12-06-26 23.22
simondrake ha scritto:
Ora mi viene spontanea la domanda, ma quando abbiamo il piacere di acquistare uno strumento nuovo perchè ci viene subito la necessità di confrontarlo con il resto del mondo?
La mia personalissima "teoria" (ovviamente IMHO) è che molti di noi - me incluso - hanno una certa età ed hanno avuto a che fare con certe vecchie glorie del passato, direttamente oppure attraverso i dischi di successo di quell'epoca.
Da qui il desiderio (magari talvolta anche inconscio) di ritrovare nei "cloni" di oggi proprio lo stesso esatto identico suono.
Io stesso, da tastierista degli anni '70-'80, a distanza di anni ho provato il desiderio di tornare a smanettare su uno di quei synth: in particolare Roland (che usavo tantissimo) e Moog che era stato il mio "sogno proibito".
Così nel 2004 acquistai il Minimoog Voyager (per i Model D originali ci voleva ancora un mutuo in banca

) che ancora adesso adoro.
Avendo potuto confrontarlo con un Model D costruito trent'anni prima, scoprii che il Voyager non suonava esattamente identico alla "vecchia gloria"..... ma comunque suonava autenticamente Moog, con quel suono inconfondibile che ci si aspetta da un vero minimoog.
Quindi ho continuato ad adorarlo, definitivamente convinto di avere realizzato il mio grande sogno.
Oggi, quasi certamente acquisterei un Model D della Behringer, avendolo provato e rimanendo stupito per come suoni così "autenticamente" Moog.
Altro mio grande desiderio era quello di tornare a possedere un Juno 60 (e sottolineo 60, non 106), così ne trovai uno nel 1999 a.... 250 mila lire (!).
Beh.... rimasi deluso, per la limitatezza della sua palette sonora, nonostante quel suo "magico calore". Così lo rivendetti qualche mese dopo, a poco più di quanto lo avevo acquistato.
E poi ho anche scoperto la bellezza tutta sua del suono digitale, che va preso e usato per quello che è e per le enormi potenzialità che offre.
Mano a mano che gli anni passavano, ho smesso via via di rimpiangere gli "analogici di una volta", pur rimanendo affezionato a quella tipologia di suono.
Così, oggi, mi ritrovo ad avere un mix di synth digitali (Hydra e Iridium) che amo da morire, e tre ottimi synth analogici (Voyager, Take 5 e, appunto, Deepmind) i quali mi hanno restituito quel "tipo di suono" che ho amato di più in passato (Moog, Sequential e Roland) .
Pur non suonando come i loro gloriosi predecessori. queste macchine mantengono bene il carattere analogico ed il "pedigree sonoro" di famiglia, ma con più opzioni di programmazione che me li rendono più interessanti (IMHO).
Recentemente ho aggiunto un Leviasynth desktop, ibrido FM algoritmico con filtro analogico, che ancora non riesco a recensire qui sul Forum perchè devo ancora "scoprirlo" per benino, ma che mi sta piacendo moltissimo. Non lo scambierei con un DX7..
Il mio è chiaramente un set-up "moderno" (volutamente tra virgolette) che ovviamente incontra il mio personalissimo gusto.
Esistono molti altri ottimi synth, digitali e analogici, che suonano benissimo e non costano spropositi (ad es. Novation Summit, Moog Muse, Teo 5, Virus TI, Nord, Korg Multipoly e molti altri).
Ed esistono i Behringer di "fascia bassa", alcuni dei quali suonano anch'essi molto bene.
Recentemente ho avuto modo di provare il Wave, che ha un impatto sonoro notevole con quell'inconfondibile timbrica tipica del glorioso PPG. OK, non suonerà esattamente come un vero PPG, ma la sensazione che restituisce è quella.
Insomma, ce n'è per tutti i gusti (e tasche) con una qualità sonora che solo 15 anni fa sarebbe costata una piccola fortuna.
A questo punto, secondo la mia opinione (e qui sono d'accordo con Te), ciò che conta dovrebbe essere la soddisfazione che il musicista trae dallo strumento, più che l' esatta "identità" del clone con l'originale.