in casi particolari tiro giù uno spartito. Se poi è un brano che fa parte del mio background di ascoltatore, suonarlo viene praticamente da sé. Ovviamente questo porta ad inevitabili imperfezioni, ma io le chiamo "la mia interpretazione del brano", così nessuno mi rompe i cosiddetti emo
Sto parlando, se non si fosse capito, di musica "semplice" (rock e pop, già con il prog perdo un po' di tempo a tirar giù lo spartito degli assoli quando è necessario rifarli uguali).
Insomma, forse non esiste UN metodo, ma la combinazione di vari metodi (spartito, metodo Carugati, metodo Cyrano) può dare risultati migliori.
P. S. aggiungo "anche perché non siamo tutti uguali"
  • alemar78
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23-03-18 09.28

Secondo me l'importante è non imparare "a memoria" ma usare l'orecchio mentre si impara un brano e mentre lo si suona. Quindi alla base, come già detto da alcuni deve esserci la capacità di riconoscere i rapporti armonici e quello con un po' di pratica si fa: io che sono una scarpa a suonare riesco a capire spesso fin dal primo ascolto i rapporti armonici di un brano (se parliamo di pop/rock, cose semplici insomma) e quindi in genere riesco a seguire una band anche in brani che non ho mai potuto suonare prima (a patto che li abbia almeno già ascoltati ovviamente!).
Diverso è poi il discorso di suonarli in tutte le tonalità: me ne sono reso conto negli ultimi mesi dove ho dovuto preparare un repertorio per un tributo a Renato Zero e mi sono trovato a suonare in tonalità in cui non ero abituato a suonare (brani in Bb-, Eb-) o brani con più modulazioni. E mi sono reso conto che, essendo sempre stato abituato a suonare in altre tonalità (diciamo più semplici), per le quali oltre ad aver sviluppato automatismi nelle mani, anche visivamente avevo il conforto di ciò che stavo suonando, il ritrovarmi a cambiare le posizioni abituali mi ha limitato e legato anche nell'esecuzione. A prescindere dall'aver compreso i rapporti armonici dei brani. Nel caso di Renato Zero poi anche i rapporti armonici non sono così banali quindi ho dovuto soffermarmi molto più del solito sui singoli brani per capirli rispetto a quanto ero abituato a fare. Ci ho "perso" parecchio tempo, credo che mi sia utile per il futuro. Farlo per ogni singolo brano che mi troverò a studiare a prescindere dalle esigenze specifiche, non so: se fossi un musicista o se volessi diventare un musicista sarebbe sicuramente un suggerimento da seguire, come "dopolavorista" capisco che lavoro, famiglia, figli e altri impegni non rendano sempre possibile farlo...
  • anonimo

23-03-18 09.37

Ragazzi, suonare un brano semplice (diciamo tipo "Ancora" di De Crescenzo) in tutte le tonalità è come fare la stessa sequenza di passi prima sul parquet, poi sulle mattonelle, poi sulla moquette e poi su un terreno sconnesso...
  • benjomy
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23-03-18 10.47

no .. diciamo che parlavo in generale... e mi riferivo in particolare a brani complessi, con molti accordi, molte alterazioni ...
vin_roma ha scritto:
Magari sbagli una nota ma la correggi subito.

intendevo proprio questo...emo
  • benjomy
  • Membro: Guru
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23-03-18 10.51

Cyrano ha scritto:
Non ci vogliono mesi, ci vogliono tre quarti d'ora per un paio di giorni...e questo per un musicista amatoriale

sei stato di manica larga...
tre quarti d'ora. punto. emo
  • alemar78
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23-03-18 13.10

benjomy ha scritto:
sei stato di manica larga...
tre quarti d'ora. punto. emo


Ok, dopo averlo fatto però, si suppone che lo si suonerà sempre nella tonalità che si è deciso (a meno di non suonare da soli e decidere deliberatamente di farlo ogni volta in tonalità differente) quindi chiedo, assolutamente senza polemica, a cosa sono serviti quei tre quarti d'ora? Parlo per me, per quelli che sono i miei limiti: se dopo averlo fatto per quei tre quarti d'ora io non lo facessi più, sicuramente dopo qualche settimana o mese non sarei più in grado di suonarlo degnamente, o perlomeno non senza un "refresh". Quindi questi tre quarti d'ora dovranno essere fatti con una certa costanza e per tutti i brani...Mi chiedo se invece non abbia più senso investire quello stesso tempo nello studiare alla perfezione il brano nella tonalità in cui lo devo suonare. Adesso ho 3 brani da aggiungere ad un repertorio che suonerò ad inizio aprile: non riesco a suonare tutti i giorni da qui ad allora, i brani li ho imbastiti e sono abbastanza certo che, anche se li dovessi suonare domani, li porterei a casa in modo comunque degno, ma preferisco in questi pochi giorni che mancano cercare di perfezionarli così come sono, piuttosto di provarli in tonalità in cui so per certo che non li suonerò. Non discuto che fare come suggerite sia un arricchimento enorme dal punto di vista musicale. E' innegabile che lo sarebbe