Creazione di brani con l'A.I., considerazioni.

  • PandaR1
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23-01-26 18.44

@ Ovidio
PandaR1 ha scritto:
sta frase avrebbe avuto piu' senso se l'avessi scritta su un albero nel tuo campo.

Vieni a scriverla tu se pensi sia più utile. Basta che avvisi prima di entrare emo

Ps: un telefonino? E perché non un PC pubblico?
Grazie. La mia compagna ha 5000 mq di terreno terrazzato ad olivi ma non e' cosa mia.
  • mima85
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23-01-26 19.28

Ovidio ha scritto:
ci hanno affogati nella tecnologia, non se ne esce.


Diciamola tutta: ci siamo anche lasciati affogare. Moltissime persone hanno fatto del rincorrere e consumare acriticamente le ultime novità tecnologiche il loro scopo di vita. Appena arrivate le ADSL, quindi connessioni permanenti e niente più modem analogici/ISDN a causare bollette telefoniche astronomiche, si sono chiuse davanti a un PC a navigare tutto il giorno. Poi sono arrivati i social che non hanno fatto altro che amplificare la cosa.

Dall'altra parte c'era la telefonia mobile, che con gli SMS innanzitutto e i primi timidi tentativi di navigazione sul web poi (vi ricorda qualcosa la sigla WAP?) già teneva incollata ad un misero schermino un sacco di gente. Poi c'è stato l'avvento degli smartphone, prima con tastiera e schermi a colori, poi col solo touch screen ad occupare tutta l'area del telefono, con il primo iPhone a cementare questo linguaggio di design (prima c'erano altri dispositivi, tra Blackberry, Nokia col suo Symbian e svariate marche di telefoni basati su Windows Phone, ma in molti casi l'esperienza d'uso non era un granché, per non dire proprio pessima). Nel frattempo le piattaforme social sono esplose e li non ce n'è più stato per nessuno.

Poi il tutto si è evoluto, sono subentrati servizi di streaming audio/video, c'è stato il cloud, la privacy è sempre stata progressivamente più erosa, adesso c'è l'avvento dell'AI e il tutto è diventato l'ecosistema digitale semi-distopico in cui viviamo oggi, che si sta avviando a diventare sempre più distopico e sempre meno "semi". Ma in questo ecosistema non ci ha costretto nessuno a viverci, ci siamo lasciati cuocere lentamente, come la proverbiale rana nella pentola, fino a diventarne dipendenti. La colpa è in parte nostra in quanto avidi consumatori di questo sistema.

Il risvolto positivo della questione è che c'è sempre più consapevolezza relativamente alla cosiddetta "igiene digitale", cioè l'uso consapevole e non compulsivo delle risorse tecnologiche e l'attenzione ai lati negativi della rete e dei social. E sempre più gente, in particolare tra i giovani, sceglie di intraprendere percorsi di disintossicazione e fare un uso consapevole (quando non proprio rifiutare in toto) di certi servizi e piattaforme. Speriamo che tutto questo continui e contribuisca, in un futuro non troppo lontano, a riportare un po' d'ordine in tutto 'sto casino.
  • Ovidio
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23-01-26 20.00

@ mima85
Ovidio ha scritto:
ci hanno affogati nella tecnologia, non se ne esce.


Diciamola tutta: ci siamo anche lasciati affogare. Moltissime persone hanno fatto del rincorrere e consumare acriticamente le ultime novità tecnologiche il loro scopo di vita. Appena arrivate le ADSL, quindi connessioni permanenti e niente più modem analogici/ISDN a causare bollette telefoniche astronomiche, si sono chiuse davanti a un PC a navigare tutto il giorno. Poi sono arrivati i social che non hanno fatto altro che amplificare la cosa.

Dall'altra parte c'era la telefonia mobile, che con gli SMS innanzitutto e i primi timidi tentativi di navigazione sul web poi (vi ricorda qualcosa la sigla WAP?) già teneva incollata ad un misero schermino un sacco di gente. Poi c'è stato l'avvento degli smartphone, prima con tastiera e schermi a colori, poi col solo touch screen ad occupare tutta l'area del telefono, con il primo iPhone a cementare questo linguaggio di design (prima c'erano altri dispositivi, tra Blackberry, Nokia col suo Symbian e svariate marche di telefoni basati su Windows Phone, ma in molti casi l'esperienza d'uso non era un granché, per non dire proprio pessima). Nel frattempo le piattaforme social sono esplose e li non ce n'è più stato per nessuno.

Poi il tutto si è evoluto, sono subentrati servizi di streaming audio/video, c'è stato il cloud, la privacy è sempre stata progressivamente più erosa, adesso c'è l'avvento dell'AI e il tutto è diventato l'ecosistema digitale semi-distopico in cui viviamo oggi, che si sta avviando a diventare sempre più distopico e sempre meno "semi". Ma in questo ecosistema non ci ha costretto nessuno a viverci, ci siamo lasciati cuocere lentamente, come la proverbiale rana nella pentola, fino a diventarne dipendenti. La colpa è in parte nostra in quanto avidi consumatori di questo sistema.

Il risvolto positivo della questione è che c'è sempre più consapevolezza relativamente alla cosiddetta "igiene digitale", cioè l'uso consapevole e non compulsivo delle risorse tecnologiche e l'attenzione ai lati negativi della rete e dei social. E sempre più gente, in particolare tra i giovani, sceglie di intraprendere percorsi di disintossicazione e fare un uso consapevole (quando non proprio rifiutare in toto) di certi servizi e piattaforme. Speriamo che tutto questo continui e contribuisca, in un futuro non troppo lontano, a riportare un po' d'ordine in tutto 'sto casino.
Le tue recriminazioni etiche sono più che condivisibili, ma a mio giudizio dovrebbe essere compito della politica e dei governi porre un limite a tali abusi attraverso lo strumento legislativo. Il problema, credo, risiede in questa contraddizione: da una parte le autorità riconoscono i disagi provocati dalla pervasività dei dispositivi telematici, ma dall'altra alimentano la corsa alla tecnologia, perché in un'economia globale e interconnessa chi resta indietro è, come si suol dire, fottuto.
  • mima85
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23-01-26 21.36

Ovidio ha scritto:
dovrebbe essere compito della politica e dei governi porre un limite a tali abusi


Andrebbe contro i loro interessi, come già dici tu in chiusura al tuo post. Non lo faranno mai.
  • Raptus
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24-01-26 16.46

@ mima85
Ovidio ha scritto:
ci hanno affogati nella tecnologia, non se ne esce.


Diciamola tutta: ci siamo anche lasciati affogare. Moltissime persone hanno fatto del rincorrere e consumare acriticamente le ultime novità tecnologiche il loro scopo di vita. Appena arrivate le ADSL, quindi connessioni permanenti e niente più modem analogici/ISDN a causare bollette telefoniche astronomiche, si sono chiuse davanti a un PC a navigare tutto il giorno. Poi sono arrivati i social che non hanno fatto altro che amplificare la cosa.

Dall'altra parte c'era la telefonia mobile, che con gli SMS innanzitutto e i primi timidi tentativi di navigazione sul web poi (vi ricorda qualcosa la sigla WAP?) già teneva incollata ad un misero schermino un sacco di gente. Poi c'è stato l'avvento degli smartphone, prima con tastiera e schermi a colori, poi col solo touch screen ad occupare tutta l'area del telefono, con il primo iPhone a cementare questo linguaggio di design (prima c'erano altri dispositivi, tra Blackberry, Nokia col suo Symbian e svariate marche di telefoni basati su Windows Phone, ma in molti casi l'esperienza d'uso non era un granché, per non dire proprio pessima). Nel frattempo le piattaforme social sono esplose e li non ce n'è più stato per nessuno.

Poi il tutto si è evoluto, sono subentrati servizi di streaming audio/video, c'è stato il cloud, la privacy è sempre stata progressivamente più erosa, adesso c'è l'avvento dell'AI e il tutto è diventato l'ecosistema digitale semi-distopico in cui viviamo oggi, che si sta avviando a diventare sempre più distopico e sempre meno "semi". Ma in questo ecosistema non ci ha costretto nessuno a viverci, ci siamo lasciati cuocere lentamente, come la proverbiale rana nella pentola, fino a diventarne dipendenti. La colpa è in parte nostra in quanto avidi consumatori di questo sistema.

Il risvolto positivo della questione è che c'è sempre più consapevolezza relativamente alla cosiddetta "igiene digitale", cioè l'uso consapevole e non compulsivo delle risorse tecnologiche e l'attenzione ai lati negativi della rete e dei social. E sempre più gente, in particolare tra i giovani, sceglie di intraprendere percorsi di disintossicazione e fare un uso consapevole (quando non proprio rifiutare in toto) di certi servizi e piattaforme. Speriamo che tutto questo continui e contribuisca, in un futuro non troppo lontano, a riportare un po' d'ordine in tutto 'sto casino.
Ci pensavo proprio stamattina e non avevo ancora letto questa risposta... contento di non essere l'unico.
Dopo le crisi economiche degli anni 2000 ci siamo bevuti il cervello per quanto riguarda la tecnologia.
Abbiamo smesso di essere umani, fino agli anni 90 il controllo era umano, l'entusiasmo a mille c'era ma era tantissima anche la consapevolezza del distacco tra il mondo reale e quello virtuale.
Non ci si poneva nemmeno il pensiero del dover mettere freno alla tecnologia, non aveva senso, tutti erano consapevoli dei pro e dei contro.
Di recente il presidente spagnolo Sanchez ha detto di voler togliere l'anonimato nei social: tutti gli hanno dato contro. Mi è sembrato Don Chisciotte contro un mondo che non ragiona più, forse uno degli ultimi a ragionare in stile anni 90 cioè con cervello e senza quell'hype senza senso che pervade ogni cavolata esca oggi.
Avete mai sentito qualcuno proporre una legge che obblighi a scrivere "prodotto con AI" se pubblica un brano AI?
La colpa secondo me è psicologica, una deriva mentale che ha pervaso tutti, forse a causa proprio delle crisi economiche (non parliamo dell'ultima cioè la pandemia)... tutti si sono buttati senza pensare a nessuna conseguenza.
  • paolo_b3
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24-01-26 22.17

La felicità è come la ricchezza, non c'è un valore assoluto al quale si è felici / ricchi, si deve incrementare sempre. La tecnologia consente di aumentare la velocità, supereremo i social quando avremo i mezzi per viaggiare più veloci. L'intelligenza artificiale?
  • mima85
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25-01-26 11.55

Raptus ha scritto:
Avete mai sentito qualcuno proporre una legge che obblighi a scrivere "prodotto con AI" se pubblica un brano AI?


In realtà qualcuno ci ha pensato, non tanto a livello legislativo quanto di piattaforme. Per esempio Youtube, se non ricordo male, voleva far si che i video generati da intelligenza artificiale avessero un'indicazione in tal senso, arrivando addirittura a togliere di mezzo quelli palesemente provenienti da AI e non marcati come tali. Però non so come sia andata a finire la cosa. Forse anche SoundCloud voleva prendere provvedimenti in proposito.

Spero che a livello legislativo prima o poi si arrivi a qualcosa di concreto, perché la situazione sta sfuggendo decisamente di mano.
  • Raptus
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25-01-26 13.00

@ mima85
Raptus ha scritto:
Avete mai sentito qualcuno proporre una legge che obblighi a scrivere "prodotto con AI" se pubblica un brano AI?


In realtà qualcuno ci ha pensato, non tanto a livello legislativo quanto di piattaforme. Per esempio Youtube, se non ricordo male, voleva far si che i video generati da intelligenza artificiale avessero un'indicazione in tal senso, arrivando addirittura a togliere di mezzo quelli palesemente provenienti da AI e non marcati come tali. Però non so come sia andata a finire la cosa. Forse anche SoundCloud voleva prendere provvedimenti in proposito.

Spero che a livello legislativo prima o poi si arrivi a qualcosa di concreto, perché la situazione sta sfuggendo decisamente di mano.
A livello di piattaforma che io sappia solo Deezer e BandCamp si sono dichiaratamente espresse contro l'AI, YouTube forse ha fatto qualche sparata ma a conti fatti sono anni che tiene video palesemente generati (anche prima dell'esplosione della AI), finora non mi sembra stia bannando molto.

Però vedi siamo sempre lì, perché lasciamo fare tutto alle piattaforme? Perché da un certo punto in avanti della storia ci è andato in tilt il cervello e abbiamo cominciato a pensare che le piattaforme e le aziende potessero autogestirsi?
  • mima85
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25-01-26 13.14

Raptus ha scritto:
Però vedi siamo sempre lì, perché lasciamo fare tutto alle piattaforme? Perché da un certo punto in avanti della storia ci è andato in tilt il cervello e abbiamo cominciato a pensare che le piattaforme e le aziende potessero autogestirsi?


Perché gli interessi in gioco sono troppo alti. Se le piattaforme non fossero i giganti macina soldi che sono oggi, legate a doppio filo coi governi, probabilmente il legislatore avrebbe più margine di manovra per intervenire.

Non dimentichiamo poi che l'AI è diventata tecnologia di interesse strategico, e cosa c'è di meglio per il loro sviluppo e allenamento di piattaforme in cui gli utenti riversano di tutto, tra materiale testuale, audio e video?

A livello legislativo la vedo difficile che qualcuno intervenga, e confidare nel buon senso dei gestori delle piattaforme è inutile. La palla del fare attenzione a cos'è AI e cosa no sta nella nostra corte, dobbiamo palleggiarcela noi.
  • markelly2
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25-01-26 14.29

L'IA non sostituirà mai l'uomo in campo artistico: lei non può drogarsi.
  • mima85
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25-01-26 15.05

@ markelly2
L'IA non sostituirà mai l'uomo in campo artistico: lei non può drogarsi.
emo
  • Deckard
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25-01-26 15.07

@ markelly2
L'IA non sostituirà mai l'uomo in campo artistico: lei non può drogarsi.
Può sempre emulare emo
  • paolo_b3
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25-01-26 16.32

@ Deckard
Può sempre emulare emo
Esatto! Gli dai il dataset con le sigle delle molecole ed i dosaggi...
  • Ovidio
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25-01-26 19.43

@ markelly2
L'IA non sostituirà mai l'uomo in campo artistico: lei non può drogarsi.
Eeeeh ma non ci sono più le droghe di una volta emo
  • mima85
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25-01-26 19.48

@ paolo_b3
Esatto! Gli dai il dataset con le sigle delle molecole ed i dosaggi...
O la infetti con un bel virus. In effetti, uno tra i primi virus mai creati su piattaforma DOS, si chiamava proprio stoned emo
  • Ilaria_Villa
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26-01-26 18.51

@ mima85
O la infetti con un bel virus. In effetti, uno tra i primi virus mai creati su piattaforma DOS, si chiamava proprio stoned emo
Me lo ricordo, come ricordo Angelina.
  • orange1978
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28-01-26 00.30

Oramai siamo alla fine, quelli come me hanno i giorni contati, da qui a pochi anni secondo me non esisteranno quasi più studi come li intendiamo oggi, 80% e passa sparirà completamente, del resto tutt'ora già molte "sonorizzazioni" vengono fatte impiegando la AI, nessuno oggi pagherebbe uno studio come RCA o Trafalgar o simili per registrare la colonna sonora dei pannolini pampers o della carne montana, con tanto di arrangiatore (pagato), direttore d'orchestra, orchestrali (anche in quei casi 40/50 elementi), tecnici etc....non esiste, se ci fosse qualcuno che ancora lo fa magari per la campagna di un famoso brand sono comunque casi isolati, mentre un tempo era la "normalità" fare così (ecco il punto chiave).

Siamo solo all'inizio e la AI oramai ha preso piede, è una rivoluzione innarrestabile con i mezzi "democratici", come è già successo in passato quando sono arrivate tecnologie scomode, si le dittature hanno tentato di fermarle e ritardarle (vedi il clero con certe scoperte scientifiche) ma a un certo punto non riesci più, per poterlo fermare dovrebbe esserci una dittatura tipo baffino o nord corea che blocchi tutti i sistemi di informazione e accesso alla rete e impedisca con la forza l'accesso comune a certe tecnologie, ma ovviamente a nessuno di noi piacerebbe vivere in uno scenario del genere dove un capo ti obbliga a usare un pc 486 nel 2080 quando la tecnologia potrebbe già fare i computer quantici e solo perchè allo stato fa comodo tener tutti "sotto controllo", giusto?

Del resto la AI se si svilupperà sempre di più (ed è quasi inevitabile) porterà a risultati che saranno indistinguibili da quelli ottenuti da un umano, e anche se non fosse lo sarebbe comunque per il 70/80% delle applicazioni musicali, tanto basta per distruggere il mercato come lo intendavamo ieri.
Cosa molto importante impedirà di stabilire la paternità di un opera, e questo è il punto chiave....arriva uno e mi dice "senti che bel brano ho composto" e io gli dico ma va a c....lo ha fatto il computer, non ci credo che sia opera tua!

quali mezzi avrebbe per dimostrarlo? gli stem? magari le tracce divise generate dalla daw ai powered? ...o le partiture? ma non scherziamo.

La musica finirà quindi? No, tutt'altro...probabilmente sopravviverà solo la musica dal vivo, perchè anche se il computer sarà in grado di creare performances strepitose magari superiori a quelle che farebbe un pianista del calibro di cortot o michelangeli o pollini, COMUNQUE vedere un umano che suona dal vivo è una dimostrazione di abilità che alla gente piacerà sempre, anche un auto corre più di un uomo ma vedere un atleta che riesce a raggiungere scatti di oltre 50 km/h e farti 100 metri in 8 secondi sarebbe comunque una cosa straordinaria.
Per questo non vedremo mai una partita di calcio tra robot, e allo stesso modo un orchestra che interpreta vivaldi ci sarà sempre, cosi come una violoncellista elegante che fa virtuosismi.

Però ad esempio non sarà più necessario ricorrere a un compositore per produrre un film, a chi gliene frega della musica in un film?
lasciamo stare gli addetti ai lavori ma a una persona comune quando guarda un film interessano le sensazioni, la funzionalità della musica, chi come e dove l'ha scritta/prodotta non gliene frega niente, può essere stato l'AI o un sordo non cambia nulla a chi lo guarda.
  • orange1978
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28-01-26 00.38

@ orange1978
Oramai siamo alla fine, quelli come me hanno i giorni contati, da qui a pochi anni secondo me non esisteranno quasi più studi come li intendiamo oggi, 80% e passa sparirà completamente, del resto tutt'ora già molte "sonorizzazioni" vengono fatte impiegando la AI, nessuno oggi pagherebbe uno studio come RCA o Trafalgar o simili per registrare la colonna sonora dei pannolini pampers o della carne montana, con tanto di arrangiatore (pagato), direttore d'orchestra, orchestrali (anche in quei casi 40/50 elementi), tecnici etc....non esiste, se ci fosse qualcuno che ancora lo fa magari per la campagna di un famoso brand sono comunque casi isolati, mentre un tempo era la "normalità" fare così (ecco il punto chiave).

Siamo solo all'inizio e la AI oramai ha preso piede, è una rivoluzione innarrestabile con i mezzi "democratici", come è già successo in passato quando sono arrivate tecnologie scomode, si le dittature hanno tentato di fermarle e ritardarle (vedi il clero con certe scoperte scientifiche) ma a un certo punto non riesci più, per poterlo fermare dovrebbe esserci una dittatura tipo baffino o nord corea che blocchi tutti i sistemi di informazione e accesso alla rete e impedisca con la forza l'accesso comune a certe tecnologie, ma ovviamente a nessuno di noi piacerebbe vivere in uno scenario del genere dove un capo ti obbliga a usare un pc 486 nel 2080 quando la tecnologia potrebbe già fare i computer quantici e solo perchè allo stato fa comodo tener tutti "sotto controllo", giusto?

Del resto la AI se si svilupperà sempre di più (ed è quasi inevitabile) porterà a risultati che saranno indistinguibili da quelli ottenuti da un umano, e anche se non fosse lo sarebbe comunque per il 70/80% delle applicazioni musicali, tanto basta per distruggere il mercato come lo intendavamo ieri.
Cosa molto importante impedirà di stabilire la paternità di un opera, e questo è il punto chiave....arriva uno e mi dice "senti che bel brano ho composto" e io gli dico ma va a c....lo ha fatto il computer, non ci credo che sia opera tua!

quali mezzi avrebbe per dimostrarlo? gli stem? magari le tracce divise generate dalla daw ai powered? ...o le partiture? ma non scherziamo.

La musica finirà quindi? No, tutt'altro...probabilmente sopravviverà solo la musica dal vivo, perchè anche se il computer sarà in grado di creare performances strepitose magari superiori a quelle che farebbe un pianista del calibro di cortot o michelangeli o pollini, COMUNQUE vedere un umano che suona dal vivo è una dimostrazione di abilità che alla gente piacerà sempre, anche un auto corre più di un uomo ma vedere un atleta che riesce a raggiungere scatti di oltre 50 km/h e farti 100 metri in 8 secondi sarebbe comunque una cosa straordinaria.
Per questo non vedremo mai una partita di calcio tra robot, e allo stesso modo un orchestra che interpreta vivaldi ci sarà sempre, cosi come una violoncellista elegante che fa virtuosismi.

Però ad esempio non sarà più necessario ricorrere a un compositore per produrre un film, a chi gliene frega della musica in un film?
lasciamo stare gli addetti ai lavori ma a una persona comune quando guarda un film interessano le sensazioni, la funzionalità della musica, chi come e dove l'ha scritta/prodotta non gliene frega niente, può essere stato l'AI o un sordo non cambia nulla a chi lo guarda.
L'AI purtroppo è una di quelle cose che non può essere usata a metà, o dominerà tutto o sparirà del tutto, che venga usata come "aiuto" per diventare famosi sarebbe ridicolo, sarebbe come se domani facessero una medicina che se ingerita tutti noi qui defecheremmo tra due settimane oro puro, diventeremmo ricchi? beh si....se l'avessimo solo qualche decina di persone al mondo, ma se la potessimo comprare tutti nel giro di due mesi le fogne di ogni città diventerebbero riserve auree e di conseguenza l'oro non varrebbe più nulla nel giro di qualche mese.


Quindi AI per fare creare successi musicali per pochi funzionerebbe, ma al 99% della gente non gioverebbe nulla perchè l'avrebbero solo pochi fortunati che nemmeno si può immaginare chi potrebbero essere.

AI Per tutti "facendo diventare tutti ricchi e famosi" nemmeno, perchè appunto è un controsenso! Se tutti da domani diventiamo rockstar grazie alla AI che ci fa diventare bravi come john lennon o bach...che ci sarebbe allora di così incredibile a essere "una rockstar"? per esserlo ti basta scaricare un programma o comprarlo per poche centinaia di euro...quindi?

Terza ipotesi, vince l'AI e siamo noi a guardare che succede, e molto probabilmente sarà quello che succederà.

Secondo me un domani le radio saranno computer in grado di creare musica realtime, del tipo "ciao siri, oggi ho voglia di ascoltare progressive anni 70, ma in lingua inuit e con sonorità a metà tra beatles, yes e anche ricchi e poveri, e anzi mettici un po' di jazz dentro già che ci sei"

...pochi secondi e parte musica all'infinito creata in tempo reale con le tue indicazioni, a che servirà quindi produrre dischi? ognuno potrà ascoltare musica originale nello stile che vuole e personalizzata, o lasciarsela pure suggerie dal computer, se sarà così a cosa serviranno ancora i compositori?

mentre l'idea di andare stasera in teatro, vestiti eleganti, a vedere un violinista che suona con le sue mani un capriccio di paganini e senza computer quella potrebbe (anzi sicuro) sopravvivere, perchè è una cosa diversa appunto.
  • orange1978
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28-01-26 00.46

ovviamente sarei BEN FELICE di sbagliarmi completamente riguardo a queste mie supposizioni, l'idea di un mondo del genere mi fa schifo, paura e ribrezzo.

...però un conto è ciò che vorremmo NOI, altro conto è analizzare i fatti e la realtà in maniera obiettiva e imparziale, e facendolo a me la direzione sembra più quella che ho ipotizzato che quell'altra.
  • Raptus
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28-01-26 09.30

@ orange1978
Oramai siamo alla fine, quelli come me hanno i giorni contati, da qui a pochi anni secondo me non esisteranno quasi più studi come li intendiamo oggi, 80% e passa sparirà completamente, del resto tutt'ora già molte "sonorizzazioni" vengono fatte impiegando la AI, nessuno oggi pagherebbe uno studio come RCA o Trafalgar o simili per registrare la colonna sonora dei pannolini pampers o della carne montana, con tanto di arrangiatore (pagato), direttore d'orchestra, orchestrali (anche in quei casi 40/50 elementi), tecnici etc....non esiste, se ci fosse qualcuno che ancora lo fa magari per la campagna di un famoso brand sono comunque casi isolati, mentre un tempo era la "normalità" fare così (ecco il punto chiave).

Siamo solo all'inizio e la AI oramai ha preso piede, è una rivoluzione innarrestabile con i mezzi "democratici", come è già successo in passato quando sono arrivate tecnologie scomode, si le dittature hanno tentato di fermarle e ritardarle (vedi il clero con certe scoperte scientifiche) ma a un certo punto non riesci più, per poterlo fermare dovrebbe esserci una dittatura tipo baffino o nord corea che blocchi tutti i sistemi di informazione e accesso alla rete e impedisca con la forza l'accesso comune a certe tecnologie, ma ovviamente a nessuno di noi piacerebbe vivere in uno scenario del genere dove un capo ti obbliga a usare un pc 486 nel 2080 quando la tecnologia potrebbe già fare i computer quantici e solo perchè allo stato fa comodo tener tutti "sotto controllo", giusto?

Del resto la AI se si svilupperà sempre di più (ed è quasi inevitabile) porterà a risultati che saranno indistinguibili da quelli ottenuti da un umano, e anche se non fosse lo sarebbe comunque per il 70/80% delle applicazioni musicali, tanto basta per distruggere il mercato come lo intendavamo ieri.
Cosa molto importante impedirà di stabilire la paternità di un opera, e questo è il punto chiave....arriva uno e mi dice "senti che bel brano ho composto" e io gli dico ma va a c....lo ha fatto il computer, non ci credo che sia opera tua!

quali mezzi avrebbe per dimostrarlo? gli stem? magari le tracce divise generate dalla daw ai powered? ...o le partiture? ma non scherziamo.

La musica finirà quindi? No, tutt'altro...probabilmente sopravviverà solo la musica dal vivo, perchè anche se il computer sarà in grado di creare performances strepitose magari superiori a quelle che farebbe un pianista del calibro di cortot o michelangeli o pollini, COMUNQUE vedere un umano che suona dal vivo è una dimostrazione di abilità che alla gente piacerà sempre, anche un auto corre più di un uomo ma vedere un atleta che riesce a raggiungere scatti di oltre 50 km/h e farti 100 metri in 8 secondi sarebbe comunque una cosa straordinaria.
Per questo non vedremo mai una partita di calcio tra robot, e allo stesso modo un orchestra che interpreta vivaldi ci sarà sempre, cosi come una violoncellista elegante che fa virtuosismi.

Però ad esempio non sarà più necessario ricorrere a un compositore per produrre un film, a chi gliene frega della musica in un film?
lasciamo stare gli addetti ai lavori ma a una persona comune quando guarda un film interessano le sensazioni, la funzionalità della musica, chi come e dove l'ha scritta/prodotta non gliene frega niente, può essere stato l'AI o un sordo non cambia nulla a chi lo guarda.
L'unico mezzo è creare dei video che dimostrino la paternità del brano, come adesso in realtà già si fa (ad es. Routenote te lo chiede in caso di dispute). Video ovviamente non AI dove si vede la realtà.

Sì quasi sicuramente ci saranno due strade, sarà inevitabile, il musicista standard non famoso vivrà di un 80% live e 20% produzione (e la produzione sarà solo per i pochi che vorranno ascoltarlo perché incuriositi dai live, un po' come succedeva già per le band di nicchia che a inizio o fine concerto mettevano il mercatino dei cd), probabilmente è finita l'era degli "Avicii" che producevano in casa e boom arrivava il successo. Bene o male? Lo deciderà il mercato.