08-02-26 17.54
A me l'inno di Mameli non piace, così come la Marsigliese e l'inno americano, a differenza dell'inmo britannico, di quello tedesco e di quello russo, anche se il mio preferito in assoluto è l'inno corso.
Riconosco però che in una situazione ufficiale, come appunto una cerimonia internazionale, una certa misura di formalità non guasti.
In questo contesto trovo sia preferibile proporre l'inno così com'è e interpretato come era nelle intenzioni originarie.
Parliamo di un pezzo nato alla metà dell'Ottocento in un contesto storico particolare, è antico, vecchio, militaresco, violento se vogliamo, però va rispettato per quello che ha rappresentato: una nazione che stava nascendo.
Era un canto rivoluzionario, repubblicano e giacobino, che risentiva ancora dei moti francesi.
Era un pezzo popolare che portava speranze e voglia di combattere per un ideale, per questo malvisto dai monarchici e dalla casa reale, tanto che l'inno ufficiale dei Savoia è stato la Marcia Reale per ottant'anni.
Era un pezzo che durante il Risorgimento aveva il valore ideale di Bella ciao oggi.
Dopo il referendum repubblicano, quando è stato scelto come inno provvisorio, puzzava già di morto: fratelli d'Italia ma la repubblica è nata anche grazie ai voti delle donne, solo che un tempo si poteva usare il maschile letterale senza che nessuno si offendesse perché non inclusivo.
Comunque, in un'occasione formale, esiste un inno (brutto e vecchio) e ritengo debba essere eseguito formalmente, a prescindere dagli interpreti.
Penso invece che in un'ottica di progresso si possa anche pensare di rinnovare e di cambiare quella brutta marcetta ottocentesca: sappiate che è stato inno provvisorio per 71 anni, fino al dicembre 2017, quando con una legge è stato ufficializzato come Cantico degli Italiani.
Andrebbe cambiato, ma non modificato, proprio cambiato brano.