tanto sbattimento, ma per chi e che cosa?

  • greg
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25-02-26 10.26

@ paolo_b3
No, la semplice differenza tra ieri e oggi è che ieri chi non era interessato alla musica semplicemente non l'ascoltava, oggi c'è questo rumore di fondo che, volente o nolente te lo devi sorbire. Gli appassionati c'erano ieri come oggi, forse oggi la "vita" gli concede meno tempo per le proprie passioni.
Ottimo, molto d'accordo
  • lucione
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25-02-26 10.31

@ tsuki
Il pubblico nei locali è eterogeneo,è vero che spesso ci sono anche dei competenti che conoscono i brani e a volte anche dei musicisti; pero' è anche vero che i piu' vogliono solo divertirsi,stare insieme,cantare,ballare,mangiare qualcosa e se possibile "flirtare" un po'...Gli vuoi dar torto?Diverso è se fai concerti da ascolto in locations diverse dal solito locale...In quel caso hai un pubblico piu' attento e piu' competente (oltre ad un certo numero di colleghi,che se non sei precisino ti tagliano i panni addossoemo)...Un paragone con 50 anni fa' è difficile...Una volta se volevi fare intrattenimento e musica ci voleva il gruppo,la stagione iniziava con i balli studenteschi,i thè danzanti per i ragazzini ed i veglioni;poi c'era il Natale ed il Capodanno; dopo iniziava il Carnevale,e a Pasqua si riprendeva....L'estate di tutto,zone turistiche,Night,feste in piazza,e a settembre le feste dell'Unita'...Insomma se avevi uno straccio di impresario attivo,si suonava SEMPRE,poi piano piano le cose sono cambiate,il pubblico non si stupisce piu' di niente,è abituato a sentire musica on line dovunque,è stereo pure il campanello di casa,,,,Son tempi diversi,improponibile paragonarli.Ero un ragazzino,siamo andati in tournèe in Corsica,una decina di date...Quando mi hanno visto suonare il Leslie senza coperchi con la ventola ed il rotore che giravano cambiando velocita',mi credevano un extraterrestre...emoemoemo Era un momento totalmente diverso---In ogni senso---E si suonava TANTO,volendo. E i balli di gruppo,ce li vogliamo dimenticare?emo
Bravo, hai centrato il problema, i tempi cambiano e forse noi siamo rimasti un pò indietro, senza offesa x nessuno eh....
  • Raptus
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25-02-26 11.45

@ Ovidio
Raptus, breve OT.... tu che sei un cultore del metal vecchio stampo come me.... mi sono sempre chiesto perché all'epoca i TG ci bollavano come satanisti, mentre i trapper li fanno salire pure sul palco di Sanremo. Dietrologie da boomer.
Credo che il problema fosse solo uno: la metal non è mai arrivata davvero al mainstream quindi non ha mai potuto condizionare ed imporre la propria influenza sulla musica commerciale.

La trap si è imposta come unico genere "dei giovani" per ben 15 anni ed è totalmente mainstream (ora per fortuna in declino anch'essa) quindi la pop e la commerciale han dovuto correre ai ripari prendendo aspetti dalla trap per "ringiovanirsi" (boom dell'autotune, pseudo rapper che vanno a Sanremo etc)
  • Raptus
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25-02-26 11.53

@ paolo_b3
No, la semplice differenza tra ieri e oggi è che ieri chi non era interessato alla musica semplicemente non l'ascoltava, oggi c'è questo rumore di fondo che, volente o nolente te lo devi sorbire. Gli appassionati c'erano ieri come oggi, forse oggi la "vita" gli concede meno tempo per le proprie passioni.
Chiaro che anche in passato ci fosse chi non gliene fregava una ceppa di musica, penso sia ovvio.

Cosa intendi con questo rumore di fondo? Non è che oggi Spotify o Youtube te lo impongono, così come i social... se uno non vuole ascoltare musica perché non gli interessa anche oggi può benissimo non farlo, Sanremo è un fenomeno a parte perché grazie al marketing è diventato "una tradizione", ma a parte Sanremo io non vedo molte altre situazioni di musica "imposta" e non voluta...
  • paolo_b3
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25-02-26 12.01

Raptus ha scritto:
e uno non vuole ascoltare musica perché non gli interessa anche oggi può benissimo non farlo

Si faccia un salto al centro commerciale qualche volta... emoemoemo
  • Raptus
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25-02-26 12.04

@ paolo_b3
Raptus ha scritto:
e uno non vuole ascoltare musica perché non gli interessa anche oggi può benissimo non farlo

Si faccia un salto al centro commerciale qualche volta... emoemoemo
I centri commerciali esistono da 40 anni Paolo emo
  • paolo_b3
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25-02-26 12.09

@ Raptus
I centri commerciali esistono da 40 anni Paolo emo
Appunto, ci sarai stato, li ascolti anche quello che non vuoi, ma tanto per fare un esempio...
  • calav
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25-02-26 12.42

@ paolo_b3
Appunto, ci sarai stato, li ascolti anche quello che non vuoi, ma tanto per fare un esempio...
Comunque sia si suona per passione se si ha dietro un lavoro sicuro, stà nella mentalità di ognuno di noi musicisti migliorarsi tecnicamente , avere belle tastiere e bei suoni. Siamo fortunati ad aver come passione la musica, per me è vita, per altri meno, ma poco importa. Così come non deve importarci più di tanto della poca cultura musicale degli spettatori e gestori , importante è per quanto mi riguarda dare sempre il meglio sia davanti a 10000 persone che a 10 . Io ho suonato anche in nord Europa dove non spiccano cantanti internazionali di livello a parte l'Inghilterra , ma, nonostante ciò, ho notato che vi è molto più rispetto nei confronti dei musicisti rispetto al nostro Paese e la cosa mi rattrista. In Svizzera, Belgio, Germania e Francia il musicista viene trattato da artista, qui invece come un cazzeggiatore che suona per divertirsi. Ieri ho sentito i primi 3 brani di Sanremo , ho spento la tele e sono andato in studio a suonare, programmare . Tutti sti bimbominkia che cantano a Sanremo la dicono tutta a che livello musicale siamo oggi
  • Ovidio
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25-02-26 13.20

@ calav
Comunque sia si suona per passione se si ha dietro un lavoro sicuro, stà nella mentalità di ognuno di noi musicisti migliorarsi tecnicamente , avere belle tastiere e bei suoni. Siamo fortunati ad aver come passione la musica, per me è vita, per altri meno, ma poco importa. Così come non deve importarci più di tanto della poca cultura musicale degli spettatori e gestori , importante è per quanto mi riguarda dare sempre il meglio sia davanti a 10000 persone che a 10 . Io ho suonato anche in nord Europa dove non spiccano cantanti internazionali di livello a parte l'Inghilterra , ma, nonostante ciò, ho notato che vi è molto più rispetto nei confronti dei musicisti rispetto al nostro Paese e la cosa mi rattrista. In Svizzera, Belgio, Germania e Francia il musicista viene trattato da artista, qui invece come un cazzeggiatore che suona per divertirsi. Ieri ho sentito i primi 3 brani di Sanremo , ho spento la tele e sono andato in studio a suonare, programmare . Tutti sti bimbominkia che cantano a Sanremo la dicono tutta a che livello musicale siamo oggi
Io penso che quando si perpetua per decenni una crisi economica, questa influisce anche sulla psiche collettiva. Aumentano a dismisura le nevrosi e il tempo libero diventa uno sfogatoio a basso costo (karaoke, social, etc.) anziché un'occasione di arricchimento personale e culturale. In un paese in cui i salari sono fermi a 30 anni fa è anche logico che l'ultimo pensiero del cittadino medio sia spendere per teatri, concerti o corsi di apprendimento.
  • bluesboy
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27-02-26 02.18

calav ha scritto:
non deve importarci più di tanto della poca cultura musicale degli spettatori e gestori , importante è per quanto mi riguarda dare sempre il meglio sia davanti a 10000 persone che a 10

Esatto.
Dare sempre il meglio a prescindere vuol dire anche - secondo me- abituarsi a ragionare prima di noi stessi (ho fatto bene? Dove ho sbagliato? Potevo fare meglio? ecc..) e poi del resto.

calav ha scritto:
Io ho suonato anche in nord Europa dove non spiccano cantanti internazionali di livello a parte l'Inghilterra , ma, nonostante ciò, ho notato che vi è molto più rispetto nei confronti dei musicisti rispetto al nostro Paese e la cosa mi rattrista. In Svizzera, Belgio, Germania e Francia il musicista viene trattato da artista, qui invece come un cazzeggiatore che suona per divertirsi.


Ti sei mai chiesto perchè da noi è così?
Il discorso ha tante sfaccettature ma Io , nel tempo, un’idea me la sono fatta:
Gran parte di questo svilimento dipende dal fatto che, a partire grosso modo dagli anni '70, abbiamo avuto una critica musicale snob che non si è limitata a recensire i dischi ma si è elevata a vero e proprio "tribunale ideologico", in un mix di politica/filosofia/estetica unico in Europa.
In quel periodo si è imposta l’idea che il critico (giornalista, esperto, ecc..) dovesse essere per forza un intellettuale impegnato....ossia uno che non poteva abbassarsi alle canzonette e che cercava il messaggio sociale a ogni costo. Questo ha creato danni enormi alla percezione del musicista tout-court.
La musica doveva avere una funzione sociale e quindi contenere un relativo messaggio.... se una canzone non parlava di lotte di classe, crisi esistenziale o rivoluzione, veniva etichettata come "evasiva" perché il disimpegno era una visto come una colpa morale. Uno come Lucio Battisti, poiché i testi di Mogol parlavano di sentimenti e vita privata, fu oggetto di stroncature e sbeffeggiamenti oltre che accusato di essere un qualunquista (o, peggio, un fascista). Artisti tecnicamente eccelsi ma "leggeri" venivano massacrati perché la loro musica non "aiutava a pensare"
Il giornalismo italiano ha sempre sfoggiato un complesso di superiorità derivante dalla distinzione tra cultura Alta (opera, jazz, musica classica) e Cultura Bassa (canzonetta) perché il critico voleva essere un intellettuale, non un cronista di costume...e quindi si esaltavano solo generi complessi come la progressive o la musica sperimentale, declassando la melodia orecchiabile come "prodotto per le masse ignoranti".
E poi c'è stata forse la cosa più subdola di tutte: la diffidenza verso il successo economico e la demonizzazione del profitto…ed in quest’ottica anche lo studio dello strumento è stato visto come una caratteristica borghese. Se il messaggio era giusto, la tecnica non serviva. Se invece eri un professionista preparato ma facevi musica per il pubblico, eri un "venduto".
Oggi la situazione è diversa ma sottotraccia gli effetti di questa mentalità sono rimasti...nel senso che persiste in Italia il convincimento generale che la musica possa essere un manifesto politico o uno svago..... ma non un lavoro, serio, tecnico e (perchè no) artigianale. All'estero il musicista, anche a livelli non altissimi è un soggetto stimato;….la musica è una cosa seria che si studia subito nelle scuole dell’infanzia e non è vista come roba “inutile”.
Da noi, per colpa (anche) di quella critica, il musicista è rimasto un “perdigiorno” che esprime concetti o, peggio, uno che si diverte e basta....della serie: ...sì, vabbè…ma di lavoro cosa fai?

  • paolo_b3
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27-02-26 08.44

Riferendomi alla seconda parte del discorso ti dico sni...

E' vero che i partiti sono entrati come "sponsor" dietro agli artisti, ma non è vero che la cultura che hai profilato tu sia stata l'unica imperante. Ti faccio due esempi? Claudio Baglioni e Adriano Celentano. Inoltre non trovo che sia sbagliato dare alla musica un ruolo sociale, che non significa che i testi debbano essere necessariamente filocomunisti, ci sono tante forme di impegno che riguardano anche musicanti di profilo basso, io ad esempio ho suonato gratis in strutture per handicappati, asili e scuole. Poco, certo, ma è quello che potevo fare.
Ma la cosa che più mi trova in disaccordo è questa

bluesboy ha scritto:
E poi c'è stata forse la cosa più subdola di tutte: la diffidenza verso il successo economico e la demonizzazione del profitto…

Guarda cosa succede oggi, dimmi se c'è una casa di produzione che considera un artista esclusivamente per il suo valore musicale, quella è forse la malattia più grave del nostro sistema discografico e di produzione e non è certo cominciata ieri pomeriggio.

Detto ciò non saprei dirti se all'estero siano esenti da questi problemi, ma sarei sorpreso del contrario, il fatto che considerino il musicista una persona di maggior valore rispetto a noi a mio modesto parere è una questione di cultura che trae le sue radici dalla formazione dei giovani.
  • berlex65
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27-02-26 09.12

Quindi la colpa di tutto è del pubblico "ignorante", della critica snob e del musicista del sabato/domenica che risulta un caxxoneemoemoemo.
  • bluesboy
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27-02-26 23.25

paolo_b3 ha scritto:
Riferendomi alla seconda parte del discorso ti dico sni...


Grazie del riscontro. Stiamo però parlando di due piani diversi.
Ti dico perchè ma prima una piccola importante precisazione: io non ho scritto il post perché voglio avversare un indirizzo/filosofia politica. Affatto. E’ solo che sono particolarmente allergico all’ipocrisia (sempre ben camuffata da qualcos’altro), allo snobismo ed all’autoreferenzialità. Quest’ultima poi abbonda nel mondo dei musicisti ad ogni livello, anche quello più infimo.

paolo_b3 ha scritto:
E' vero che i partiti sono entrati come "sponsor" dietro agli artisti, ma non è vero che la cultura che hai profilato tu sia stata l'unica imperante. Ti faccio due esempi? Claudio Baglioni e Adriano Celentano.


Io non ho fatto riferimento al panorama musicale generale dove ce n’era per tutti i gusti ed è praticamente ovvio che Celentano o Baglioni abbiano avuto enorme successo e non rientrassero in quella logica diciamo “militante”.
Il mio discorso però riguardava soprattutto il clima critico e giornalistico dominante, non l’esistenza materiale degli artisti o il loro successo commerciale.
L’esempio di Lucio Battisti l’avevo fatto proprio per evidenziare l’illogicità di una certa critica che sbeffeggiava un cantautore amatissimo solo perché parlava di sentimenti e vita privata invece che di ideologia. Il punto è proprio questo: se non eri allineato a un certo paradigma “alto”, venivi trattato come culturalmente irrilevante, a prescindere dal valore musicale o dal riscontro del pubblico. E visto che citi Baglioni, io me lo ricordo al concerto di Amnesty International per i diritti umani a Torino nel settembre 1989 dove fu sonoramente fischiato e contestato perché ritenuto “fuori contesto” (fra lo sconcerto dei big internazionali presenti). E una parte della stampa invece di interrogarsi su quel clima di intolleranza se la prese con lui, come se la colpa fosse solo dell’artista, troppo nazionalpopolare per un evento di quel tipo..... Questo, per me, è un esempio di come certi steccati ideologici abbiano contribuito ad avvelenare i pozzi.

paolo_b3 ha scritto:
Inoltre non trovo che sia sbagliato dare alla musica un ruolo sociale, che non significa che i testi debbano essere necessariamente filocomunisti, ci sono tante forme di impegno che riguardano anche musicanti di profilo basso, io ad esempio ho suonato gratis in strutture per handicappati, asili e scuole. Poco, certo, ma è quello che potevo fare.


Ma guarda che io non ho mica detto che sia sbagliato dare alla musica anche un ruolo sociale. Suonare in un asilo, in una struttura per disabili o fare beneficenza è una cosa bellissima e ti fa onore (l’ho fatto anche io) ma quello è un valore umano dell’artista, non il criterio con cui si dovrebbe giudicare la qualità o la dignità del suo lavoro ("*" qui dopo ti faccio una precisazione)

paolo_b3 ha scritto:
Guarda cosa succede oggi, dimmi se c'è una casa di produzione che considera un artista esclusivamente per il suo valore musicale, quella è forse la malattia più grave del nostro sistema discografico e di produzione e non è certo cominciata ieri pomeriggio.

Su questo ti do ragione nel senso che le dinamiche commerciali non sono nate ieri. Ma anche qui, intendiamoci: Il rock stesso è un prodotto dell’industria culturale del dopoguerra; senza etichette, distribuzione, promozione e filiera produttiva, semplicemente non sarebbe esistito come fenomeno di massa. Il mercato fa parte del gioco dalla notte dei tempi. Il problema non è che esista l’industria, ma come la si interpreta culturalmente: prima il successo era sospetto perché “borghese”, oggi il rischio è l’estremo opposto, ossia il successo come unico criterio di valore.

  • bluesboy
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27-02-26 23.53

paolo_b3 ha scritto:
Detto ciò non saprei dirti se all'estero siano esenti da questi problemi, ma sarei sorpreso del contrario, il fatto che considerino il musicista una persona di maggior valore rispetto a noi a mio modesto parere è una questione di cultura che trae le sue radici dalla formazione dei giovani.

la critica di cui ho parlato (per me) in Italia ha inciso più di quanto uno non creda. Son passati gli nni ed oggi la cosa è assai sfumata (tanto che in alcuni casi si è arrivti anche all'opposto) ma qualche retaggio è rimasto.... ed è andato a sommarsi e miscelarsi con altre dinamiche di svalutazione del musicista dipendenti da fattori economici, scolastici e culturali più ampi (poca educazione musicale strutturale, scarso riconoscimento professionale delle arti in generale, la cultura del posto fisso, ecc.).

paolo_b3 ha scritto:
ci sono tante forme di impegno che riguardano anche musicanti di profilo basso, io ad esempio ho suonato gratis in strutture per handicappati, asili e scuole. Poco, certo, ma è quello che potevo fare.

Anche qui mi tolgo un sassolino dalla scarpa:
In questi contesti dove tu sei andato ad esibirti (e , ripeto , ti fa onore) tu non hai suonato GRATIS .....hai suonato "a TITOLO GRATUITO". C'è una differenza grande come una casa:
- Gratis = non valore
- A titolo gratuito = la tua prestazione ha un valore, magari anche elevato ma tu, artista, decidi di non farlo pagare....è quindi un dono, un regalo che fai.

Quando parlo di dinamiche e di retaggi di varia natura intendo anche coloro i quali (legittimamente) affermano che tutto ciò che non si paga non vale nulla


  • paolo_b3
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28-02-26 14.26

Se ti riferisci al mondo dei critici musicali facciamo a meno di discutere perchè ho capito che fra noi due non c'è materia di contendimento, anche se ad onor del vero "legano il cane dove chiede il padrone".

Relativamente a Battisti, avevo sentito anche io di quell'accusa che poi addirittura si è trasformata in appartenenza al MSI, ma sono a tutt'oggi voci infondate e il suo percorso musicale ha potuto tranquillamente compiersi con tanto di onori tributati da tutti. Forse non vale la pena più di tanto rivangare.

bluesboy ha scritto:
E’ solo che sono particolarmente allergico all’ipocrisia (sempre ben camuffata da qualcos’altro), allo snobismo ed all’autoreferenzialità. Quest’ultima poi abbonda nel mondo dei musicisti ad ogni livello, anche quello più infimo.

Snobismo, autoreferenzialità: ecco con questo punto forse chiudi il cerchio rispetto all'argomento di cui si sta discutendo. Il valore della musica è soggettivo, è ovvio che una buona promozione di se stessi sia fondamentale per emergere nel contesto del pubblico medio, che non ha "troppa conoscenza" della musica. Ha ragione il pubblico? Certamente si, sempre, ma non meravigliamoci se i riconoscimenti poi non rispettano i valori che noi attribuiamo alla nostra opera. (Passami questo termine altisonante, c'è anche "L'opera da quattro soldi" emo)
  • bluesboy
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01-03-26 00.03

paolo_b3 ha scritto:
Snobismo, autoreferenzialità: ecco con questo punto forse chiudi il cerchio rispetto all'argomento di cui si sta discutendo. Il valore della musica è soggettivo, è ovvio che una buona promozione di se stessi sia fondamentale per emergere nel contesto del pubblico medio, che non ha "troppa conoscenza" della musica. Ha ragione il pubblico? Certamente si, sempre, ma non meravigliamoci se i riconoscimenti poi non rispettano i valori che noi attribuiamo alla nostra opera. (Passami questo termine altisonante, c'è anche "L'opera da quattro soldi" emo)


Mi scuso se l'ho fatta un po' lunga, ma certi temi hanno radici così profonde che è difficile sintetizzarli più di così senza rischiare di perdere i pezzi.
Mi fa piacere che, al di là delle diverse angolazioni, ci si ritrovi su punti essenziali. Ho voluto sottolineare certi aspetti perché, questi, non li ho mai visti affrontati da nessuno, eppure credo siano utili per provare a capire perché oggi il musicista sia così svalutato (sempre che lo si voglia davvero, s’intende).
  • paolo_b3
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01-03-26 09.40

@ bluesboy
paolo_b3 ha scritto:
Snobismo, autoreferenzialità: ecco con questo punto forse chiudi il cerchio rispetto all'argomento di cui si sta discutendo. Il valore della musica è soggettivo, è ovvio che una buona promozione di se stessi sia fondamentale per emergere nel contesto del pubblico medio, che non ha "troppa conoscenza" della musica. Ha ragione il pubblico? Certamente si, sempre, ma non meravigliamoci se i riconoscimenti poi non rispettano i valori che noi attribuiamo alla nostra opera. (Passami questo termine altisonante, c'è anche "L'opera da quattro soldi" emo)


Mi scuso se l'ho fatta un po' lunga, ma certi temi hanno radici così profonde che è difficile sintetizzarli più di così senza rischiare di perdere i pezzi.
Mi fa piacere che, al di là delle diverse angolazioni, ci si ritrovi su punti essenziali. Ho voluto sottolineare certi aspetti perché, questi, non li ho mai visti affrontati da nessuno, eppure credo siano utili per provare a capire perché oggi il musicista sia così svalutato (sempre che lo si voglia davvero, s’intende).
emo